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Il mondo invaso dalle microplastiche. “Ormai le abbiamo anche nel cervello”

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Vent’anni fa il termine usato per la prima volta su Science. Dalle nuvole agli abissi si trovano dappertutto. Studi recenti indicano che sono pericolose per la salute. Ma non abbiamo idea di come difenderci
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Anche noi stiamo diventando di plastica. Più la gettiamo nell’ambiente, più lei rientra nel nostro corpo attraverso l’acqua, il cibo e perfino l’aria che respiriamo. I ricercatori dell’università del New Mexico hanno trovato particelle di questo materiale perfino nel cervello, dopo una serie di autopsie. Lo 0,5% del peso del nostro organo del pensiero è costituito da plastica, secondo lo studio non ancora pubblicato su una rivista scientifica ma diffuso sul sito dei National Institutes of Health americani.

Vuol dire che le nanoplastiche, frammenti dell’ordine di grandezza del nanometro (miliardesimo di metro), riescono a superare la barriera emato-encefalica: l’involucro che protegge il cervello dall’attacco di microbi o tossine, uno degli sbarramenti più efficaci mai creati dalla natura.

Nanoplastiche in ogni parte del corpo

La via di accesso è probabilmente il naso. Frammenti di plastica sono stati trovati anche lì, nelle cellule nervose che ci permettono di sentire gli odori. E non…

Anche noi stiamo diventando di plastica. Più la gettiamo nell’ambiente, più lei rientra nel nostro corpo attraverso l’acqua, il cibo e perfino l’aria che respiriamo. I ricercatori dell’università del New Mexico hanno trovato particelle di questo materiale perfino nel cervello, dopo una serie di autopsie. Lo 0,5% del peso del nostro organo del pensiero è costituito da plastica, secondo lo studio non ancora pubblicato su una rivista scientifica ma diffuso sul sito dei National Institutes of Health americani.

Vuol dire che le nanoplastiche, frammenti dell’ordine di grandezza del nanometro (miliardesimo di metro), riescono a superare la barriera emato-encefalica: l’involucro che protegge il cervello dall’attacco di microbi o tossine, uno degli sbarramenti più efficaci mai creati dalla natura.

Nanoplastiche in ogni parte del corpo

La via di accesso è probabilmente il naso. Frammenti di plastica sono stati trovati anche lì, nelle cellule nervose che ci permettono di sentire gli odori. E non c’è stato organo o quasi, negli ultimi due o tre anni, dove gli scienziati siano andati a cercare e non abbiano trovato minuscole scaglie di questo materiale. La plastica si è accumulata in gola, naso, polmoni, fegato, cuore, reni, vescica, intestino, e perfino testicoli, sperma e placenta. Ne sono state trovate tracce anche nel meconio, le prime feci del neonato.

Con la plastica aumentano infarti e ictus

Di plastica – per fortuna in piccola parte – sono fatti anche i nostri vasi sanguigni. Uno studio dell’Università Vanvitelli di Napoli e Caserta le ha trovate nelle placche che causano l’aterosclerosi delle arterie. Lo studio è stato pubblicato a marzo sul New England Journal of Medicine. “Erano inglobate nelle placche e ne causavano l’infiammazione” conferma Giuseppe Paolisso, che nell’ateneo campano insegna medicina interna e geriatria.

“Non capiamo come mai il 15% di infarti o ictus avvenga in persone senza fattori di rischio. Allora abbiamo pensato di esaminare i tessuti di 257 pazienti con aterosclerosi alle carotidi, le arterie del collo. Circa 150 avevano placche inquinate, gli altri no. Fra i primi il rischio di essere colpiti da ictus o infarto era 4,5 volte più alto rispetto ai secondi. In epidemiologia è un dato enorme. E se ci chiediamo perché le arterie di alcune persone siano contaminate e le altre no, ci bastano poche parole per rispondere: non ne abbiamo idea”.

Una rassegna dell’Università della Campania Vanvitelli sugli effetti delle microplastiche sulla salute verrà presentata a Verona il 4 ottobre al Planetary Health festival di Verona, insieme a Wwf e Comune di Verona.

Plastica, 57 milioni di tonnellate gettate ogni anno

La prima volta che abbiamo usato il termine microplastica - un frammento di plastica inferiore ai 5 millimetri – è stato esattamente vent’anni fa, in uno studio su Science che notava la presenza di minuscoli frammenti di nylon, polietilene e polistirolo lungo le coste inglesi.

Da allora il termine è stato usato in settemila studi scientifici. Le microplastiche sono state trovate negli organismi di 1.300 specie marine e terrestri, in Antartide e sull’Everest, nella fossa delle Marianne e nelle nuvole. Si diffondono ovunque a partire dai 57 milioni di tonnellate di plastica che gettiamo ogni anno, dagli pneumatici, dai vestiti sintetici, dagli involucri e dai barattoli, che vengono sfibrati in frammenti sempre più piccoli, pressoché indistruttibili, trasportati dai fiumi e dai venti in ogni angolo del pianeta. Inclusi l’acqua che beviamo e cibi che mangiamo.

Le malattie legate alle nanoplastiche

I settemila studi prodotti finora ci dicono che siamo di fronte a un rischio, ma non ci offrono indicazioni per difenderci. Un documento dell’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2019 sosteneva che le microplastiche si stanno accumulando nel nostro organismo attraverso acqua, cibo e respiro, ma senza evidenze di effetti nocivi per la salute.

“Le nuove ricerche sembrano smentire questa tesi” precisa Paolisso. “Le microplastiche possono legarsi a metalli pesanti, pesticidi, erbicidi o altri inquinanti. Una volta ingerite, arrivano nell’intestino. Una parte è espulsa con le feci, ma le particelle più piccole vengono assorbite accanto alle sostanze nutrienti, entrano nel circolo sanguigno e raggiungono gli altri organi. Qui, tra gli effetti che abbiamo osservato, c’è un’accelerazione dell’invecchiamento delle cellule e un aumento dell’infiammazione dei tessuti. L’infiammazione è una sorta di caldaia accesa che causa danni diversi a seconda dei tessuti. Nei vasi sanguigni può favorire l’aterosclerosi e quindi ictus e infarti, nel cervello la demenza e l’Alzheimer, in altri organi potrebbe essere legata all’insorgere di tumori”.

Dove si trovano le nanoplastiche

A mancare, prima di tutto, sono gli strumenti per individuare e contare le microplastiche all’interno del corpo. “Per il nostro studio abbiamo usato metodi molto sofisticati, che solo pochi laboratori hanno. Siamo molto lontani dal poter rendere questi esami una routine” ammette Paolisso. Col tempo abbiamo capito che l’acqua in bottiglia è più ricca di questi inquinanti rispetto a quella di rubinetto. Che i piatti pronti per il microonde contenuti nella plastica, o i cibi avvolti in questo materiale, potrebbero essere fonte di contaminazione.

La stima fatta qualche anno fa – ogni settimana ingeriamo l’equivalente in plastica di un carta di credito – si è rivelata per fortuna esagerata. Ma non è esagerato dire che per il momento navighiamo nella nebbia.

Il lavoro delle Nazioni Unite contro la plastica

“Personalmente – racconta Paolisso - cerco di bere acqua in bottiglie di vetro e latte in cartone. Evito di perdere il sonno per le microplastiche, ma mi rendo conto che qualcosa la scienza dovrebbe fare. La cosa più urgente è trovare un metodo per misurare la presenza di questi inquinanti nell’organismo e magari sperare che si arrivi alla scoperta di microplastiche biodegradabili che non si accumulano nel corpo”.

Nel frattempo le Nazioni Unite stanno negoziando un trattato internazionale che limiti la produzione di plastiche, incentivi formule chimiche più facilmente degradabili e introduca una qualche forma di obbligo per lo smaltimento. Siamo arrivati al quinto round di trattative, ma un accordo che sia davvero incisivo appare ancora lontano.

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