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Allarme per i ragazzini con i cappucci: “Imprevedibili, temiamo altri scontri”

(ansa)

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In prima fila nella guerriglia di sabato a Roma. Le informative della polizia: giovanissimi e violenti, sganciati dai centri sociali. Timori per la manifestazione del 19 ottobre
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ROMA — Non li hanno visti arrivare. Non li conosce la Polizia. Non li controllano gli organizzatori delle manifestazioni e nemmeno i gruppi antagonisti storici. Sono ragazzi giovanissimi. Hanno tra i 16 e i 21 anni. Si muovono senza alcun controllo, e non hanno alcuna paura a “menare” i celerini. All cops are bastards: Acab. Sono entrati in azione a Roma ma potrebbe accadere lo stesso nei giorni prossimi a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Bari e in tutte le città dove sono annunciati cortei a favore del popolo palestinese ma anche contro i decreti sicurezza. Potrebbero tornare in piazza a Roma, il 19 ottobre, nella grande manifestazione sindacale su «salario, salute, diritti e occupazione», sulla carta un palcoscenico ideale per chi ha interesse a creare tensione. Ma il punto non è per cosa si scende in piazza. Non è questione di diritti, libertà. Il solo obiettivo è lo scontro.

La miccia partita da tre gruppetti

Le prime informative di Polizia sulla guerriglia che si è scatenata do…

ROMA — Non li hanno visti arrivare. Non li conosce la Polizia. Non li controllano gli organizzatori delle manifestazioni e nemmeno i gruppi antagonisti storici. Sono ragazzi giovanissimi. Hanno tra i 16 e i 21 anni. Si muovono senza alcun controllo, e non hanno alcuna paura a “menare” i celerini. All cops are bastards: Acab. Sono entrati in azione a Roma ma potrebbe accadere lo stesso nei giorni prossimi a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Bari e in tutte le città dove sono annunciati cortei a favore del popolo palestinese ma anche contro i decreti sicurezza. Potrebbero tornare in piazza a Roma, il 19 ottobre, nella grande manifestazione sindacale su «salario, salute, diritti e occupazione», sulla carta un palcoscenico ideale per chi ha interesse a creare tensione. Ma il punto non è per cosa si scende in piazza. Non è questione di diritti, libertà. Il solo obiettivo è lo scontro.

La miccia partita da tre gruppetti

Le prime informative di Polizia sulla guerriglia che si è scatenata dopo la manifestazione di Roma pro Palestina di sabato pomeriggio mettono nero su bianco quello che era apparso chiaro, immediatamente, agli agenti sul campo: a fare da miccia sono stati gruppi di giovanissimi quasi completamente sconosciuti alle forze di Polizia. Ma anche a quei gruppi di antagonisti che davanti a una piazza blindata su ogni lato erano pronti a scontrarsi con le forze dell’ordine. Anche loro, sembrerebbe, sono stati presi in contropiede da quanto accaduto. Sono stati tre gruppetti di più giovani — tra cui probabilmente ci sono anche alcuni minorenni — a cercare i primi contatti con gli agenti mentre dal retro i rappresentanti dei gruppi organizzati discutevano con la Digos.

Giovanissimi senza preparazione

Sono stati “i ragazzini” a partire senza alcuna preparazione, giusto un cappuccio della tuta calato sulla testa e poco più mentre nelle retrovie un centinaio (per di più torinesi e milanesi) avevano negli zaini le maschere antigas da usare alla bisogna. «Non risulta alcun collegamento tra i gruppi, si sono conosciuti per strada, nulla era premeditato» spiega a Repubblica un alto dirigente della Prevenzione. Anche per questo la guerriglia è stata tutto sommato limitata. E le persone fermate dalla Polizia non sono esponenti di prim’ordine dei gruppi antagonisti. Anzi: sono ragazze e ragazzi tra i 21 e 24 anni, toscani e abruzzesi, arrivati a Roma per la manifestazione, alcuni di loro con piccoli precedenti di piazza ma niente di più. «I ragazzini e i militanti dei centri sociali si sono subito dispersi».

I timori per l’autunno

Il punto è che Roma viene considerata soltanto un passaggio in quella che può trasformarsi in una escalation di autunno. Episodi simili è possibile si ripetano anche nelle prossime manifestazioni con una grande difficoltà della Polizia di prevenzione: questi gruppi di ragazzini non hanno rappresentanti e non interessa loro averli. «Non sono interessati a manifestare ma soltanto a scontrarsi con chi si occupa dell’ordine pubblico: è una logica quasi più da stadio che da piazza» dicono gli analisti introducendo però un discorso che può essere molto pericoloso. Come hanno dimostrato i fatti di Pisa, del febbraio scorso, e ancora altre manifestazioni avvenute a Milano e a Torino, troppo spesso sono stati proprio gli studenti inermi a essere le vittime degli scontri con le forze dell’ordine: le immagini delle cariche in Toscana gridano ancora vendetta.

La ricerca del dialogo

Essere colti di sorpresa, evidentemente, non può essere un alibi per la violenza. Violenza, va detto, che però i vertici attuali delle forze di Polizia, così come la stragrande maggioranza dei sindacati interni, ha sempre stigmatizzato a differenza di quanto fatto da un pezzo di Governo che, anche dopo la vergogna di Pisa, ha trovato parole di giustificazione. Proprio per fare in modo che non accada ancora, è stata data un’indicazione a tutte le Digos di trattare con i manifestanti il più possibile, in tutti gli appuntamenti di questo “autunno caldo”, a partire dai cortei previsti questa settimana fino a quello del 19 in cui si chiederà una collaborazione fattiva «per isolare questi gruppi» anche ai servizi d’ordine dei sindacati. Potrebbe non bastare.

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