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Solo una babysitter su tre è in regola. “La spesa sennò sarebbe insostenibile per le famiglie, servono aiuti”

Lo studio di Nuova Collaborazione e Swg: “Ogni nucleo spende in media 300 euro al mese”
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Esperta, ma giovane. Professionale, ma senza alcun contratto. Il profilo della perfetta babysitter per le famiglie italiane è certamente piuttosto contraddittorio. E per molti – anzi, molte, visto che parliamo di un lavoro soprattutto femminile – la cura dei bambini in contesti domestici è ancora un lavoretto, spesso da portare avanti insieme ad altre attività.

Collaborazioni saltuarie e informali

Secondo un’indagine condotta su 711 famiglie da Nuova Collaborazione e SWG, solo il 36% delle famiglie mette in regola le persone che si occupano dei figli – ma molti sarebbero disposti a farlo se ci fossero agevolazioni da parte dello stato. Chi sceglie di affidarsi a delle babysitter, rileva ancora lo stesso studio, integra il servizio con l’aiuto di nonni e amici proprio per cercare di risparmiare. “Prendevo 300 euro al mese, tutto in nero”, racconta Sara, che per un anno ha fatto la babysitter per sostenersi gli studi universitari, “ho pensato di farmi mettere in regola, ma sarebbe stato…

Esperta, ma giovane. Professionale, ma senza alcun contratto. Il profilo della perfetta babysitter per le famiglie italiane è certamente piuttosto contraddittorio. E per molti – anzi, molte, visto che parliamo di un lavoro soprattutto femminile – la cura dei bambini in contesti domestici è ancora un lavoretto, spesso da portare avanti insieme ad altre attività.

Collaborazioni saltuarie e informali

Secondo un’indagine condotta su 711 famiglie da Nuova Collaborazione e SWG, solo il 36% delle famiglie mette in regola le persone che si occupano dei figli – ma molti sarebbero disposti a farlo se ci fossero agevolazioni da parte dello stato. Chi sceglie di affidarsi a delle babysitter, rileva ancora lo stesso studio, integra il servizio con l’aiuto di nonni e amici proprio per cercare di risparmiare. “Prendevo 300 euro al mese, tutto in nero”, racconta Sara, che per un anno ha fatto la babysitter per sostenersi gli studi universitari, “ho pensato di farmi mettere in regola, ma sarebbe stato insostenibile per la famiglia”. Lo stipendio mensile di Sara non si discosta molto dalla cifra che mediamente spendono le famiglie per questo servizio che come rileva lo studio varia tra i 250 e i 370 euro al mese. Impossibile quindi lavorare presso una sola famiglia. Questi soldi sarebbero troppo pochi per mantenersi. Ecco allora che si cerca di ampliare il giro a più realtà, anche perché la natura del lavoro è soprattutto saltuaria: qualche ora durante la settimana, per consentire a mamme e papà di fare commissioni o semplicemente poter andare al lavoro. Chi ha collaborazioni più continuative è più spesso in regola (il 63%), ma guadagna in media ogni ora 50 centesimi in meno rispetto alle colleghe in nero; le babysitter in regola prendono in media 9,71 euro all’ora, le altre 10,22, mostra ancora la ricerca. “Per così poco, c’erano troppe responsabilità”, osserva ancora Sara, “uno dei bambini aveva 3 anni e soffriva d’asma. Avevo sempre paura che potesse succedere qualcosa di grave”.

Farne una professione

Molte babysitter oggi lo sono quasi per caso, come Sara. Anche perché la maggior parte sono donne tra i 18 e i 34 (il 58%), spesso studentesse. Ha iniziato così anche Miriam, circa dieci anni fa. “I bambini mi sono sempre piaciuti. Abito in una zona turistica e d’estate molte famiglie hanno bisogno di un aiuto, perché i genitori lavorano come stagionali” e alternative come centri estivi o campeggi sono spesso molto dispendiose. “Ho iniziato con dei vicini di casa, avevo 17 anni. Pian piano ho allargato la mia rete, sempre nella mia zona, appendendo qualche cartello nei bar, nei negozi, in biblioteca. Ho seguito gli stessi bambini anche per più anni, da pochi mesi all’inizio della scuola elementare. Quella è la fascia per cui ricevo più richieste” continua Miriam. Nonostante online spopolino siti per la ricerca del lavoro in cui i profili delle famiglie vengono abbinati a quelli delle lavoratrici, il buon vecchio passaparola rimane uno degli strumenti più efficaci. “Ho sempre lavorato così, finché non ho deciso di fare un’esperienza all’estero, negli Stati Uniti. Lì mi sono affidata a un’agenzia per fare la ragazza alla pari”. Le altre volte, sempre in nero, sempre a chiamata, una manciata di ore qua e là fino a mettere in piedi una cifra sufficiente. “Vivo ancora con i miei genitori – sottolinea Miriam -, ma tutto il resto me lo pago io: benzina, uscite, acquisti, vacanze. E riesco anche a risparmiare qualcosina. Per riuscirsi però devo lavorare per tre famiglie alla volta”. E regolarizzare la collaborazione? “Al momento no. E’ un po’ complicato. Il lavoro cambia molto da periodo a periodo, a volte da giorno a giorno”.

La babysitter perfetta

La maggior parte della lavoratrici sono italiane, ma la tendenza è di apertura anche verso donne straniere e figure più anziane. Le famiglie desiderano persone dotate di creatività e che conoscano i principi del primo soccorso, seguono la capacità di cucinare e fare lavori domestici. “C’è ancora molta resistenza nel formalizzare i rapporti ma, al tempo stesso, i profili ricercati sono altamente specializzati, a dimostrazione di quanto il lavoro di cura necessiti di formazione mirata - commenta l’avvocato Filippo Breccia Fratadocchi, vicepresidente di Nuova Collaborazione -. A questo si aggiunge la mancanza di interventi di welfare strutturati e duraturi in favore delle famiglie”.

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