La chirurgia estetica viaggia sui social: carica di influencer che raccontano in diretta i ritocchini. Ma gli esperti avvertono: “Attenti ai rischi”
di Giulia D'AleoSui social i nasi brutti non esistono più. O meglio, se compaiono sono solo il “prima” di un video in cui il “dopo” è un naso generalmente piccolo e all’insù. Questo perché il racconto dei propri interventi di chirurgia o medicina estetica sui social è ormai sdoganato: su TikTok sono oltre 200mila i contenuti raccolti sotto l’hashtag “rhinoplasty”. “Vi porto con me a fare una rinoplastica in Turchia” esordisce una ragazza, “Un sogno che si avvera” dice un’altra, mostrando il naso incerottato a due giorni dall’operazione. E così, intrappolati da un algoritmo che premia uno standard di bellezza sempre più rigido, i giovanissimi riempiono le sale d’attesa dei chirurghi plastici, per rincorrere quei canoni da cui vengono quotidianamente bombardati.
La metà dellle richieste da giovanissime
Se l’Italia è il Paese con il maggior numero di procedure di medicina estetica in rapporto agli abitanti, fino al 45 per cento di chi vi …
Sui social i nasi brutti non esistono più. O meglio, se compaiono sono solo il “prima” di un video in cui il “dopo” è un naso generalmente piccolo e all’insù. Questo perché il racconto dei propri interventi di chirurgia o medicina estetica sui social è ormai sdoganato: su TikTok sono oltre 200mila i contenuti raccolti sotto l’hashtag “rhinoplasty”. “Vi porto con me a fare una rinoplastica in Turchia” esordisce una ragazza, “Un sogno che si avvera” dice un’altra, mostrando il naso incerottato a due giorni dall’operazione. E così, intrappolati da un algoritmo che premia uno standard di bellezza sempre più rigido, i giovanissimi riempiono le sale d’attesa dei chirurghi plastici, per rincorrere quei canoni da cui vengono quotidianamente bombardati.
La metà dellle richieste da giovanissime
Se l’Italia è il Paese con il maggior numero di procedure di medicina estetica in rapporto agli abitanti, fino al 45 per cento di chi vi ricorre ha tra i 19 e i 35 anni. “Ma a volte arrivano nel mio studio anche a quattordici anni. Sono i professionisti a dover mettere dei limiti a questa deriva”, sostiene il dottor Francesco D'Andrea, direttore del reparto di Chirurgia plastica dell'Università Federico II di Napoli ed ex presidente del Sicpre, società che riunisce l’80 per cento dei chirurghi italiani. Il 60 per cento delle sue clienti ha meno di 30 anni, ma “troppe di loro non hanno ragioni obiettive per chiedere dei correttivi chirurgici. Vogliono solo rispecchiare quello che vedono sui social: labbra e zigomi gonfi, nasi piccoli, seni abbondanti. Tutto fortemente estremizzato”.
In questa fascia d’età le insicurezze maggiori riguardano il seno e il naso, ma alcune tendenze periodiche possono dare una spinta anche ad altri tipi di interventi, come il filler alle labbra, il rimodellamento con infiltrazioni a base di acido ialuronico che negli ultimi anni è sempre tra le prime richieste. Ma se fino a poco tempo fa le clienti mostravano ai chirurghi le immagini di attrici e influencer a cui volevano assomigliare, adesso “in tante portano le proprie fotografie modificate con dei filtri, chiedendomi di replicare quei connotati impossibili”, riferisce D’Andrea.
Il business miliardario
Cambiare il proprio volto non è solo più desiderabile, ma appare anche più facile e meno esclusivo di quanto non fosse in passato. Soprattutto quando si parla di filler. Un naso armonico viene presentato come un traguardo veloce e indolore: in pochissimi secondi di video si vede una sala medica, un paio di punture ed ecco un profilo perfetto. E così il mercato internazionale della medicina estetica, valutato intorno a 13,9 miliardi di dollari nel 2022, potrebbe arrivare a 23,4 miliardi di dollari entro il 2027. “Ma anche una punturina non è priva di rischi – avverte il chirurgo –, perché viene fatta in zone in cui si trovano nervi, arterie, vene. Se ci si affida a persone poco preparate si rischia di rovinare il proprio aspetto o persino di perdere la vista”. Senza contare che il trattamento non è definitivo, ma serve ripeterlo ogni sei o sette mesi per mantenere il risultato, con un costo che va dai 300 agli 800 euro per ogni seduta. “Se si inizia a farlo quando si è molto giovani diventerà sempre più difficile apprezzare la propria immagine naturale. E il punto più dolente sono proprio tutti quei medici che usano i social per sponsorizzare i propri servizi e attirare gli adolescenti”, denuncia D’Andrea.
"Basta troppe punturine”
Anche se alcuni cercano di porre dei freni, i giovanissimi vengono così incoraggiati a rivolgersi a chi si promuove sulle piattaforme, rischiando di buttarsi nelle mani di abusivi della professione. “Bisogna stare attenti a non confondere la medicina seria da tutte quelle pratiche, in primis le troppe 'punturine', che vengono svolte ormai con disinvoltura da personale poco qualificato", aveva ricordato Chiara Botti, docente di chirurgia plastica, in occasione congresso internazionale Bbf 2024, in cui i partecipanti hanno lanciato un appello contro gli eccessi di una pratica spregiudicata che troppo spesso finisce per stravolgere i lineamenti del paziente. “Il 30 per cento della mia attività è rimediare ai danni compiuti da altri – conferma D’Andrea -. Questo è un settore in cui troppe persone si cimentano senza alcuna competenza pur di poter lucrare sugli altri. Le istituzioni dovrebbero mettere un freno a questa deregulation, ma anche ideare dei programmi di educazione alla salute nelle scuole, per sensibilizzare sui rischi di questi interventi e porre rimedio a una percezione della bellezza ormai stravolta dai social”.