Migranti, in Albania centri operativi dalla prossima settimana. Ma una sentenza della Corte di giustizia europea potrebbe bloccare tutto
a cura della redazione Cronaca nazionaleI centri in Albania sono pronti, o almeno pronti per quel che è sufficiente ad accogliere il primo gruppo di migranti soccorsi nel Mediterraneo da mezzi militari italiani e destinati, secondo le intenzioni del governo, a un rimpatrio rapido dopo aver atteso, da reclusi, la probabile bocciatura alla loro richiesta di asilo.Tutti gli attori protagonisti sono stati seppure informalmente allertati mercoledì pomeriggio: pronti a partire già la prossima settimana quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dovrebbero volare in Albania per tagliare il nastro all’hotspot di Shengjin e al centro di detenzione e Cpr di Gjader dando il benvenuto alla nave militare italiana che porterà il primo gruppo di migranti.
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I centri in Albania sono pronti, o almeno pronti per quel che è sufficiente ad accogliere il primo gruppo di migranti soccorsi nel Mediterraneo da mezzi militari italiani e destinati, secondo le intenzioni del governo, a un rimpatrio rapido dopo aver atteso, da reclusi, la probabile bocciatura alla loro richiesta di asilo.Tutti gli attori protagonisti sono stati seppure informalmente allertati mercoledì pomeriggio: pronti a partire già la prossima settimana quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dovrebbero volare in Albania per tagliare il nastro all’hotspot di Shengjin e al centro di detenzione e Cpr di Gjader dando il benvenuto alla nave militare italiana che porterà il primo gruppo di migranti.
Un'inaugurazione in pompa magna a coronamento di un’operazione mediatica e di facciata che potrebbe avere seri e immediati contraccolpi, fino a far rischiare al governo non solo lo stop istantaneo ma pure una denuncia per danno erariale. Perché, giuridicamente, il protocollo Albania è diventato inapplicabile dopo che, la scorsa settimana, una importante sentenza della Corte di giustizia europea ha di fatto demolito il presupposto su cui si basa: e cioè la definizione di Paese sicuro affibbiata al luogo di provenienza dei migranti a cui possono essere applicate le procedure accelerate di frontiera. Una sentenza a cui i giudici di tutta Europa e i governi degli Stati membri sono tenuti a conformarsi. Insistere in un’operazione senza fondamento giuridico che costerà alle casse dello Stato quasi un miliardo di euro in cinque anni potrebbe provocare l’intervento della Corte dei Conti.
La sentenza della Corte di giustizia europea
Ma ecco perché tutta l’operazione Albania è destinata a fallire dal primo minuto di gioco. I giudici del Lussemburgo hanno stabilito che per essere giudicato sicuro un Paese deve esserlo in ogni sua parte di territorio e per qualsiasi categoria di persone, senza alcuna eccezione. Il criterio con cui la Farnesina, a inizio d’anno, ha ritoccato la lista dei 22 Paesi prevede invece che “la designazione di un Paese di origine sicuro può essere fatta con l’eccezione di parti del territorio o di categorie di persone”. Illegittimo, dice ora la Corte di giustizia europea. E a scorrere la lista, praticamente nessuno dei Paesi da cui provengono migranti che attraversano il Mediterraneo avrebbe più i requisiti per essere ritenuto sicuro: non di certo la Tunisia, né l’Egitto e neanche il Bangladesh da cui quest’anno è arrivato il maggior numero di richiedenti asilo e che, nelle schede della Farnesina, sono indicati proprio come “Paesi sicuri ad eccezione di alcune parti di territorio e per alcune categorie di persone”. Di fatto, a ben guardare la lista, solo chi arriva da Capo Verde (e quest’anno si contano sulle dita di una mano) potrebbe essere soggetto alle procedure accelerate di frontiera.
L’inevitabile bocciatura dei giudici italiani
Se, nonostante il verdetto della Corte di giustizia europea, il governo italiano darà comunque il via al protocollo Albania è facile prevedere che i nodi verranno subito al pettine. E i primi migranti fermati e portati in Albania potrebbero essere rilasciati dopo 48 ore e riportati in Italia. La legge infatti prevede che i migranti soggetti alle procedure accelerate di frontiera (i soggetti non fragili e provenienti appunto dai Paesi sicuri) vengano rinchiusi nei centri con un provvedimento di fermo firmato dal questore di Roma e convalidato entro 48 ore dai giudici della sezioni immigrazione di Roma (individuata come foro competente). Se – come appare inevitabile – i giudici si conformeranno alla sentenza della Corte di giustizia europea, praticamente a nessuno dei migranti portati in Albania potranno essere applicate le procedure di frontiera. E dunque dovranno essere liberati e immediatamente riportati in Italia visto che il protocollo firmato da Giorgia Meloni ed Edi Rama prevede espressamente che nessun migrante potrà rimanere libero su territorio albanese. Se questo dovesse avvenire già con la prima nave di immigrati, i centri che il governo italiano ha realizzato sono destinati a rimanere vuoti. Uno smacco politico per il governo Meloni che si propone come capofila in Europa della strategia di esternalizzazione delle richieste di asilo ma anche il concreto rischio di un’indagine della Corte dei Conti.
Le regole di ingaggio e la nave hub a Lampedusa
Il Viminale, al momento, va dritto per la sua strada mettendo a punto nei dettagli le regole operative del protocollo. Eccole: dalla prossima settimana i mezzi della Guardia costiera italiana hanno ordine di portare su una nave della Marina che stazionerà nelle acque antistanti Lampedusa tutti i migranti soccorsi in acque internazionali ma in zona Sar italiana. Proprio sulla nave, che di fatto funzionerà come un hub, verrà fatto un primo screening per individuare le persone da portare in Albania. Verranno subito esclusi donne, minori, nuclei familiari, persone con evidenti fragilità ( compresi i segni di tortura subìti nei lager libici) che verranno fatti scendere a Lampedusa e da qui poi immessi nel normale circuito di accoglienza in attesa che la loro richiesta di asilo venga vagliata dalle commissioni territoriali. Gli uomini adulti di cui, già sulla nave, grazie alla presenza di mediatori culturali del ministero dell’Interno e della polizia, verrà accertata la provenienza da uno dei 22 Paesi sicuri della lista della Farnesina verranno invece trattenuti sulla nave che si muoverà alla volta dell’Albania non subito ma solo dopo che si sarà riempita di un numero ritenuto congruo di migranti. Una volta scesi all’hotspot di Shengjin verrà effettuato un secondo più approfondito screening di controllo. A monitorare sulle operazioni, in veste di osservatore terzo, almeno per i primi tre mesi ci sarà sia sulla nave che in Albania personale dell’Unhcr.