Femminicidio di Tatiana Tulissi, la lettera del compagno accusato: “Sono innocente, il mio processo è una persecuzione”
di Romina Marceca“So che sono innocente e considero una persecuzione quel che mi è accaduto e mi accade. E sono il primo che vorrebbe fosse fatta giustizia”. Chiude così Paolo Calligaris una sua lunga lettera a Repubblica. L’erede della dinastia di mobilieri friulani è sotto processo per il femminicidio della sua compagna Tatiana Tulissi, uccisa con tre colpi di calibro 38 nella sua villa di Manzano, in provincia di Udine, l’11 novembre del 2008.
Calligaris scrive a Repubblica dopo l’intervista che il nostro giornale ha fatto a Meri Conchione, la mamma di Tatiana Tulissi, che si è rivolta al presidente della Repubblica Mattarella per avere giustizia e ha indicato in Calligaris “l’unica persona imputata per omicidio”. Il processo, che sembra senza fine, è approdato per due volte in Cassazione con rinvio degli atti alla Corte d’Assise. A Venezia si dovrà decidere se confermare o meno la condanna per la seconda volta a 16 anni per Calligaris.
“So che sono innocente e considero una persecuzione quel che mi è accaduto e mi accade. E sono il primo che vorrebbe fosse fatta giustizia”. Chiude così Paolo Calligaris una sua lunga lettera a Repubblica. L’erede della dinastia di mobilieri friulani è sotto processo per il femminicidio della sua compagna Tatiana Tulissi, uccisa con tre colpi di calibro 38 nella sua villa di Manzano, in provincia di Udine, l’11 novembre del 2008.
Calligaris scrive a Repubblica dopo l’intervista che il nostro giornale ha fatto a Meri Conchione, la mamma di Tatiana Tulissi, che si è rivolta al presidente della Repubblica Mattarella per avere giustizia e ha indicato in Calligaris “l’unica persona imputata per omicidio”. Il processo, che sembra senza fine, è approdato per due volte in Cassazione con rinvio degli atti alla Corte d’Assise. A Venezia si dovrà decidere se confermare o meno la condanna per la seconda volta a 16 anni per Calligaris.
“Rispetto il dolore di una madre e la sua ansia di giustizia. Chi più di me vorrebbe conoscere la verità sulla morte di Tati e trovare il vero colpevole? Tati ed io ci amavamo. Non eravamo in crisi. Eravamo felici. Non abbiamo mai avuto un litigio neanche verbale”, scrive Paolo Calligaris. Spiega che Tatiana era serena e felice e così la ricorda, secondo il suo racconto, anche la sua collega di lavoro il giorno in cui è stata uccisa. Meri Conchione per la prima volta ha raccontato anche che la figlia si era allontanata da loro da quando stava con Calligaris. Ma l’imprenditore adesso scrive: “Eravamo molto legati alla sua famiglia. Non è vero che non volessi avere un figlio da Tati tanto che mi sono fatto un esame. Quale poteva essere il movente di questo tragico assassinio? Mi sono spaccato la testa per trovarlo”.
Durante le indagini è stato anche arrestato due anni fa un rapinatore. “Ho visto un po' di luce quando è stato arrestato, dopo un lungo periodo in carcere, un uomo, in una rapina nella quale aveva usato un bastone nella mano destra e una pistola nella mano sinistra”, scrive Paolo Calligaris. Era la stessa tecnica usata per una serie di rapine nelle ville della zona “simili alla nostra, che, lo voglio precisare, non ha mai avuto in funzione una telecamera di sorveglianza attiva”. Poi aggiunge anche che “la testimonianza della mia vicina non potesse riguardare per nulla i colpi di pistola”. Invece per la parte civile quella testimonianza è attendibile.
“Falsificazioni della realtà”, scrive Calligaris, sono state utilizzate per la sua condanna a 16 anni e per questo lui attende le motivazioni dell’annullamento da parte della Cassazione. “Quella tragica sera – ricostruisce infine Calligaris – io ero tornato dal lavoro e ho trovato Tati esanime, ho cercato di soccorrerla come potevo, ma invano. Da innocente ho sempre collaborato con gli inquirenti, pensando che questi effettivamente volessero trovare il colpevole”.