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“Mi dicevano che non avrei finito le medie, oggi sono laureato”. Il libro di Tommaso Fanucci, giovane disabile: “Basta pietismo, vi spiego dove sbaglia la scuola”

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“Scomodo – Il mio percorso a ostacoli” è una guida per docenti e studenti. A chi ha un problema come il mio vorrei dire: non lasciatevi scoraggiare”
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Legate al mondo della disabilità ci sono migliaia di storie. Commoventi, incoraggianti, strazianti, storie di vite al limite che parlano una lingua alla quale noi non siamo più abituati, quella di chi affronta ogni giornata come un'opportunità, perché il destino è avaro e ogni attimo conta. Spesso, però, questi percorsi vengono romanzati e ammantati di quello che in gergo si chiama abilismo, parola che non a caso fa rima con pietismo. Da qui la retorica dell'eroe, del lottatore, del diverso che ce l'ha fatta.

Tommaso Fanucci, ventisettenne di Montecatini Terme, tetraplegico a causa di una sofferenza al parto, ha scritto un libro che già dal titolo si pone in controtendenza: “Scomodo - il mio percorso a ostacoli”. Edito da Felici Editore, questo romanzo è diverso da tutto ciò che finora è stato pubblicato sull'argomento, perlomeno in Italia, perché non racconta la storia di un eroe ma di un ragazzo normale, che ha sempre lottato non per vincere, ma per essere trattato come tutti gli al…

Legate al mondo della disabilità ci sono migliaia di storie. Commoventi, incoraggianti, strazianti, storie di vite al limite che parlano una lingua alla quale noi non siamo più abituati, quella di chi affronta ogni giornata come un'opportunità, perché il destino è avaro e ogni attimo conta. Spesso, però, questi percorsi vengono romanzati e ammantati di quello che in gergo si chiama abilismo, parola che non a caso fa rima con pietismo. Da qui la retorica dell'eroe, del lottatore, del diverso che ce l'ha fatta.

Tommaso Fanucci, ventisettenne di Montecatini Terme, tetraplegico a causa di una sofferenza al parto, ha scritto un libro che già dal titolo si pone in controtendenza: “Scomodo - il mio percorso a ostacoli”. Edito da Felici Editore, questo romanzo è diverso da tutto ciò che finora è stato pubblicato sull'argomento, perlomeno in Italia, perché non racconta la storia di un eroe ma di un ragazzo normale, che ha sempre lottato non per vincere, ma per essere trattato come tutti gli altri. Impresa questa che non gli è riuscita, o meglio che non è riuscita a chi gli stava intorno, soprattutto tra le mura scolastiche.

Il libro di Tommaso è una guida per insegnanti e studenti e mette il lettore di fronte alle sue paure, ai suoi momenti di imbarazzo, quelli in cui tutti almeno una volta siamo incappati trovandoci di fronte o accanto una persona in sedia a rotelle che parla più lentamente di noi. A dispetto del titolo, “Scomodo” non tratta infatti di barriere architettoniche. “Da quel punto di vista la mia vita non ha avuto grossi problemi, se non per il fatto che Pisa è una città antica e molti edifici non sono attrezzati”.

Queste 120 pagine scoprono il nervo della nostra incapacità di dialogare e vedere l'altro, una incapacità che nella vita di Tommaso si è manifestata nell'ambiente più insospettabile e protetto, quello della scuola e dell'università. “Ho sofferto molto di solitudine, a scuola spesso mi lasciavano fuori dalla classe, e questo si è verificato soprattutto alle elementari e alle superiori. Ricordo che alla fine delle elementari le maestre scoraggiarono i miei genitori dicendogli che non sarei stato in grado di affrontare la scuola media e alla fine delle superiori i professori dissero che non sarei riuscito a fare l'università”.

Tommaso si è laureato il 3 febbraio del 2020 in Discipline dello spettacolo e della comunicazione a Pisa di fronte a 150 persone tra amici e parenti: una bella rivincita. Ed è proprio all'indomani della laurea che ha deciso di scrivere un libro sulla sua vita, dedicato a tutte le persone che non lo hanno capito e valorizzato.

“Agli insegnanti vorrei dire di coinvolgere chi ha una situazione come la mia, e di rimproverare il più possibile i compagni che prendono in giro, mortificano o hanno comportamenti pietistici. Spesso la persona disabile non riesce a reagire, ma questo non significa che non abbia sentimenti e dignità. Per anni mi sono sentito trattato come una marionetta, ed è questa la cosa che mi ha ferito di più”.

Il libro di Tommaso è stato una scoperta anche per i suoi genitori, che lo hanno letto pochi giorni fa, subito dopo la pubblicazione. Per scriverlo ci sono voluti quattro anni, durante i quali lui ha anche pubblicato 140 articoli per Toscana Oggi, gettando le fondamenta per un futuro da giornalista. “Ho avuto insegnanti che suggerivano ai miei di farmi fare il centralinista e non farmi proseguire gli studi, ma io voglio diventare giornalista e scrittore”. Un sogno importante, ma intanto, come ricorda suo padre, “uno ci prova”.

Il papà di Tommaso insegna Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni all'università e la madre Inglese al liceo. Da figlio unico ha potuto contare a pieno sull'amore e la collaborazione di due persone che gli hanno dato fiducia, quella che la scuola non è riuscita a infondergli. Ma malgrado tutto nelle sue parole non c'è rancore, solo voglia di far capire e comunicare. Il suo approccio alla vita è aperto e possibilista, al punto che, proprio grazie alla collaborazione del padre, con altri ragazzi disabili è riuscito più volte a salire in vetta alle Apuane, grazie a una portantina chiamata joelette, capace di trasportare pesi eccezionali in sicurezza.

Un'altra dimostrazione di normalità, senza per questo rinnegare la propria condizione o nasconderla. Tommaso è molto sincero quando parla di sé e non nasconde di aver sofferto di depressione, soprattutto durante il periodo del Covid, caratterizzato da una intensa solitudine e gravi problemi di salute - un blocco intestinale prima e un'appendicite poi - che sulla sua già fragile condizione si sono abbattuti come un uragano. Oggi l’autore vive una vita serena, con pochi amici ma buoni, e si rammarica solo di avere con le donne un rapporto rarefatto. “Non si avvicinano mai troppo, è come se avessero paura”, racconta.

La paura, ancora una volta è lei la protagonista di questa storia, una storia scomoda soprattutto per la nostra coscienza, abituata a una quotidianità fatta di immediatezza e soluzioni facili. Un libro scomodo, che in questa scomodità ci costringe a trovare la nostra collocazione: al fianco di chi ha una disabilità, da pari a pari, o su un altro piano, continuando a trattare queste persone come fossero alieni.

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