Migranti, operativi da oggi i centri in Albania. L’ambasciatore: “Pronti ad accogliere il primo gruppo”
a cura della redazione Cronaca nazionaleDopo rinvii, ritardi e criticità che hanno fatto slittare di settimana in settimana l’apertura inizialmente prevista per i primi di agosto, sono da oggi operativi i due centri di accoglienza per migranti in Albania voluti dal governo Meloni. L’annuncio ufficiale è stato fatto dall’ambasciatore d’Italia a Tirana, Fabrizio Bucci. “Siamo pronti ad accogliere i primi che arriveranno”, ha detto nel corso di un sopralluogo nel centro di Shengyin.
La struttura
Sulla carta, è il centro di prima accoglienza, in cui i naufraghi soccorsi vengono identificati, visitati dal personale sanitario e rifocillati. In teoria, dopo ci dovrebbe essere il trasferimento a Gyader. Il campo è diviso in t…
Dopo rinvii, ritardi e criticità che hanno fatto slittare di settimana in settimana l’apertura inizialmente prevista per i primi di agosto, sono da oggi operativi i due centri di accoglienza per migranti in Albania voluti dal governo Meloni. L’annuncio ufficiale è stato fatto dall’ambasciatore d’Italia a Tirana, Fabrizio Bucci. “Siamo pronti ad accogliere i primi che arriveranno”, ha detto nel corso di un sopralluogo nel centro di Shengyin.
La struttura
Sulla carta, è il centro di prima accoglienza, in cui i naufraghi soccorsi vengono identificati, visitati dal personale sanitario e rifocillati. In teoria, dopo ci dovrebbe essere il trasferimento a Gyader. Il campo è diviso in tre sezioni: una destinata ad ospitare chi abbia fatto domanda di asilo ed è in attesa di risposta, la seconda è destinata al rimpatrio, la terza è un penitenziario, nel quale dovrebbe essere rinchiuso chi compie reati all'interno del campo.
La sentenza
In realtà, tutta l’operazione tanto voluta dal governo Meloni potrebbe fermarsi alla fase degli annunci. La Corte di giustizia europea non più tardi di una settimana fa ha stabilito che, contrariamente a quanto stabilito dal governo Meloni, un Paese può essere definito sicuro solo se lo è in ogni sua parte e per qualsiasi categoria di persone. Traduzione, non lo sono né la Tunisia, né la Nigeria, né il Bangladesh o l’Egitto, dunque nessuno che da lì arrivi può essere sottoposto alle procedure accelerate di frontiera.
Alla sentenza, i giudici di tutta Europa e i governi degli Stati membri sono tenuti a conformarsi, ma non è escluso che l’esecutivo decida di insistere nell’operazione. Il rischio? L’intervento della Corte dei Conti per un’operazione che ha costi stimati di un miliardo di euro in cinque anni.