Università, gli enti pubblici disertano il bando Pnrr sugli studentati. La ministra: “Riduciamo i vincoli”
di Corrado ZuninoROMA – A sei mesi dall’apertura del bando Pnrr per portare operatori pubblici e privati a gestire studentati per universitari, le cose non vanno molto bene. Gli uffici del ministero per l’Università e la Ricerca hanno reso pubblico un rapporto che illustra come ci siano 110 candidature private per un totale di 17.000 posti letto e solo 4 candidature pubbliche, per 210.
Dei 17.000 posti indicati, la commissione ministeriale ne ha rigettati 7.500: non possedevano gli standard richiesti. Per 6.300 posti è in corso una valutazione e solo 3.368 (43 singoli interventi) sono stati fin qui ammessi.
A fronte dei 40.000 posti letto esistenti al momento della stesura del Pnrr nazionale, il grande bando aperto lo scorso 27 marzo au…
ROMA – A sei mesi dall’apertura del bando Pnrr per portare operatori pubblici e privati a gestire studentati per universitari, le cose non vanno molto bene. Gli uffici del ministero per l’Università e la Ricerca hanno reso pubblico un rapporto che illustra come ci siano 110 candidature private per un totale di 17.000 posti letto e solo 4 candidature pubbliche, per 210.
Dei 17.000 posti indicati, la commissione ministeriale ne ha rigettati 7.500: non possedevano gli standard richiesti. Per 6.300 posti è in corso una valutazione e solo 3.368 (43 singoli interventi) sono stati fin qui ammessi.
A fronte dei 40.000 posti letto esistenti al momento della stesura del Pnrr nazionale, il grande bando aperto lo scorso 27 marzo aumenterebbe solo dell’8,4 per cento la disponibilità per gli studenti alla ricerca di una foresteria a costo calmierato. La ministra Anna Maria Bernini parla di diecimila nuovi letti a disposizione, ma, abbiamo visto, su 6.300 è in corso una ricognizione.
Le stesse università, i comuni e gli enti di gestione del diritto allo studio hanno scelto di non gestire direttamente il nuovo housing universitario (un per cento delle candidature generali), preferendo impegnarsi sulla vera e propria costruzione di nuove strutture. In questo vuoto pubblico, è emersa una nuova figura per la gestione delle residenze universitarie: sono i piccoli imprenditori, fin qui lontano da questo “affare”. E’ una buona notizia, ma i 110 player di dimensioni ridotte hanno offerto, in media, 78 posti letto ciascuno. Per portare a termine il piano previsto dal Pnrr – 60.000 posti letto, il 50 per cento in più degli attuali – serve l’ingresso di realtà più grandi.
Atenei e comuni preferiscono costruire
I grandi istituti pubblici, dicevamo, hanno preferito rivolgersi al bando del 2021 (338 candidature per 9.000 posti letto) che prevede la costruzione di nuove strutture per studenti. Il problema è che i posti basati sui finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza – 3.368 fin qui, abbiamo visto - saranno disponibili da metà 2026, quelli del bando 2021 (appunto, le nuove costruzioni) non prima di dieci anni.
I grandi gestori nazionali, pubblici e privati, infine, hanno valutato non conveniente il bando Mur preferendo occuparsi delle stanze a libero mercato da affittare agli studenti più facoltosi. Il costo di un posto in singola a Milano, per esempio, è di 1.600 euro al mese. “I proprietari si stanno opponendo alle candidature degli immobili al bando pubblico”, si legge nella nota del ministero.
Per recuperare questa situazione di difficoltà, il ministero dell’Università e della Ricerca ha indicato a quello delle Finanze quattro correttivi da portare sullo stesso avviso: togliere il vincolo, 70-30, tra i posti doppi e quelli singoli; non obbligare il futuro gestore a presentare il 30 aprile 2026 il posto letto fisico, ma accontentarsi dell’avvio dei lavori; ancora, prevedere un contributo forfettario pubblico per le eventuali bonifiche ambientali necessarie e, a chiudere, anticipare una quota del contributo di Stato. Tutte e quattro le indicazioni, si vede, sono favorevoli ai grandi gestori.
"Dobbiamo arrivare a 60.000 posti letto”
La ministra Anna Maria Bernini ha resistito alle pressioni del ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, che, in questa fase di nuova trattativa con la Commissione europea per l’utilizzo dell’ultima tranche di fondi Pnrr, ha chiesto di stornare fondi dall’housing universitario per spostarli su altre partite. Bernini, per ora, ha resistito.
"Abbiamo nominato un commissario straordinario per l'housing universitario, l’ingegnere Manuela Manenti”, ha detto la ministra. “Questo è un tema cruciale, anche etico e sociale. Il target è di 60.000 posti letto e siamo riusciti, interloquendo con l'Unione europea, ad aumentare i finanziamenti a 1,2 miliardi di euro. La partecipazione dei privati è stata decisiva, ma devono entrare anche i soggetti pubblici. Il ministero per tre mesi ha sensibilizzato soggetti pubblici e privati per rendere noto il bando e illustrare i vantaggi economici e sociali: spiace dover constatare che la risposta da parte del settore pubblico è stata pari a poco più dell'un per cento. Servono alloggi e case ai nostri studenti, non hotel a 5 stelle. Chiediamo a università e comuni di essere con noi".
"Il sistema è in salute”
La ministra è tornata sul taglio al Fondo di finanziamento ordinario e ha detto, rispondendo in Commissione cultura all’interrogazione parlamentare di Irene Manzi (Pd): "L’Ffo non è l'unica fonte di sostegno per i nostri atenei. Negli ultimi anni siamo passati da 7,5 miliardi a oltre 9 miliardi. A partire da quest'anno, e per i prossimi due, in Legge di bilancio stabilizzeremo il fondo a quest’ultima cifra. Per l'anno in corso il fondo non beneficia del contributo straordinario ricevuto nel 2023 e legato al Pnrr e torna ai valori standard con un aumento della quota che è comunque superiore al 2022. E’ totalmente falso affermare che ci sia stato un taglio da 513 milioni di euro: si tratta di 173 milioni in meno che corrispondono al mancato contributo straordinario ricevuto nel 2023, e non nel 2024, di cui 121 milioni sono stati già anticipati l'anno scorso. Questi sono i dati reali". La Conferenza dei rettori, tuttavia, parla di un taglio di almeno 800 milioni di euro.
La ministra Bernini ha chiuso: "I nostri atenei non sono in condizioni di difficoltà economica, lo certificano i loro stessi bilanci, tutti in attivo: in totale ammontano a un miliardo. Accade questo perché negli ultimi anni hanno avuto la possibilità di accedere a un ventaglio mai così vario e vasto di risorse. Ricordo i quasi 11 miliardi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Piano nazionale per gli investimenti complementari".
Udu: “Il Piano è fallito”
Gli studenti dell’Unione degli universitari scrivono: "La ministra ha ammesso che l'obiettivo dei nuovi 60.000 posti letto è ancora lontano dall'essere raggiunto.Come Unione degli universitari avevamo già denunciato che questa gestione dei fondi Pnrr sarebbe stata fallimentare, una misura che doveva guardare al pubblico e ai bisogni degli studenti e delle studentesse rischiava di essere solo una misura spot per riempire le casse dei privati”. Alessandro Bruscella, coordinatore dell’Udu, sostiene: “L'Italia rischia di perdere 1,2 miliardi di euro. Il motivo per cui i soggetti pubblici non stanno partecipando alla chiamata del ministero è semplice: i fondi non sono sufficienti per la copertura totale dei costi, per cui non possono permetterselo. Rispetto al costo medio dei posti, il governo mette 20.000 euro a letto, gli altri 70.000 euro necessari per coprire la spesa resterebbero così a carico degli atenei. Il risultato è evidente: il 99 per cento delle richieste pervenute sono di privati, perché università e comuni non sono stati messi nelle condizioni di poter partecipare. La ministra Bernini non può incolpare università e comuni se il Ministero in primis ha previsto criteri che hanno scelto nei fatti di guardare solo ai privati”.