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Migranti, aprono i centri in Albania. Piantedosi: “Primi ingressi già la prossima settimana”. Schlein: “800 milioni sprecati”

Il ministro Matteo Piantedosi (ansa)

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Il ministro dell’Interno alla festa de Il Foglio: “Sono analoghi a quelli fatti sul territorio nazionale, sono di trattenimento leggero. Non c'è filo spinato, c'è assistenza”. Come anticipato da Repubblica l’operazione rischia però di fallire subito
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Li avevano annunciati per l’inizio dell’estate, poi per agosto, con taglio di nastro in seguito rinviato di settimana in settimana. Colpa del terreno friabile, si è detto, poi delle piogge inattese. E se n’è andato anche settembre. Alla fine, l’avvio delle attività dei due centri in Albania è fissato per la prossima settimana. «Siamo pronti a partire», annuncia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Che però mette subito le mani avanti: «Tutto dipende dall’attività dei trafficanti». Realisticamente, sostiene, nei prossimi giorni il primo gruppo di naufraghi potrebbe arrivare all’hotspot messo in piedi al porto di Schengjin, per poi essere trasferito a Gjader, il centro di accoglienza ricostruito sulle macerie di un’ex base dell’Aeronautica.

Il condizionale è d’obbligo. E non solo per il meteo che potrebbero scoraggiare la traversate. La sentenza della Corte di giustizia europea sui criteri da seguire per qualificare un Paese come sicuro obbliga anche l’Italia ad accorciare — e di…

Li avevano annunciati per l’inizio dell’estate, poi per agosto, con taglio di nastro in seguito rinviato di settimana in settimana. Colpa del terreno friabile, si è detto, poi delle piogge inattese. E se n’è andato anche settembre. Alla fine, l’avvio delle attività dei due centri in Albania è fissato per la prossima settimana. «Siamo pronti a partire», annuncia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Che però mette subito le mani avanti: «Tutto dipende dall’attività dei trafficanti». Realisticamente, sostiene, nei prossimi giorni il primo gruppo di naufraghi potrebbe arrivare all’hotspot messo in piedi al porto di Schengjin, per poi essere trasferito a Gjader, il centro di accoglienza ricostruito sulle macerie di un’ex base dell’Aeronautica.

Il condizionale è d’obbligo. E non solo per il meteo che potrebbero scoraggiare la traversate. La sentenza della Corte di giustizia europea sui criteri da seguire per qualificare un Paese come sicuro obbliga anche l’Italia ad accorciare — e di parecchio — la sua lista. Traduzione: la potenziale platea di migranti destinati ai centri albanesi si riduce e l’intera operazione potrebbe rivelarsi un clamoroso flop. Motivo sufficiente perché più di qualcuno abbia consigliato prudenza alla premier, che però sulla sua «soluzione innovativa in tema di governo dei flussi migratori», così l’ha definita, tira dritto.

Ma non ci saranno tagli di nastro. «Saranno uguali a quelli italiani. Mi recherò in futuro a vedere come vanno le cose», spiega Piantedosi alla festa del Foglio a Firenze. Insomma, né lui, né altri ci mettono la faccia, quanto meno per il momento. «Se ne vergognano pure loro, è la Guantanamo italiana», scrive sui suoi canali social il segretario di +Europa, Riccardo Magi, che annuncia un esposto alla Corte dei Conti sui 60 milioni di appalti senza gara che, stando al quotidiano Domani, sarebbero serviti per tirare su i due centri. «C’è una totale mancanza di trasparenza», denuncia la segretaria del Pd, Elly Schlein, anche lei da Firenze. «Ci sono 800 milioni complessivi che avremmo potuto mettere sulla sanità. Noi — sottolinea — siamo totalmente contrari a questa violazione dei diritti fondamentali di chi chiede asilo, che è anche un enorme spreco di soldi dei contribuenti italiani». E adesso il Pd i conti li vuole vedere. Li chiede formalmente con due interrogazioni identiche alla Camera e al Senato che pongono una questione precisa e puntuale: «Qual è stato l’importo speso fino ad oggi per la realizzazione dei centri in Albania? E chi ha operato?». E se il leader dei Verdi Angelo Bonelli pretende la lista delle ditte anche «per capire se ci siano stati condizionamenti da parte della politica albanese», il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni vuole sapere «perché questi soldi non sono stati usati per rendere più efficiente la sanità o per il sistema dell’accoglienza?».

La risposta per l’ex presidente della Camera Laura Boldrini è semplice: «è pura propaganda. Il governo aveva promesso porti chiusi, blocchi navali, respingimenti ed espulsioni di massa, ma siccome esiste ancora lo Stato di diritto, queste misure scellerate e sconsiderate, figlie di una visione arbitraria del potere, sono tutte rimaste al palo. I centri in Albania servono a far dimenticare questo fallimento».

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L’annuncio dell’imminente apertura dei centri in Albania preoccupa anche le ong. Sulla carta, le navi civili non dovrebbero essere coinvolte, ma non si può escludere — ed è questo il timore — che arrivi l’ordine di trasbordare i naufraghi “non vulnerabili” sulle motovedette della Guardia Costiera. «Non faremo sbarchi selettivi e non agiremo in contrasto con le norme internazionali», dice Valeria Taurino di Sos Méditerranée. «Continueremo a non renderci complici di respingimenti e deportazioni», annuncia Giorgia Linardi di Sea Watch. La prima delle navi a cui potrebbe capitare è Mare Jonio di Mediterranea: è l’unica di tutta la flotta civile a battere bandiera italiana, è attualmente in missione ed è indisponibile. «A ordini di questo genere disobbediremo sempre», anticipa Luca Casarini. La sfida sul Mediterraneo è aperta.

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