Mediterranea: “Il soccorso finisce con i migranti in un porto sicuro, i centri in Albania non lo sono. Il governo Meloni si muove come un ladro di notte”
di Alessia Candito“Il comandante di una nave è responsabile delle vite delle persone che soccorre, deve vigilare sul rispetto dei loro diritti, altrimenti è penalmente responsabile. Noi di questo dovremo tenere conto”. Fondatore di Mediterranea, Luca Casarini risponde mentre la Mare Jonio è di nuovo in missione. Unica nave della flotta civile che batte bandiera italiana, è la prima che potenzialmente potrebbe ricevere l’ordine di trasbordare sulle motovedette della Guardia costiera i naufraghi soccorsi, destinati poi ai nuovi centri in Albania. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, che fa venire meno il presupposto legale del “Paese sicuro”, dunque riduce di parecchio la platea dei naufraghi che potrebbero esservi destinati, l’operazione albanese potrebbe rivelarsi un clamoroso flop, ma il governo potrebbe decidere di tirare dritto. E nel mondo della flotta civile ci si prepara. “In passato c’è stata grande collaborazione con le unità istituzionali di soccorso della Guardia costiera – dice…
“Il comandante di una nave è responsabile delle vite delle persone che soccorre, deve vigilare sul rispetto dei loro diritti, altrimenti è penalmente responsabile. Noi di questo dovremo tenere conto”. Fondatore di Mediterranea, Luca Casarini risponde mentre la Mare Jonio è di nuovo in missione. Unica nave della flotta civile che batte bandiera italiana, è la prima che potenzialmente potrebbe ricevere l’ordine di trasbordare sulle motovedette della Guardia costiera i naufraghi soccorsi, destinati poi ai nuovi centri in Albania. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, che fa venire meno il presupposto legale del “Paese sicuro”, dunque riduce di parecchio la platea dei naufraghi che potrebbero esservi destinati, l’operazione albanese potrebbe rivelarsi un clamoroso flop, ma il governo potrebbe decidere di tirare dritto. E nel mondo della flotta civile ci si prepara. “In passato c’è stata grande collaborazione con le unità istituzionali di soccorso della Guardia costiera – dice Casarini – Adesso chiaramente le cose cambiano: il comandante avrà l’obbligo di chiedere la destinazione dei naufraghi e in caso rifiutarsi di fare il trasbordo”.
Su quale base può disobbedire a un ordine?
“La convenzione di Amburgo è molto chiara su questo: il soccorso finisce quando un naufrago arriva in un “place of safety”, un porto sicuro in cui i suoi diritti vengono rispettati. Sembra evidente che le nuove strutture in Albania non lo siano”.
Dunque, nel caso in cui arrivasse l’ordine di trasbordare un gruppo di naufraghi, cosa farete?
“Noi chiederemo un pos, un place of safety, come abbiamo sempre fatto. Nel momento in cui si soccorrono delle persone, la cura dei loro diritti è obbligo previsto da leggi e convenzioni internazionali. O ci sono garanzie precise – ed è evidente che non ci sono – o non potremo far altro che pretendere di accompagnarle noi al pos più vicino. Si è creata una situazione paradossale: l’Italia è un porto sicuro, le acque internazionali della Sar italiana, la zona di ricerca e soccorso di competenza italiana, no. Noi ci limitiamo a comportarci di conseguenza”
In che misura?
“Se un naufrago viene portato in Italia ha la garanzia, almeno sulla carta, che i suoi diritti vengano rispettati. Se viene soccorso dalla Guardia costiera nelle acque internazionali della Sar italiana no, perché rischia di essere deportato in un Paese in cui non ha mai avuto intenzione di andare, in una situazione di privazione della libertà”
Siete preparati ad affrontare una situazione di questo genere?
“Assolutamente sì, sia dal punto di vista legale, sia dal punto di vista della scelta. Con questa infrastruttura di decreti – il salvataggio unico, i porti lontani, adesso i centri in Albania – il governo sta cercando di aggirare la convenzione di Amburgo, ma è illegale perché è norma di rango costituzionale, gerarchicamente superiore alle leggi ordinarie. Noi continueremo a seguire quello che dice la Costituzione”.
Anche a rischio di nuove sanzioni amministrative o procedimenti penali?
“Non sarebbe la prima volta. Il governo si muove come un ladro nella notte, con questi decreti pensano di poter smantellare la legge del mare, ma poi contano i fatti e la sostanza, la carne viva del diritto. Noi abbiamo sempre rispettato le norme internazionali e la nostra Costituzione. Del resto, è il nostro Stato di bandiera. Il nostro obiettivo è sempre stato rappresentare l’Italia come il Paese che salva vite e non quello che fa morire la gente. Da gennaio a oggi, ci sono stati 1.400 morti, il 20 per cento sono bambini, report Onu certificano l’aumento delle deportazioni, che al ministro Piantedosi è già costato una denuncia: il risultato che il governo Meloni può rivendicare è solo questo”.