In cielo c’è un razzo da 200 tonnellate che precipita da 70 chilometri di altezza a 2mila chilometri orari. A pochi secondi da terra accende i motori, si dispone in verticale e viene abbracciato, si direbbe con dolcezza, dalla rampa di lancio dalla quale era partito 7 minuti prima. Due bracci meccanici lo cingono, mantenendolo sollevato da terra e facendolo oscillare leggermente. La fiamma dei motori si spegne.
Sembra il film di un lancio visto al contrario. È invece l’ultimo traguardo di ingegneria di SpaceX, azienda di Elon Musk. Per rendere i voli spaziali più economici e frequenti – è il suo pensiero – bisogna riutilizzare i razzi, anziché lasciare che vadano distrutti a ogni lancio. L’obiettivo del rientro controllato era già stato raggiunto 9 anni fa con Falcon 9, un lanciatore più piccolo, alto 50 metri. Ieri SpaceX ci è riuscita col razzo più grande e potente mai costruito: Super Heavy, alto 71 metri, 120 quando è unito alla navicella spaziale Starship, disegnato per portare l’uomo su Luna e Marte.
Ieri Super Heavy e Starship sono partite dalla base Boca Chica di SpaceX, in Texas. A 70 chilometri di altitudine razzo e navicella si sono separati. Il primo è tornato diligentemente alla rampa di lancio. La seconda ha raggiunto l’Oceano Indiano, tuffandosi con precisione nel punto prefissato. «Magia» definisce la missione il portavoce di SpaceX. «Un grande passo verso la realizzazione della vita multiplanetaria» ha aggiunto Musk con la sua proverbiale sobrietà, immaginando una colonia umana su Marte dietro l’angolo.
Più prosaicamente, SpaceX sta sbancando il settore dello spazio. Nel 2023 l’80% delle missioni portava il suo logo. La Nasa ha finanziato Starship e Super Heavy (la prima è la navicella per gli astronauti, il secondo il lanciatore) con 4 miliardi di dollari per riportare l’uomo sulla Luna entro la fine del decennio. Falcon 9 ha già coronato 300 lanci con il ritorno del razzo, pemettendosi una media di 10 missioni al mese (erano 10 all’anno in precedenza).
A questo ritmo SpaceX completerà in tempi rapidi la costellazione di satelliti Starlink che collega a internet ogni punto della Terra. E guai a chi mette i bastoni tra le ruote a Musk. Un lancio di prova di Starship l’anno scorso aveva contaminato la riserva naturale attorno a Boca Chica. Frammenti metallici, ghiaia e fango scagliati da Super Heavy avevano distrutto nidi e uova degli uccelli migratori. Le agenzie federali per l’ambiente e l’aviazione avevano temporaneamente sospeso i permessi di lancio. «Per rimediare rinuncerò a una settimana di omelette» aveva risposto sprezzante Musk, lamentando di essere rallentato più dalla burocrazia che dalle difficoltà tecniche.
Difficoltà che pure non sono mancate. Fallisci in fretta e impara è il motto di SpaceX, che definisce le esplosioni dei suoi razzi “disassemblaggi rapidi non programmati”. Il successo di ieri era stato preceduto da 4 lanci di prova: il primo disastroso, gli altri sempre meno imperfetti. Ad aprile 2023 il razzo Super Heavy e la navicella Starship non si erano nemmeno separati in volo. A giugno 2024 Super Heavy era atterrato correttamente in verticale (ma nel Golfo del Messico per sicurezza) e Starship era ammarata quasi intatta. Il prossimo test sarà lanciare la navicella in orbita e farla tornare alla base di lancio. Dopo, non resteranno che la Luna e Marte a sfidare le ambizioni di Musk.