Lampedusa, oltre mille naufraghi soccorsi in poche ore. La nave Libra verso l’Albania con 16 a bordo
di Alessia CanditoPiù di mille persone arrivate solo nella giornata di ieri, altre 50 accompagnate a Lampedusa in mattinata. Mentre la nave Libra viaggia verso l’Albania con 16 persone a bordo destinata ai due nuovi centri voluti dal governo Meloni, l’isola è meta di approdi. Succede ogni volta che il tempo è clemente, soprattutto adesso che la rotta tunisina sembra essersi riaperta.
Nelle ultime trentasei ore, molti dei barchini sono partiti da Sfax e El Amra, a bordo per lo più subsahariani. Mali, Camerun, Costa d’Avorio, e poi decine in fuga dal Corno d’Africa, rotto dai conflitti, Sudan e Sud Sudan. Tutti Paesi d’origine che neanche la Farnesina riesce a includere nella sua lista dei 22 sicuri, dunque esclusi dalle procedure accelerate di frontiera che li condannerebbero al trasferimento in Albania. Un messaggio del presidente Kais Saied sulla centralità della Tunisia e la necessità di continuare a finanziarla? Si vedrà.
"Sedici persone selezionate arbitrariamente per la loro nazionalità sono su una nave da guerra italiana verso i lager albanesi, costati centinaia di milioni di euro. Intanto da ieri circa 1200 persone sbarcate a Lampedusa. Gestione dell’immigrazione con il Governo Meloni, risolta”, ironizzava su twitter Sea Watch.
A Lampedusa, intanto, il flusso di arrivi continua. Fino a tarda sera sul molo Favaloro si sono incolonnati i naufraghi soccorsi dalla Guardia Costiera e già all’alba le operazioni sono iniziate di nuovo. Fra i primi a raggiungere l’isola, il veliero ong Nadir, con i suoi 19 metri considerata la sorellina piccola (ma estremamente efficace) della flotta civile, che nella notte ha soccorso 26 persone.
“Per ore ci siamo limitati ad assisterli, quando è calato il buio le condizioni di sicurezza sono venute meno e dopo aver informato le autorità italiane li abbiamo presi a bordo”, spiega Stefano, il comandante del veliero. Erano tutti pigiati su un gommoncino – quasi un canotto – e navigavano da almeno due giorni. Quando Nadir li ha raggiunti, da ore avevano finito acqua e cibo.
“Abbiamo contattato le autorità, come sempre. Fino ad oggi c’è sempre stata una cooperazione leale, basata sul presupposto che si è tutti impegnati a salvare le persone. Adesso che l’operazione Albania è partita, chiaramente - sottolinea - le cose cambiano”. Perché collaborare potrebbe significare rendersi complici dei trasferimenti in Albania, un’operazione che non solo fra gli attivisti della flotta civile, ma persino in ambienti Pd viene considerata una deportazione.
“Non si sapeva nulla dell’inizio delle operazioni. Domenica, mentre stavamo prendendo il largo, abbiamo visto sul radar una grande macchia nera non identificata. Avvicinandoci, abbiamo capito che si trattava della Libra. E lo scenario è chiaramente cambiato - spiega Stefano - Ci siamo posti la domanda su come avremmo reagito nel caso fosse arrivato l’ordine di assistere i naufraghi fino all’arrivo di una motovedetta, che avrebbe potuto portarli su una nave diretta in Albania. E rimane una questione aperta”.