Sanità, prende 1 su 100 al test per Infermieristica ma passa comunque. “Gli iscritti sono troppo pochi”
a cura della redazione Cronaca nazionaleCon un punteggio di 1 su 100 riesce a superare il test di ammissione al corso di laurea in Infermieristica: è successo a Vicenza, dove per il secondo anno consecutivo non vengono coperti tutti i posti messi a disposizione. Perché la professione infermieristica attrae sempre meno: complici i ritmi usuranti, le scarse possibilità di carriera, gli stipendi poco competitivi.
La crisi della professione
Negli ultimi 4 anni l'Italia ha perso più di 20mila infermieri e il numero degli studenti che scelgono di iscriversi alla relativa facoltà universitaria spesso è inferiore a quello dei posti disponibili. Aumentano quindi le iscrizioni alla facoltà anche da parte di chi ai test ottiene punteggi bassissimi, mentre negli scorsi anni c'era sempre qualcuno che rimaneva fuori dalla graduatoria.
Lo spiega al Corriere della Sera Federico Pegoraro, presidente uscente dell'ordine delle Professioni infermieristiche di Vicenza. Il test per Infermieristica è composto da diverse domande di "matematica, logica, chimica e biologia, oltre che cultura generale". Quest'anno, per la seconda volta, tutti coloro che hanno deciso di provare sono risultati ammessi, anche con "punteggi bassissimi, tra cui appunto un 1 su 100. Nulla contro gli studenti in questione - sottolinea Pegoraro - però è chiaro che c’è un problema di fondo, soprattutto se poi andiamo a leggere i dati: storicamente, almeno il 30 per cento degli iscritti non è in grado di giungere al termine del ciclo di studi".
Poca attrattività e crisi del pubblico
Quello delle iscrizioni ai corsi universitari è ovviamente uno dei sintomi di un problema che si manifesta in vari modi e che diventa ancora più palese quando si parla di assunzioni. Dei 138 posti messi a disposizione lo scorso settembre dall'azienda sanitaria "Uls 8 Berica" - sempre a Vicenza - ad esempio, si sono presentati solo in 60. Si tratta di assunzioni a tempo indeterminato, "quindi vuol dire che manca proprio l'attrattività", prosegue Pegoraro. "Per contro, assistiamo ad un sempre crescente fenomeno di dimissioni dal settore pubblico, in favore di quello privato, oppure di pensionamenti". Secondo un recente studio del sindacato Nursing up, nel biennio 2021-2022 si è assistito al "più alto numero di dimissioni volontarie dalla sanità pubblica". Le destinazioni sono i Paesi stranieri e il settore privato, ma anche una percentuale di infermieri - oltre il 20 per cento - che "decide di cambiare del tutto vita".