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Gianluca Gazzoli: “Pif mi ha insegnato a fare grandi cose senza soldi, ora rido di chi dice di aver sempre creduto in me dopo avermi sbattuto la porta in faccia. Cremonini e Borghi due amici”

Gianluca Gazzoli 

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Il conduttore radiofonico e content creator ideatore di “Passa dal BSMT”: “Invito solo chi ha storie vere da raccontare, poi mangiamo una pizza insieme. Ho giocato alla Play con Capo Plaza. Un problema di salute da giovane mi ha insegnato come si affrontano le sofferenze”
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Cos’hanno in comune Kobe Bryant e Amadeus, l’inventore dei Lego e Cesare Cremonini? Sono tutti “underdog”, quelli su cui nessuno avrebbe puntato. Alla fine, però, il successo è arrivato lo stesso. “Perché l’idea e la passione erano più forti dei no”, sostiene Gianluca Gazzoli, 36 anni, conduttore radiofonico e content creator. I rifiuti che ha incassato negli anni, lui li ha messi a frutto nel “Basement”, un anonimo scantinato milanese trasformato in uno degli spazi più famosi del web.

Ogni settimana lo attraversano personalità del calibro di Matt Damon, Ligabue e Valentino Rossi, radunati da Gazzoli per una nuova puntata di “Passa dal Bsmt”, podcast da oltre 13 milioni di ascolti su Spotify. Alcune delle storie di questi campioni dello sport, artisti, imprenditori sono diventate poi il punto di partenza per il nuovo libro: Anche quando nessuno ci crede, in uscita il 22 ottobre. “Ho cercato di raccontarvi quello che avrei voluto sentirmi dire quando ne avevo bisogno: i sogni possono r…

Cos’hanno in comune Kobe Bryant e Amadeus, l’inventore dei Lego e Cesare Cremonini? Sono tutti “underdog”, quelli su cui nessuno avrebbe puntato. Alla fine, però, il successo è arrivato lo stesso. “Perché l’idea e la passione erano più forti dei no”, sostiene Gianluca Gazzoli, 36 anni, conduttore radiofonico e content creator. I rifiuti che ha incassato negli anni, lui li ha messi a frutto nel “Basement”, un anonimo scantinato milanese trasformato in uno degli spazi più famosi del web.

Ogni settimana lo attraversano personalità del calibro di Matt Damon, Ligabue e Valentino Rossi, radunati da Gazzoli per una nuova puntata di “Passa dal Bsmt”, podcast da oltre 13 milioni di ascolti su Spotify. Alcune delle storie di questi campioni dello sport, artisti, imprenditori sono diventate poi il punto di partenza per il nuovo libro: Anche quando nessuno ci crede, in uscita il 22 ottobre. “Ho cercato di raccontarvi quello che avrei voluto sentirmi dire quando ne avevo bisogno: i sogni possono realizzarsi”.

L’ospite che ha preferito?

“Difficile. Alcuni sono molto iconici, come Renato Zero e Ornella Vanoni. Ma c’è stato anche Valentino Rossi, che per me è una divinità. E poi Pif, che mi ha insegnato che avrei potuto fare grandi cose anche con una telecamera e zero budget”.

Qualcuno di cui avrebbe fatto a meno?

“Nessuno. Penso di non aver mai sbagliato una puntata, perché ospito solo chi ha qualcosa da raccontare. Non mi interessa tanto la notorietà, ma i valori. Ho invitato anche persone molto diverse da me, come Giuseppe Cruciani o Rocco Siffredi, ma tutti con una forte credibilità”.

A quanti ha detto di no?

“Capita spesso che la persona sia giusta, ma il momento sbagliato. È successo con Stefano De Martino, ma anche con Tony Effe. Con lui già due anni fa si discuteva di un’intervista, ma ho preferito rimandare. Alla fine l’abbiamo fatta in un momento ideale, per quello che stava facendo a livello professionale. Stessa cosa per Antonio Cassano: solo di recente è arrivata l’occasione giusta per tirare fuori degli aspetti più umani”.

Come funziona un’intervista al Basement?

“Inizia con un tour guidato tra i miei giochini e cimeli, i pupazzi, le riviste, i palloni autografati. Poi parte la chiacchierata. Se dura tanto capita che qualcuno si fermi a mangiare una pizza. Con Capo Plaza abbiamo giocato anche alla PlayStation. Alcuni ritornano anche soltanto per guardare insieme le partite della Nba”.

Gianluca Gazzoli al Basement 

Si è fatto degli amici?

“Molti. Da Alessandro Borghi a Francesco Panella. Cesare Cremonini l’ho sentito poco fa. Se ci penso lo trovo ancora assurdo”.

Crede di aver raggiunto il successo?

“Sono ancora al dieci per cento di quello che vorrei e potrei fare. Ho la soddisfazione di essere arrivato a un traguardo dopo aver ricevuto tanti no, ma l’obiettivo è raggiungere un livello sempre più alto”.

Quindi le hanno sbattuto molte porte in faccia.

“Tantissime, in televisione soprattutto. In radio più che altro andavo a citofonare e non mi rispondevano neanche”.

Le ricorda tutte?

“Certo, nomi inclusi. La cosa che mi fa sorridere è che tanti oggi mi ricontattano dicendo che hanno sempre creduto in me, quando ai tempi invece avevano scelto un altro, perché era figlio di qualcuno o perché era in trend sui social. Oggi ho avuto la mia rivincita”.

Non ha mai pensato che questa non fosse la sua strada?

“No, mai. E quando ti capita una sfiga dietro l’altra inizi a capire come reagire per non farti schiacciare. L’ho imparato già da adolescente”.

In che occasione?

“A 15 anni un problema al cuore mi ha impedito di continuare a giocare a basket e di fare una vita normale come tutti i miei amici. Da allora vivo con un defibrillatore nel petto. Ma ne ho fatto un punto di forza per realizzare i miei sogni, così come non mi ha fermato la bocciatura prima dell’esame di maturità”.

Per quali materie?

“Matematica, ero mediocre perché non me ne fregava nulla. Però fino alla fine speravo ancora nella promozione. Mi ero detto: ‘Se non vogliono promuovermi dovranno bocciare altri cinque compagni che hanno gravi insufficienze’. Infatti ci bocciarono tutti”.

Come la prese?

“All’inizio fu un dramma. Qualche ora dopo mi ero già candidato come animatore nei villaggi turistici. Ho sfruttato quel fallimento per fare un’esperienza che mi avrebbe cambiato la vita, rendendomi più sfrontato e più sicuro di me”.

La volta in cui è stato più sfrontato?

“C'è stato un periodo in cui con la mia telecamera cercavo di infilarmi in ogni backstage, spacciandomi per un giornalista di una grossa testata. Una volta aspettai sei ore sotto la pioggia per entrare nel box del Rally di Monza e provare a intervistare Valentino Rossi. A un certo punto mi fecero entrare per sfinimento, raccomandandomi di stare fermo e non fare nulla. Invece quando arrivò Valentino mi lanciai per fargli una domanda e venni sbattuto immediatamente fuori”.

E la radio quando è arrivata?

“Ci sono entrato dalla porta di servizio. Dopo più tentativi e il passaggio da una web radio, un giorno riuscii a intercettare il direttore di un’emittente vera, Radio Number One. Mi proposero di sfruttare la mia esperienza come animatore: ho presentato tutti gli eventi della Bergamasca, persino la sagra della salsiccia. Montavo e smontavo il palco da solo. Dopo qualche mese mi dissero che si era liberato un posto in un programma alle sei di mattina: non ci pensai due volte. Dormivo tutti giorni sui divani degli amici, finché non ho dimostrato di saperci fare”.

Crede nella gavetta, insomma.

“Nessuno stende un tappeto rosso sotto i tuoi piedi. Ho fatto mille cose e ho cercato di vivere ogni opportunità come se fosse la più importante della mia vita. Quando Radio2 mi chiamò per la prima volta come ospite fisso non mi pagarono nemmeno. Oggi ho un programma che va in onda tutti i giorni su Radio Deejay, la radio che ascoltavo da ragazzino e dove ho sempre sognato di lavorare. È un traguardo raggiunto dopo anni di ossessione”.

L’ossessione non è malsana?

“Viene criticata tanto, ma non conosco nessuno che abbia compiuto grandi imprese senza esserne ossessionato”.

Gianluca Gazzoli con la moglie Sara 

Ha fatto dei sacrifici?

“Sicuramente ho rinunciato a tante ore di sonno e qualche uscita con gli amici. E poi non vado in vacanza da anni. Ho dovuto tralasciare anche tanti altri momenti personali. Ricordo benissimo che quel giorno del Rally di Monza sarei dovuto andare a cena con Sara, la mia attuale moglie, ma tornai casa solo alle 23. Ho la grande fortuna di aver incontrato la persona giusta”.

Quando l’ha conosciuta?

“Avevo 22 anni ed era l'estate in cui lavoravo per la web radio. Ero disperato e pieno di sogni, lei mi è sempre stata accanto. Alcuni amici invece non hanno capito. Ma questo mi ha permesso di fare una selezione, adesso restano quelli veri”.

Non si pente di nulla?

“Potrei vivere altre cento vite e proverei a rifare esattamente quello che sto facendo”.

La paternità l’ha cambiata?

“Cerco di ottimizzare i tempi, ma continuo a girare tanto per il mondo. Però per la prima volta mi sono chiesto se fosse giusto rinunciare ai sogni per la stabilità economica. Non ho mai fatto nulla per i soldi, non so nemmeno quanti ne ho. Ma era appena nata Rachele, la mia prima figlia, quando Radio Deejay mi ha offerto un posto. Per accettarlo avrei dovuto rinunciare a un buon cachet a Radio 2 e per la prima volta ho avuto paura di fallire. Alla fine ho scelto di non avere rimpianti”.

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