Hikikomori, in Italia sono oltre 60 mila gli adolescenti che vivono isolati nella propria cameretta
di Allegra ZanniScelgono di ritirarsi nella propria camera da letto, abbandonano gli amici, lo sport e spesso persino la scuola. Sono gli hikikomori: giovani che vivono in isolamento, spesso per cercare apparente rifugio da ansie, paure e preoccupazioni. Ma quella solitudine che in un primo momento dà sollievo, rischia di diventare cronica e aggravarsi nel corso del tempo.
In Italia, secondo l’Istituto superiore di Sanità, “parliamo di 60 mila casi nelle scuole secondarie, ma questi sono giovani che continuano a frequentare la scuola, una fase 1” del fenomeno. A spiegarlo è Marco Crepaldi, psicologo e fondatore di Hikikomori Italia alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Si tratta quindi di un numero probabilmente sottostimato, a fronte di un sistema, quello dei reparti di neuropsichiatria infantile, che non regge il passo: in Italia ci sono appena 403 posti e ben cinque regioni (Valle d’Aosta, Umbria, Abruzzo, Basilicata e Calabria) non ne hanno neanche uno.
Scelgono di ritirarsi nella propria camera da letto, abbandonano gli amici, lo sport e spesso persino la scuola. Sono gli hikikomori: giovani che vivono in isolamento, spesso per cercare apparente rifugio da ansie, paure e preoccupazioni. Ma quella solitudine che in un primo momento dà sollievo, rischia di diventare cronica e aggravarsi nel corso del tempo.
In Italia, secondo l’Istituto superiore di Sanità, “parliamo di 60 mila casi nelle scuole secondarie, ma questi sono giovani che continuano a frequentare la scuola, una fase 1” del fenomeno. A spiegarlo è Marco Crepaldi, psicologo e fondatore di Hikikomori Italia alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Si tratta quindi di un numero probabilmente sottostimato, a fronte di un sistema, quello dei reparti di neuropsichiatria infantile, che non regge il passo: in Italia ci sono appena 403 posti e ben cinque regioni (Valle d’Aosta, Umbria, Abruzzo, Basilicata e Calabria) non ne hanno neanche uno.
“L’isolamento sociale è molto particolare perché ha una componente volontaria – dice ancora Crepaldi –. Sono soprattutto ragazzi maschi che non vogliono e che non accettano aiuto. Il loro isolamento viene vissuto come una scelta: si inizia con il rifiutare le uscite, lo sport, ma si arriva a abbandonare la scuola. L’età più critica è tra la scuola secondaria di primo e quella di secondo grado, con un’età media di 15 anni”. Ma in Giappone, dove il fenomeno è conosciuto da anni, si registrano anche casi di over 40.
Le ragioni dell’isolamento? I social possono “inasprire il fenomeno, ma non solo la causa diretta: l’aumento della competizione sociale e l’iperprotezione dei genitori portano a un’eterna adolescenza” spiega Crepaldi. Spesso i giovani coinvolti sono vittime di bullismo oppure hanno pensieri suicidi che vengono convertiti nell’allontanamento dal mondo esterno. “Un’altra possibile correlazione è quella tra l’Hikikomori e l’autismo - dice lo psicologo –. Riguarda tutti coloro che si sentono diversi o respinti o hanno pressioni dai genitori, che magari rimbalzano attese sociali o sono di successo. Nei casi gravissimi i genitori non vedono i figli isolati per anni.
Spesso, quando si arriva a manifestazioni di questa portata, il disagio è presente già da mesi se non addirittura anni. “Disturbi di ansia e di umore iniziano ben prima dell’adolescenza, ma fin dai primi anni di vita e possono evolvere poi in patologie bipolari. In adolescenza emergono invece disturbi come schizofrenia e psicosi” spiega Elisa Fazzi, professoressa ordinaria di neuropsichiatria infantile presso l’Università di Brescia e presidente di Sinpia. A essere colpito è un giovane su 5 e, senza un rapido intervento, problemi nell’età evolutiva possono avere effetti per tutta la vita. A giocare un ruolo fondamentale non è solo la componente genetica, ma quella ambientale: “con la plasticità del cervello dei bambini è possibile che questi disturbi si riaggiustino e migliorino, così come ambienti sfavorevoli possono farli peggiorare”.