Decreto Albania, il segretario di Magistratura democratica Stefano Musolino: “Il nuovo decreto non potrà cambiare le norme Ue”
di Alessia Candito“Anche se il governo ridefinisse per decreto quali sono i Paesi sicuri, non si supererebbe la sentenza della Corte di Giustizia che invece chiede ai magistrati di verificare se ci sono le condizioni per l'applicazione delle procedure accelerate di frontiera”. Segretario di Magistratura democratica e procuratore aggiunto a Reggio Calabria, Stefano Musolino interviene mentre infuria l’ennesimo scontro fra governo e magistrati, a poche ore dal Consiglio dei ministri convocato per rimuovere ogni ostacolo “all’operazione Albania”, naufragata dopo la mancata convalida dei trattenimenti decisa dal Tribunale di Roma, alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea che chiarisce i criteri per classificare i Paesi sicuri. “Ma non è un via libera all'immigrazione di tutti, anche questa è una semplificazione faziosa, capziosa. I giudici spiegano che in caso si voglia procedere con “procedura accelerata”, bisogna essere certi che il Paese in cui un soggetto viene rinviato, sostanzialment…
“Anche se il governo ridefinisse per decreto quali sono i Paesi sicuri, non si supererebbe la sentenza della Corte di Giustizia che invece chiede ai magistrati di verificare se ci sono le condizioni per l'applicazione delle procedure accelerate di frontiera”. Segretario di Magistratura democratica e procuratore aggiunto a Reggio Calabria, Stefano Musolino interviene mentre infuria l’ennesimo scontro fra governo e magistrati, a poche ore dal Consiglio dei ministri convocato per rimuovere ogni ostacolo “all’operazione Albania”, naufragata dopo la mancata convalida dei trattenimenti decisa dal Tribunale di Roma, alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea che chiarisce i criteri per classificare i Paesi sicuri. “Ma non è un via libera all'immigrazione di tutti, anche questa è una semplificazione faziosa, capziosa. I giudici spiegano che in caso si voglia procedere con “procedura accelerata”, bisogna essere certi che il Paese in cui un soggetto viene rinviato, sostanzialmente senza farlo entrare nello Stato italiano, non comporti un rischio per la sua incolumità”.
Cosa sta succedendo davvero?
“Lo schema è quello che già ha dovuto subire la collega Apostolico: non si critica di fatto il provvedimento perché non si hanno argomenti e allora si attacca il giudice che lo ha emesso. Mi piace ricordare che in relazione al provvedimento di Apostolico il governo ha rinunciato al ricorso per Cassazione, dimostrando che non c'erano argomentazioni a sostegno”.
Cosa pensa della mail del suo collega Marco Patarnello?
“Quella mail esprime preoccupazione per la tutela dello Stato di diritto disegnato dal Costituente ed è un tema che sta al fondo delle preoccupazioni di tutta la magistratura. Si sta raccontando di un confronto tra un governo che tutela il popolo e la magistratura che invece si ribella a questo governo che si prende cura del popolo, strumentalizzando un tema ad alta sensibilità sociale come le migrazioni”
È stata rilanciata persino dalla premier Meloni.
“È un segno dell'imbarbarimento del confronto: si estrapolano alcune frasi da una mail mandata a una comunità di giuristi – con cui dunque non è necessario specificare alcuni presupposti - vengono selezionate poche parole e sulla base di quelle ci si inventa un'idea di una magistratura pregiudizialmente antigovernativa”.
E il riferimento a Meloni come più pericolosa di Berlusconi?
“Significa che quando c’era Berlusconi a governare e i giudici erano sotto attacco, era più facile difendersi presso l'opinione pubblica perché da imputato in diversi procedimenti l’allora premier aveva un interesse specifico nell’attaccare autonomia e indipendenza della magistratura. Di Meloni non si può dire che abbia interessi personali, piuttosto che utilizza un tema socialmente sensibile come la gestione dei flussi migratori, per affermare una idea della magistratura privata di autonomia ed indipendenza, per essere supina ai desiderata del Governo di turno.”.
Il nodo vero qual è?
“La magistratura è chiamata a fare il proprio lavoro che è tutelare i diritti fondamentali delle persone di qualunque colore esse siano, nel momento in cui si approcciano alle nostre frontiere ed entrano nel nostro territorio, in virtù dell'applicazione di una normativa europea, che è sovraordinata a quella nazionale. Il punto di crisi è dato da un legislatore nazionale che ritiene di potere utilizzare in modo simbolico la gestione dei flussi migratori incurante dai diritti fondamentali tutelati dalla normativa europea. Una sorta di sovranismo legislativo, incompatibile con il sistema multi-livello nel quale l’Italia è impegnata a privilegiare e dare esecuzione alle norme internazionali, se quelle nazionali le contrastano”.
Il governo si prepara a varare un nuovo provvedimento in tema di migrazioni e procedure di frontiera. Cosa potrebbe succedere?
“Una legge nazionale che si pone in contrapposizione a una legge europea dovrà sempre essere disapplicata dal magistrato italiano. C'è un sistema delle norme multi-livello, che ci vede inseriti in un contesto che non è sovranista, ma europeo all'interno del quale la nostra Costituzione riconosce il primato della norma Ue su quella nazionale”.
La sentenza della Cge significa che tutti devono essere accolti?
“No, i giudici spiegano che nel caso di soggetti che provengano da Paesi “non sicuri” per alcune categorie o per porzioni di territorio, con i tempi stretti previsti dalla procedura accelerata, non è possibile conoscerne le caratteristiche specifiche, dunque c’è il rischio di lederne i diritti fondamentali. Per questo motivo devono accedere alla procedura ordinaria”.
Il tribunale di Roma aveva margini di discrezionalità nell’applicare questa pronuncia?
“Alla luce della sentenza alla Corte di giustizia europea non c'erano alternative. Qualunque studente di giurisprudenza al terzo o quarto anno avrebbe in qualche modo pronosticato l’esito”.
Il ministro della giustizia lo ha definito abnorme.
“Siamo arrivati al punto in cui un ministro della Giustizia, deve rinnegare le sue qualità di giurista pur di accondiscendere ai desiderata della Presidente del Consiglio”
Quindi lei non pensa che il ministro Nordio creda davvero?
“Non può crederlo, perché sa bene cosa significhi provvedimento abnorme”.
Spieghiamolo
“Un provvedimento abnorme – che è nozione frutto di una giurisprudenza della Corte di Cassazione - è completamente fuori dagli schemi dell'ordinamento tanto da essere nullo, tant’è vero che un giudice che lo emette può essere passibile di un procedimento disciplinare. Quello di Roma è un provvedimento, frutto di un’elaborazione collettiva, che dà doverosa esecuzione a una norma europea”.