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Depressione, una piccola stimolazione elettrica al cervello può curarla

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Test pubblicato su Nature, svolto direttamente a casa dei pazienti. La corrente è mille volte più bassa dell’ormai desueto elettroshock e non viene percepita
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L’uso della corrente elettrica per curare il cervello si sta di nuovo diffondendo. Uno studio di Nature Medicine riporta oggi i benefici di un caschetto munito di elettrodi per trattare la depressione direttamente a casa del paziente. Test simili – o in ospedale o a domicilio – vengono eseguiti anche per Alzheimer, Parkinson, dolore cronico, dipendenze, cefalee e molte altre malattie.

Piccoli impulsi

La stimolazione elettrica del cervello usata oggi sta all’elettroshock come una carezza sta a un pugno. Nella prima si applicano alla testa, in punti ben precisi, scariche da circa un milliampere che non vengono percepite dal paziente. L’elettroshock usava correnti un migliaio di volte più forti.

“C’è ancora molto da capire e da mettere a punto, ma le tecniche di stimolazione elettrica o magnetica del cervello stanno diventando strumenti abbastanza comuni per curare molte malattie neurologiche o psichiatriche. Per ogni disturbo va stimolata una zona ben precisa del cervello” conferma Barb…

L’uso della corrente elettrica per curare il cervello si sta di nuovo diffondendo. Uno studio di Nature Medicine riporta oggi i benefici di un caschetto munito di elettrodi per trattare la depressione direttamente a casa del paziente. Test simili – o in ospedale o a domicilio – vengono eseguiti anche per Alzheimer, Parkinson, dolore cronico, dipendenze, cefalee e molte altre malattie.

Piccoli impulsi

La stimolazione elettrica del cervello usata oggi sta all’elettroshock come una carezza sta a un pugno. Nella prima si applicano alla testa, in punti ben precisi, scariche da circa un milliampere che non vengono percepite dal paziente. L’elettroshock usava correnti un migliaio di volte più forti.

“C’è ancora molto da capire e da mettere a punto, ma le tecniche di stimolazione elettrica o magnetica del cervello stanno diventando strumenti abbastanza comuni per curare molte malattie neurologiche o psichiatriche. Per ogni disturbo va stimolata una zona ben precisa del cervello” conferma Barbara Borroni, che insegna neurologia all’università di Brescia.

Non solo depressione

“Noi abbiamo provato a trattare dei pazienti con Alzheimer. Durante una visita preliminare in ospedale abbiamo realizzato il caschetto in modo che si adattasse alla testa. Il paziente ha eseguito le sedute di stimolazione a casa, seguito da noi medici in videochiamata. I risultati sono stati buoni. In una sperimentazione precedente, questa volta su malati che avevano difficoltà a camminare per un problema al cervelletto, i benefici sono durati quattro mesi dopo la fine del trattamento”.

Anche il tono dell’umore dei 173 pazienti di Nature – distribuiti tra Gran Bretagna e Stati Uniti e seguiti dal King’s College London – è migliorata dopo l’applicazione degli elettrodi ai due lati della fronte. Il punteggio medio della loro depressione è sceso da 19 a 11. Il caschetto era stato attivato dapprima 5 volte a settimana per 3 settimane, poi 3 volte a settimana per altre 7 settimane. Ogni sessione era durata mezz’ora, con i medici collegati in videochiamata per controllare che tutto andasse bene.

Il controllo medico

Caschetti artigianali che promettono di migliorare le prestazioni cerebrali sono propagandati e venduti anche su internet: sono diffusi ad esempio fra gli appassionati di videogame. Evitare l’uso improprio è così una delle preoccupazioni dei medici che prescrivono la stimolazione elettrica ai loro pazienti.

“Gli elettrodi sono programmati dai medici: possono essere usati solo quando è stabilito nel protocollo di cura e solo con i parametri decisi in ospedale” spiega Borroni. “La tecnica è sicura, non dà fastidio, può essere praticata su tutti i pazienti o quasi e non ha effetti collaterali. Se il caschetto viene indossato male e gli elettrodi non stimolano la zona interessata, si perde semplicemente l’efficacia, ma non si provocano danni. La stimolazione elettrica sta entrando solo da poco nei nostri protocolli di cura, ma credo che in futuro la useremo sempre di più”.

Stimolazione a corrente diretta, a corrente alternata o stimolazione magnetica sono varianti di una stessa famiglia di trattamenti che agiscono sulla trasmissione dei segnali elettrici tra i neuroni. Nel caso della corrente diretta, usata in questo caso per la depressione, si ripristina un flusso di elettricità tra i neuroni che era andato perso.

“Nel nostro test per l’Alzheimer – spiega Borroni – abbiamo usato la corrente alternata per indurre i neuroni colpiti dalla degenerazione a riprendere a scaricare a una certa frequenza – quella delle onde gamma - che viene persa per colpa della malattia”.

Applicazioni future

La stimolazione magnetica è forse la più incisiva ed efficace, fra le tecniche che agiscono sulle sinapsi, cioè sulle connessioni elettriche fra i neuroni, ma ha bisogno di apparecchiature ingombranti e può essere somministrata solo in ospedale: un handicap visto che la terapia ha bisogno di sessioni quasi quotidiane.

“Dobbiamo migliorare le performance dei caschetti, capire la durata ideale dei trattamenti e i tempi in cui si mantengono i benefici dopo la cura – spiega la neurologa di Brescia - ma penso che questa tecnica diventerà uno strumento in più per affrontare tante malattie che oggi non hanno molte opzioni di cura”.

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