Washington — «Gli Stati Uniti sono preoccupati» per la legge italiana che ha reso la maternità surrogata un reato universale. Molto preoccupati, anche per l’impatto diretto che minaccia di avere sui loro cittadini. Lo dice a Repubblica il dipartimento di Stato, sottolineando tre problemi chiave: primo, il destino dei bambini americani nati con questa pratica; secondo, la discriminazione legale contro le loro famiglie; terzo, il rispetto dei diritti umani di tutti, inclusa la comunità Lgbtqi+. Una presa di posizione molto forte, che preannuncia potenziali contrasti seri sui temi sociali con la prossima amministrazione, se la vice presidente Kamala Harris vincerà le elezioni del 5 novembre.
Quando il Senato ha…
Washington — «Gli Stati Uniti sono preoccupati» per la legge italiana che ha reso la maternità surrogata un reato universale. Molto preoccupati, anche per l’impatto diretto che minaccia di avere sui loro cittadini. Lo dice a Repubblica il dipartimento di Stato, sottolineando tre problemi chiave: primo, il destino dei bambini americani nati con questa pratica; secondo, la discriminazione legale contro le loro famiglie; terzo, il rispetto dei diritti umani di tutti, inclusa la comunità Lgbtqi+. Una presa di posizione molto forte, che preannuncia potenziali contrasti seri sui temi sociali con la prossima amministrazione, se la vice presidente Kamala Harris vincerà le elezioni del 5 novembre.
Quando il Senato ha dato il via libera alla legge che rende la maternità surrogata un reato universale, con condanne fino a due anni di prigione, Repubblica ha chiesto al dipartimento di Stato un commento. La risposta è stata molto diretta: «Sebbene la maternità surrogata — ha detto un portavoce — sia illegale in Italia dal 2004, questa nuova legge anti-maternità surrogata rende un crimine cercare di praticarla ovunque. La norma si applica tanto alle coppie dello stesso sesso, quanto a quelle eterosessuali che cercano di avere figli». Chiarito il contesto in cui va inquadrato il provvedimento, il dipartimento di Stato ha espresso tre giudizi negativi.
Primo: «A seguito di questa nuova legge, gli Usa sono preoccupati per ciò che accadrà ai cittadini statunitensi in Italia nati attraverso accordi di maternità surrogata. I bambini che non vedono riconosciuti i loro genitori legali rimangono senza importanti tutele legali». Il corto circuito è chiaro. Washington teme che i genitori di un cittadino americano nato grazie alla maternità surrogata e residente in Italia non vengano riconosciuti come tali, o addirittura siano arrestati, perché hanno commesso un “reato universale”. Non è difficile immaginare che ci siano parecchi casi di questo genere, magari con la doppia cittadinanza, e Washington reagirebbe con durezza se il provvedimento colpisse in qualunque maniera i propri cittadini. Per non parlare delle cause legali transatlantiche che innescherebbe.
Secondo: «Gli Usa temono che questa legge si tradurrà in una minore protezione legale per alcune famiglie rispetto ad altre». E qui le obiezioni di Washington si allargano, assumendo una natura globale. Perché riguardano il fatto che in sostanza l’Italia sta creando famiglie di serie A e di serie B, le prime incoraggiate e le seconde perseguitate, su base addirittura universale.
Terzo: «Gli Usa continueranno a promuovere un mondo libero dalla discriminazione, affinché i membri di ogni famiglia e tutte le persone, comprese quelle Lgbtqi+, possano vivere con dignità e rispetto dei propri diritti umani». È il corollario al secondo punto, ma lo aggrava. Infatti accusa Roma di minacciare i diritti umani delle famiglie e di tutte le persone, inclusa la comunità gay. Visto il linguaggio, non sorprenderebbe se il prossimo rapporto del dipartimento di Stato sulle violazioni dei diritti umani nel mondo puntasse il dito contro l’Italia per questa legge.
Si tratta di una bocciatura forte, e un richiamo senza precedenti da quando a Palazzo Chigi c’è Giorgia Meloni. L’amministrazione Biden è stata finora molto morbida con la premier, e anzi il presidente l’ha apertamente elogiata, durante il ricevimento del 16 ottobre scorso per l’Italian American Heritage Month. Lo ha fatto perché apprezza le nette posizioni atlantiste prese da Meloni sulla guerra in Ucraina, l’uscita dalla nuova Via della Seta cinese, e la scelta di non provocare l’instabilità interna all’Unione Europea che molti temevano. Sui temi sociali però non può transigere, perché in generale riguardano i diritti umani, e in particolare colpiscono una sua “constituency”, un gruppo elettorale fondamentale per i democratici, a due settimane dal voto. La legge contro la maternità surrogata in Italia è finita su tutti i principali giornali americani, attirando quindi l’attenzione degli elettori che si sentono colpiti.
Se Trump vincerà le presidenziali del 5 novembre, come sembra sperare Meloni, anche vista la scelta di farsi premiare da Elon Musk all’Atlantic Council, tutto questo verrà superato. Se però alla Casa Bianca ci resterà Harris, le tensioni rischieranno di salire. L’atlantismo rimarrà l’elemento discriminante nel rapporto bilaterale, ma le tematiche sociali minacceranno di diventare un terreno di scontro con Washington.