Silvio Garattini: “Un medico non farà mai il delatore. Il nostro segreto è sacro”
di Elena Dusi«Denunciare qualcuno? Sono assolutamente contrario. Non fa parte della vocazione medica e mai, nella mia lunga carriera, mi era capitato di sentire una proposta simile». Silvio Garattini non è solo il farmacologo più famoso in Italia, fondatore dell’Istituto Mario Negri. Fa anche parte del Comitato nazionale di bioetica. L’invito rivolto ai medici della ministra della famiglia Eugenia Roccella di denunciare le coppie che hanno avuto bambini tramite la gestazione per altri per lui è senza precedenti.
Cosa pensa della gestazione per altri?
«Personalmente sono contrario. È di fatto un modo per comprare dei figli che privilegia i ricchi e discrimina i poveri. Ma non possiamo poi prendercela con i bambini. Qualunq…
«Denunciare qualcuno? Sono assolutamente contrario. Non fa parte della vocazione medica e mai, nella mia lunga carriera, mi era capitato di sentire una proposta simile». Silvio Garattini non è solo il farmacologo più famoso in Italia, fondatore dell’Istituto Mario Negri. Fa anche parte del Comitato nazionale di bioetica. L’invito rivolto ai medici della ministra della famiglia Eugenia Roccella di denunciare le coppie che hanno avuto bambini tramite la gestazione per altri per lui è senza precedenti.
Cosa pensa della gestazione per altri?
«Personalmente sono contrario. È di fatto un modo per comprare dei figli che privilegia i ricchi e discrimina i poveri. Ma non possiamo poi prendercela con i bambini. Qualunque cosa abbiano fatto i genitori, non è giusto che loro paghino il prezzo. Si potrebbe trovare una formula adatta per favorire le adozioni. Ci sono tanti bambini che ne trarrebbero beneficio, alcuni con malattie. Avere una famiglia di qualsiasi tipo è meglio che crescere in orfanotrofio. Si fanno troppe difficoltà all’adozione, che andrebbe invece incoraggiata. E comunque stiamo esagerando il problema».
In che senso?
«Poco fa mi ha fermato un uomo per strada. Mi ha mostrato la prenotazione per un esame radiologico che gli dirà se ha un tumore oppure no. L’appuntamento è fra 32 giorni e lui era disperato. Perché il governo del nostro paese considera un problema la gestazione per altri e non si preoccupa delle troppe persone nella situazione di quell’uomo? Il governo che vorrei dovrebbe cercare prima di tutto di rispettare la Costituzione laddove si impegna a tutelare la salute di ognuno, non solo dei ricchi che possono pagarsi gli esami radiologici in regime privato. La gestazione per altri non è un problema impellente per questo paese in questo momento».
Il giuramento di Ippocrate vi impone di tacere quel che venite a sapere nell’esercizio della professione.
«Non c’è bisogno di tornare ai tempi di Ippocrate, il segreto professionale è un principio valido anche oggi e non è un caso che nessuno l’abbia mai messo in discussione. Chiederci di violarlo è assai azzardato, soprattutto se a farlo è un ministro. Prestiamo tanta attenzione alla privacy. Vorrei sapere cosa pensa il Garante di questa proposta».
Lei quindi prenderebbe in cura una famiglia che ha scelto la gestazione per altri?
«Noi dobbiamo curare tutti. Siamo un paese di estrazione cattolica che dovrebbe seguire il principio “ama il prossimo tuo come te stesso”. Neanche i fumatori, che creano volontariamente un danno alla loro salute, subiscono discriminazioni nel nostro sistema sanitario. Non vedo poi come farei da medico a conoscere la vera storia di una persona ed ergermi a giudice dei suoi comportamenti. Anche se io non approvo la gestazione per altri, una sessantina di paesi la consente. Chi sono io per decidere cosa è giusto nella vita degli altri? Oltre alla gestazione per altri pagata con un contratto esiste ad esempio la versione samaritana, in cui magari una sorella compie un atto di amore. Un medico non può distinguere queste situazioni e anche una legge, provandoci, finirebbe per cadere in molteplici contraddizioni».
Il Comitato di bioetica si è mai occupato del segreto professionale del medico?
«Mai, è un principio scontato. Ci stiamo invece occupando di gestazione per altri. Siamo molto divisi, abbiamo posizioni assai divergenti, ma visto che nel frattempo è arrivata una legge, il nostro lavoro diventerà forse inutile. Stiamo discutendo anche di fine vita. Penso che nessun malato terminale o quasi, se ben curato, chieda di porre fine alla propria vita. Se però dovessi venire a conoscenza di un suicidio assistito non avrei motivo di denunciarlo».
Ha mai curato una persona che aveva commesso reati?
«No, ma non avrei alcuna titubanza. Lo curerei esattamente come gli altri».