Medici in rivolta, il sindacato: “Nella manovra aumenti ridicoli e offensivi, uno schiaffo in faccia. Ora sciopero”
di Michele BocciUno sciopero proclamato tre ore dopo la presentazione della manovra alle camere. Forse Piero Di Silverio, segretario del sindacato medico Anaao (insieme a Cimo e Nursing up) ha battuto un record. Ma i camici bianchi si sono così arrabbiati per quanto previsto dalla legge di bilancio che proclamare l’astensione per il 20 novembre, quando già era prevista una manifestazione, ha richiesto poco tempo. E il giorno dopo, cioè oggi, i toni non si abbassano. Tra governo e medici è rottura.
La Finanziaria era stata annunciata come dedicata a voi, con assunzioni e aumenti. Cosa è successo?
“E' successo che le promesse e i proclami con la pubblicazione della legge inviata alle Camere si sono trasformati in una realtà totalmente diversa da quanto ci avevano raccontato. Gli aumenti decisi sono ridicoli e offensivi, per di più dilazionati in almeno tre anni. Anche per gli specializzandi medici ci sono briciole e pure a loro i soldi arriveranno soltanto tra due anni. Inoltre, il governo non ha pre…
Uno sciopero proclamato tre ore dopo la presentazione della manovra alle camere. Forse Piero Di Silverio, segretario del sindacato medico Anaao (insieme a Cimo e Nursing up) ha battuto un record. Ma i camici bianchi si sono così arrabbiati per quanto previsto dalla legge di bilancio che proclamare l’astensione per il 20 novembre, quando già era prevista una manifestazione, ha richiesto poco tempo. E il giorno dopo, cioè oggi, i toni non si abbassano. Tra governo e medici è rottura.
La Finanziaria era stata annunciata come dedicata a voi, con assunzioni e aumenti. Cosa è successo?
“E' successo che le promesse e i proclami con la pubblicazione della legge inviata alle Camere si sono trasformati in una realtà totalmente diversa da quanto ci avevano raccontato. Gli aumenti decisi sono ridicoli e offensivi, per di più dilazionati in almeno tre anni. Anche per gli specializzandi medici ci sono briciole e pure a loro i soldi arriveranno soltanto tra due anni. Inoltre, il governo non ha previsto risorse per gli specializzandi di area sanitaria non medica”.
Qual è la cosa che vi ha fatto più arrabbiare, spingendovi allo sciopero?
“Oltre al danno, quello che è inaccettabile è la beffa. Non c’è stato alcun colloquio preliminare, nessuna forma di confronto, nessuna informazione anticipata. Ci è arrivato uno schiaffo dritto in faccia. Non possiamo restare in silenzio dinanzi all’ennesima presa in giro del personale sanitario e dei cittadini. Così abbiamo dichiarato lo sciopero”.
Alcune specialistiche sono senza medici. Come si deve intervenire?
“Le assunzioni si riescono a fare solo se la professione è appetibile. Ci chiediamo ancora cosa volessero dire con l’espressione “piano straordinario di assunzioni” visto che i concorsi che vengono fatti oggi vanno deserti. Non ci sono professionisti disponibili, soprattutto quelli che esercitano certe specialità, che vogliono venire a lavorare nel sistema pubblico. Ci troviamo nel mezzo di una vera e propria emergenza sanitaria. Se già in condizione di normalità soldi e leggi non erano sufficienti per rispondere ai problemi, ora siamo arrivati a una situazione di iniquità”.
Vi avevano promesso le assunzioni, se le fanno nel 2026 va bene lo stesso?
“Occorre subito cambiare la rotta e non è solo una questione di assunzioni. Intanto, vanno migliorate le condizioni di lavoro dei professionisti, medici, infermieri e specializzandi, sennò, come ho detto, i concorsi continueranno ad andare deserti. Va depenalizzato l’atto medico, per ridurre la pressione che esercita sui medici la paura delle cause”.
Sempre più voci lanciano l’allarme sul sistema a rischio. Qual è il futuro della sanità pubblica?
“Beh, il futuro temuto è arrivato. Ci sono 4,5 milioni di cittadini che si rivolgono alle cure private, 1 italiano su 4 rinuncia alle cure per ragioni economiche. Il sistema sanitario nazionale è stato costruito in 46 e smantellato in 15. Siamo in una vera e propria emergenza e quindi occorrono provvedimenti di emergenza. Noi non possiamo assistere immobili a quello che sta accadendo”.
E cosa bisogna fare?
“Bisogna avviare una serie di riforme. La prima dovrebbe servire a potenziare la medicina del territorio, anche pensando all’integrazione delle cure con quelle ospedaliere. Che fine hanno fatto i fondi per rilanciare l’assistenza di prossimità ai cittadini? Poi bisogna riformare l’ospedale come struttura di cura e intervenire sulla figura del medico dirigente sanitario, che ora è ingabbiata”.