ROMA — Giuliano Tavaroli, ci risiamo.
«Eh sì. Può sembrare incredibile ma sembra proprio che in questi anni non sia cambiato assolutamente niente».
Tavaroli, ex capo della security di Telecom, 18 anni fa è stato uno dei protagonisti del più eclatante caso di dossier abusivi. Sembra una storia ormai sepolta (Tavaroli patteggiò a quattro anni, oggi è tra i più ricercati consulenti per l’analisi e gestione dei rischi operativi di società private: «Sono passato dal lato buono della forza», sorride) e invece siamo ancora qui. «Il mercato delle informazioni è tra i più vecchi del mondo. Per questo non mi stupisce affatto questa storia milanese così come non mi sorprendono le altre inchieste sugli accessi abusivi ai sistemi informatici, penso a quella di Perugia o di Bari, che sono è vero diverse tra di loro ma in fondo tutte legate da un punto comune: una richiesta bulimica di conoscere i segreti degli altri. Da utilizzare per ragioni diverse: politiche, imprenditoriali o strettamente …
ROMA — Giuliano Tavaroli, ci risiamo.
«Eh sì. Può sembrare incredibile ma sembra proprio che in questi anni non sia cambiato assolutamente niente».
Tavaroli, ex capo della security di Telecom, 18 anni fa è stato uno dei protagonisti del più eclatante caso di dossier abusivi. Sembra una storia ormai sepolta (Tavaroli patteggiò a quattro anni, oggi è tra i più ricercati consulenti per l’analisi e gestione dei rischi operativi di società private: «Sono passato dal lato buono della forza», sorride) e invece siamo ancora qui. «Il mercato delle informazioni è tra i più vecchi del mondo. Per questo non mi stupisce affatto questa storia milanese così come non mi sorprendono le altre inchieste sugli accessi abusivi ai sistemi informatici, penso a quella di Perugia o di Bari, che sono è vero diverse tra di loro ma in fondo tutte legate da un punto comune: una richiesta bulimica di conoscere i segreti degli altri. Da utilizzare per ragioni diverse: politiche, imprenditoriali o strettamente personali».
Come lavorano oggi le agenzie?
«Si muovono lungo due binari. Recuperando le informazioni diciamo in chiaro: penso a tutto quello che viene pubblicato sui social, agli articoli di giornali, alle banche dati legali e creando dei report da mettere a disposizione del cliente. Oppure forzando le norme perché al committente non basta ed è disposto a pagare sempre di più: parlo anche di clienti con finalità lecite, penso alle società che vogliono sapere se hanno fornitori infiltrati dalla criminalità organizzata o dipendenti infedeli, a cui si offrono però servizi illeciti come le intercettazioni abusive. Non è un caso che le società oggetto dell’indagine abbiano tutte le autorizzazioni per fare lavori di intelligence, hanno licenze e sono sottoposte periodicamente a controlli. C’è poi un altro punto che credo sia fondamentale».
Quale?
«Il rapporto con i mezzi di comunicazione. Questa è un’inchiesta anche di antidoping informativo in cui le agenzie avevano come obiettivo veicolare all’esterno le informazioni. E si spingono addirittura a creare dossier falsi per colpire gli avversari dei loro clienti, sia nel mondo dell’imprenditoria sia nella politica. Nel mondo dell’intelligenza artificiale, la mano dell’uomo per certi lavori risulta ancora indispensabile».