TRENTO — Il ritorno di orsi e lupi, sull’arco alpino, divide la popolazione e torna ad alimentare paure antiche. Dopo mesi di scontri estesi ad Austria e Svizzera tra chi invoca il diritto dell’uomo di eliminare le due specie protette e chi oppone le ragioni della loro tutela, come suggerito dalla scienza, i trentini residenti in Valle di Sole sono stati chiamati ieri a esprimersi su un quesito formulato da un comitato nato dopo la morte di Andrea Papi, il giovane ucciso da un orso a inizio aprile 2023. Non si è trattato di un referendum: la tutela di questi animali è regolamentata dall’Unione europea come il progetto Life Ursus, che venticinque anni fa ha scelto di reintrodurre l’orso sulle Alpi italiane partendo dalle Dolomiti di Brenta, in Trentino. Nullo dunque, a livello giuridico e legislativo, il risultato di una consultazione che otto associazioni ambientaliste, da Wwf a Legambiente, hanno definito “una farsa tesa a illudere a gente”. Da valutare invece il peso politico di un …
TRENTO — Il ritorno di orsi e lupi, sull’arco alpino, divide la popolazione e torna ad alimentare paure antiche. Dopo mesi di scontri estesi ad Austria e Svizzera tra chi invoca il diritto dell’uomo di eliminare le due specie protette e chi oppone le ragioni della loro tutela, come suggerito dalla scienza, i trentini residenti in Valle di Sole sono stati chiamati ieri a esprimersi su un quesito formulato da un comitato nato dopo la morte di Andrea Papi, il giovane ucciso da un orso a inizio aprile 2023. Non si è trattato di un referendum: la tutela di questi animali è regolamentata dall’Unione europea come il progetto Life Ursus, che venticinque anni fa ha scelto di reintrodurre l’orso sulle Alpi italiane partendo dalle Dolomiti di Brenta, in Trentino. Nullo dunque, a livello giuridico e legislativo, il risultato di una consultazione che otto associazioni ambientaliste, da Wwf a Legambiente, hanno definito “una farsa tesa a illudere a gente”. Da valutare invece il peso politico di un pur territoriale orientamento popolare, deciso ad “aprire ora un confronto con Provincia autonoma di Trento, governo e parlamento europeo per ripensare il progetto Life Ursus”. Scontato l’esito della consultazione, per la quale in estate erano state raccolte circa seimila firme: chi aveva sostenuto le ragioni dell’opportunità di un voto contro orsi e lupi si è recato anche ieri nei 20 seggi di 13 Comuni, confermando compatto lo stesso orientamento: il sì ha superato il 98%.
Il quesito del referendum
A fine giornata, tra i circa 12 mila aventi diritto, oltre il 63% ha condiviso una domanda centrata infine sulla sicurezza: “Ritieni che la presenza di grandi carnivori quali orsi e lupi, in zone densamente antropizzate come le valli di Sole, Pejo e Rabbi, sia un grave pericolo per la sicurezza pubblica e un danno per l’economia e la salvaguardia di usi, costumi e tradizioni locali?”. Tre, nel Trentino occidentale popolato oggi da un centinaio di orsi e da circa duecento lupi, i timori prevalenti: l’incolumità di chi frequenta la montagna, la sopravvivenza del bestiame al pascolo, il calo dei turisti spaventati dalle notizie sugli attacchi di grandi predatori resi più confidenti dalle errate abitudini umane. A sostenere lo stop contro orsi e lupi, la giunta di centrodestra del Trentino guidata da Maurizio Fugatti. Il presidente leghista ha riavviato catture e abbattimenti e ha proposto, senza successo, di trasportare all’estero decine di esemplari. Più cauto il ministro per l’Ambiente. Gilberto Pichetto Fratin, per fermare la moltiplicazione della specie scongiurando una strage, sostiene invano una campagna di sterilizzazione delle femmine di orso: contestata da scienziati e animalisti e mai attuata altrove.
Un voto politico su orsi e lupi
Dall’altra parte del muro politico di destra, deciso a declinare il sovranismo territoriale anche al livello universale della natura, l’intera galassia ambientalista e il centrosinistra quasi compatto. Secondo questi gli incontri ravvicinati, i falsi attacchi e le aggressioni, sempre dovute al timore che l’uomo incute agli animali, sono la conseguenza «degli errori e della propaganda che proprio le amministrazioni di centrodestra promuovono da anni». Difficile, in un ideologizzato clima emotivo di muro contro muro, ipotizzare in Trentino un tempestivo confronto fondato sulle conoscenze scientifiche. Alla consultazione di ieri in Val di Sole potrebbero così aggiungersene presto altre in Val Rendena, in Val di Non, nel Basso Sarca e nella Valle di Laghi. Dove pure si sono raccolte le firme: coinvolto l’intero territorio trentino attorno alle Dolomiti di Brenta, area da secoli popolata dagli orsi. I giuristi avvertono che «è un precedente pericoloso convocare invano la popolazione locale a esprimersi su temi di valenza sovranazionale».
I promotori della consultazione ribattono che è invece «doveroso ascoltare la gente dopo che nessuno ha chiesto la sua opinione prima di avviare un progetto che alla luce dei fatti è sfuggito di mano». Decantati i proclami, restano i problemi e la realtà. Il ritorno di orsi e lupi sulle Alpi è un dato di fatto promosso dalla natura, che impone alla specie umana di adeguare anche la propria vita: la vera sfida resta la convivenza.