Violenza, un adolescente su tre pensa che “le ragazze dicono di no, ma in realtà intendono sì”. Il controllo? Una forma di amore
di Eugenia NicolosiLo stalking non è violenza per quattro adolescenti su dieci. Per uno su quattro è normale diventare violenti se si scopre un tradimento, per questo ci si lascia geolocalizzare: il controllo è una forma d'amore. E poi c'è il consenso anzi, non c'è: le ragazze dicono "no" ma intendono "sì". Sono solo alcuni dei dati emersi dall'indagine di Fondazione Libellula, la “Survey Teen”: una fotografia della comprensione e dell'esperienza della violenza di genere di 1.592 giovani tra i 14 e i 19 anni.
Sono ragazze (48%), ragazzi (48%) e persone non binarie. Giovani che denunciano i rischi dei social network, ritenuti “più pericolosi dei mezzi di trasporto pubblici” soprattutto per le ragazze (71% contro il 57% dei ragazzi) ma anche la scuola: uno spazio che non è percepito come sicuro, per questo 3 su 4 credono che proprio in classe si debba parlare di violenza di genere e cultura del consenso.
I dati
I dati della survey offrono un quadro allarmante: i comportamenti peggiori degli adulti sembran…
Lo stalking non è violenza per quattro adolescenti su dieci. Per uno su quattro è normale diventare violenti se si scopre un tradimento, per questo ci si lascia geolocalizzare: il controllo è una forma d'amore. E poi c'è il consenso anzi, non c'è: le ragazze dicono "no" ma intendono "sì". Sono solo alcuni dei dati emersi dall'indagine di Fondazione Libellula, la “Survey Teen”: una fotografia della comprensione e dell'esperienza della violenza di genere di 1.592 giovani tra i 14 e i 19 anni.
Sono ragazze (48%), ragazzi (48%) e persone non binarie. Giovani che denunciano i rischi dei social network, ritenuti “più pericolosi dei mezzi di trasporto pubblici” soprattutto per le ragazze (71% contro il 57% dei ragazzi) ma anche la scuola: uno spazio che non è percepito come sicuro, per questo 3 su 4 credono che proprio in classe si debba parlare di violenza di genere e cultura del consenso.
I dati
I dati della survey offrono un quadro allarmante: i comportamenti peggiori degli adulti sembrano replicati e peggio, normalizzati tra i giovanissimi che sono testimoni anche di violenza in famiglia (più di uno su 6). Per questo i concetti consenso e abuso restano un’area grigia, mentre la cultura dello stupro e quella del possesso si diffondono. “Ti tira i capelli? È perché gli piaci”: Fondazione Libellula racconta la romanticizzazione delle violenze, evidentemente scambiate per amore. Un adolescente su cinque ha ricevuto strattoni da parte del o della partner, più di uno su dieci ha preso pugni, schiaffi, calci e oggetti lanciati addosso. Diffusa largamente anche l'idea che “le ragazze dicono di no, ma in realtà intendono sì”: lo pensa una persona su tre. “Questi dati sono ripetitori della cosiddetta rape culture – si legge sul report - una pseudocultura che minimizza gli effetti dello stupro abbracciando l’idea che l’uomo sia strutturalmente un predatore e la donna una preda sessuale”. Infatti, costringere qualcuno ad avere rapporti sessuali va bene per il 14% dei ragazzi e per il 2% delle ragazze. A fare da megafono a questa sottocultura è spesso “la musica trap: lo stupro viene promosso all’interno di un’estetica della violenza che alimenta il modello del maschio tossico e della ragazza bitch, oggetto sessuale usa-e-getta, senza diritti e col dovere di soddisfare il maschio alfa”, si legge ancora.
La gelosia ossessiva non è violenza
Per la metà degli adolescenti la gelosia ossessiva non è una forma di violenza, semmai sintomo di interesse, quindi qualcosa per cui provare gratitudine. Inoltre il 40% di loro non crede sia un abuso pretendere di conoscere le password dei social del partner o controllarne il telefono. Secondo Fondazione Libellula c'è “una diffusa difficoltà a distinguere la gelosia adattiva da quella patologica: il risultato è che questi atteggiamenti sono accettati e rafforzati”. Anche in merito allo stalking c'è da preoccuparsi: il 40% degli adolescenti non conosce questo reato, considerando legittimo l’invio insistente di messaggi e le chiamate ripetute. Ed è un comportamento che si inserisce nella “crescente diffusione del cyberstalking”: che comprende il tag ossessivo sui social, la condivisione di contenuti espliciti non richiesti e l’uso di app di geolocalizzazione per controllare il partner. E per un terzo del campione non è una forma di violenza, ma sempre segno d' amore, controllare gli spostamenti del partner in tempo reale e indagare sui suoi followers, come anche decidere cosa può o non può indossare. Perfino isolare il partner dalla cerchia degli amici va bene (per due ragazzi su dieci e una ragazza su dieci). “Pur non rappresentando forme severe di violenza, questi atteggiamenti rientrano tra i campanelli d’allarme: limitano la libertà personale, possono far parte di un set di comportamenti di violenza psicologica ed essere predittori di abusi più gravi”, sottolineano le psicologhe Gaia Cuccì e Camilla Chiara Colombo, coinvolte nell'indagine.
Educazione sessuale e affettiva a scuola
La strada verso una cultura dell'equità e del rispetto sembra lunga, soprattutto senza che vengano programmati interventi reali per accelerare il passo. “Al momento in cui scriviamo – conclude il report - l’Italia è tra i sette Paesi UE a non avere obbligatoria l’educazione sessuale e affettiva a scuola insieme a Polonia, Lituania, Ungheria, Romania e Bulgaria. Fingere che gli adolescenti non si facciano domande sui loro corpi e sulle loro relazioni porterà come unica conseguenza quella di cercare altrove le risposte. E se non sarà la scuola a dargliele sarà il mondo del porno, che è come pensare di sostituire le lezioni di storia con i film su Indiana Jones”.