Wolfgang Abel è morto, era una delle anime dei Ludwig. Il ragazzo della Verona bene massacrò 15 persone in nome del neonazismo
di Alessia CanditoA tre anni dalla caduta che lo ha fatto sprofondare in un coma da cui non si è mai ripreso è morto Wolfgang Abel, una delle due anime dei Ludwig, i neonazisti che in sette anni hanno ammazzato quindici persone tra il Veneto, la Lombardia e la Baviera.
Emarginati, stranieri, rom, diversi. Insieme a Marco Furlan, l’altra anima dei Ludwig, per anni hanno preso di mira chiunque considerassero “diverso”. Figli della Verona bene, sono stati condannati come responsabili di almeno quindici omicidi, commessi fra il ’77 e l’’84.
Escono allo scoperto nel dicembre 1980, rivendicando la morte di tre persone: Guerrino Spinelli, 30 anni, nomade, bruciato vivo con due bottiglie incendiarie nella sua automobile a Verona, il cameriere Luciano Stefanato, 44 anni, di Padova, omosessuale, bastonato e accoltellato a morte, il veneziano Claudio Costa, 22 anni, tossicodipendente, accoltellato a Venezia. Si firmano “Ludwig" e al Gazzettino di Venezia mandano un foglio scritto in caratteri runici, firmato con …
A tre anni dalla caduta che lo ha fatto sprofondare in un coma da cui non si è mai ripreso è morto Wolfgang Abel, una delle due anime dei Ludwig, i neonazisti che in sette anni hanno ammazzato quindici persone tra il Veneto, la Lombardia e la Baviera.
Emarginati, stranieri, rom, diversi. Insieme a Marco Furlan, l’altra anima dei Ludwig, per anni hanno preso di mira chiunque considerassero “diverso”. Figli della Verona bene, sono stati condannati come responsabili di almeno quindici omicidi, commessi fra il ’77 e l’’84.
Escono allo scoperto nel dicembre 1980, rivendicando la morte di tre persone: Guerrino Spinelli, 30 anni, nomade, bruciato vivo con due bottiglie incendiarie nella sua automobile a Verona, il cameriere Luciano Stefanato, 44 anni, di Padova, omosessuale, bastonato e accoltellato a morte, il veneziano Claudio Costa, 22 anni, tossicodipendente, accoltellato a Venezia. Si firmano “Ludwig" e al Gazzettino di Venezia mandano un foglio scritto in caratteri runici, firmato con una svastica sormontata da un'aquila e dal Gott mit uns, il motto dell’ordine teutonico diventato slogan del regime nazista.
“La nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”, scrivono in quella farneticante rivendicazione. “Il fine della nostra vita è la morte di coloro che tradiscono il vero dio”, affermano dopo un altro delitto.
Per anni, nessuno sospetta di loro. Che fossero nazisti convinti era noto, ma erano studenti modello, per di più figli della “Verona bene”. Li beccano quattro anni dopo, con in mano due taniche di benzina da 25 litri, mentre il fuoco già consumava la moquette della discoteca Melamara, dove 300 ragazzi stavano ballando per festeggiare il carnevale. Una strage sfiorata. Lui si è sempre proclamato innocente, i giudici non hanno avuto dubbi.
Dal 2016, dopo 32 anni tra carcere e arresti domiciliari, Abel è tornato libero. Viveva con l’anziana madre in provincia di Verona. Tre anni fa, una caduta accidentale in casa, causata da un malore, sarebbe stata la causa dell’importante trauma cranico che lo ha fatto sprofondare in un coma da cui mai si è ripreso.
Lui e Furlan per anni sono stati considerati dei cani sciolti, più serial killer che espressione di un movimento politico eversivo, ma l’ultima inchiesta di sulla strage di piazza della Loggia ha fatto emergere una nuova verità, o meglio una nuova pista. I Ludwig – spiega un collaboratore di giustizia – non erano due, ma una decina. “Nella metà del 1973 cominciai a vedere, in compagnia degli ex ordinovisti veronesi a me ben noti, tre nuovi soggetti: …, Marco Furlan e, da ultimo, Marco Toffaloni (detto Tomaten)”. Frequentavano tutti lo stesso liceo, anche Tomaten, oggi protagonista del nuovo fascicolo sulla strage di Brescia, e “erano esecutori”, gli ideologi erano altri e li comandavano a bacchetta. Di un’organizzazione di dieci persone parla anche un investigatore, che al riguardo avrebbe consegnato una nota all’allora pm della procura di Milano, Guido Salvini.
Poco prima della rovinosa caduta che lo ha reso incosciente, appena scarcerato, Abel aveva annunciato “inedite rivelazioni” da fare “volere fare appena mi daranno il via libera”. Segreti che si è portato nella tomba.