I tre migliori ospedali d’Italia a Milano, Firenze e Ancona. Ecco perché sono stati premiati
di Michele BocciL'ingresso dell'ospedale di Careggi a Firenze
I tre migliori ospedali italiani sono Careggi di Firenze, l’azienda ospedaliera delle Marche di Ancona e l’Humanitas di Milano, l’unica struttura privata convenzionata che si conferma al vertice per il terzo anno consecutivo. I tre ospedali sono praticamente a pari merito su sei aree di attività (cardiologica, ortopedica eccetera). Careggi però è l’unica ad averne sette, perché si occupa anche di assistenza materno-infantile (con sala parto e neonatologie). Quindi teoricamente ha un’assistenza più completa. A dirlo è il Pne, Piano nazionale esiti di Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni. I dati presi in considerazione riguardano le varie attività chirurgiche e mediche delle strutture sanitarie, che vengono valutate in base a risultati come la sopravvivenza dopo gli interventi chirurgici oppure la quantità di casi trattati (più si lavora, in sanità, meglio si funziona) o ancora la rapidità di risposta alle emergenze, come certi tipi di frattura. A seconda dei vari indicat…
I tre migliori ospedali italiani sono Careggi di Firenze, l’azienda ospedaliera delle Marche di Ancona e l’Humanitas di Milano, l’unica struttura privata convenzionata che si conferma al vertice per il terzo anno consecutivo. I tre ospedali sono praticamente a pari merito su sei aree di attività (cardiologica, ortopedica eccetera). Careggi però è l’unica ad averne sette, perché si occupa anche di assistenza materno-infantile (con sala parto e neonatologie). Quindi teoricamente ha un’assistenza più completa. A dirlo è il Pne, Piano nazionale esiti di Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni. I dati presi in considerazione riguardano le varie attività chirurgiche e mediche delle strutture sanitarie, che vengono valutate in base a risultati come la sopravvivenza dopo gli interventi chirurgici oppure la quantità di casi trattati (più si lavora, in sanità, meglio si funziona) o ancora la rapidità di risposta alle emergenze, come certi tipi di frattura. A seconda dei vari indicatori ci sono le strutture che vanno meglio e quelle che vanno peggio e se si mettono insieme tutte le classifiche si ottengono appunto i primi tre ospedali. Sono quelli che hanno, in media, i dati migliori nei vari indicatori presi in considerazione.
Il numero di ricoveri e le angioplastiche
Da Agenas spiegano che nel 2023 sono aumentate le ospedalizzazioni che tornano a essere quasi 8 milioni e sono 312 mila in più del 2022. Ci si riavvicina al periodo precedente alla pandemia. Riguardo alle aree di attività, in quella cardiovascolare si vedono meno differenze di qualità tra Nord e Sud, in particolare sulla rapidità e efficacia degli interventi per l’infarto, come l’angioplastica coronarica. Quelle effettuate entro 90 minuti, cioè rapidamente, sono state in Italia il 63%, contro il 57% del 2022. Le strutture grandi, che hanno garantito un tempestivo accesso alla procedura a oltre l’85% dei pazienti sono state il Barone Romeo di Patti (Messina), l’ospedale di Treviso, e l’ospedale del cuore G. Pasquinucci (Massa-Carrara).
Sempre tra le strutture che fanno un certo numero di casi, almeno 100, vanno male l’ospedale Giaccone di Palermo (con addirittura il 7,8% di casi affrontati entro 90 minuti), l’ospedale San Giuliano di Napoli (19,2%), il Monaldi sempre di Napoli (19,4%), il Ss. Annunziata di Cagliari, l’ospedale San Paolo di Savona.
Gli interventi di bypass
Riguardo alla cardiochirurgia, i ricoveri per bypass continuano a crescere ma restano 750 in meno rispetto al 2019. Ci sono 18 strutture che hanno una casistica numerosa, sopra le soglie richieste dalle normative. Riguardo alla mortalità, quella più bassa si ha all’azienda ospedaliera di Pisa (0,18%), l’ospedale Cattinara e Maggiore di Trieste (0,21%), l’ospedale di Mestre (0,34%) e poi seguono Careggi, Parma, l’ospedale del cuore di Massa Carrara, Ismett di Palermo. Hanno dati di mortalità alta, comunque abbinata a un numero di casi non troppo basso, il Gaspare Rodolico di Catania (8,63%), Tor Vergata di Roma (6,08%), l’azienda ospedaliera di Perugida (5,71%), e a seguire il Federico II di Napoli, il Galeazzi di Milano, il Monzino sempre di Milano.
Il tumore alla mammella
Si valuta quanto lavorano le strutture, soprattutto per disincentivare le Regioni a tenere attive quelle troppo piccole. Gli interventi per tumore alla mammella sono stati 66.532 l’anno scorso. Gli ospedali con volume di attività uguale o superiore a 150 interventi all’anno nel 2023 sono stati 168 (erano 165 nel 2022), e si occupano dell’85% della casistica, un punto in percentuale in più rispetto all’anno precedente. Il problema è che ci sono ancora 201 strutture che fanno meno di 50 interventi. I ricoveri sono stati in tutto 66.535, cioè 2.500 in più rispetto al 2022. Per questo tipo di problemi si possono elencare gli ospedali che funzionano, perché quelli che fanno meno di dieci interventi sono moltissimi. A operare di più il tumore alla mammella sono l’Ieo (ben 2.626 interventi nel 2023), il Gemelli di Roma (1.433), Careggi a Firenze (931), l’Humanitas di MIlano (909) e quello di Catania (816)
Il tumore al colon
In questo caso, su 26.154 operazioni, il 28% della casistica è trattato in ospedali che fanno troppo pochi interventi, cioè meno di 45 l’anno. In 183 strutture si sale sopra ai 50 interventi l’anno, per circa il 66% della casistica. Per questo problema a operare di più sono il Gemelli (503), l’ospedale di Pisa (311) e il Sant’Orsola di Bologna (308).
Tumore alla prostata
Sono 143 le strutture che fanno dai 50 interventi in su ogni anno, con l’80% della casistica. Il 16% degli interventi sono fatti in strutture che lavorano troppo poco. In tutto le operazioni sono state 23.650.
Tumore al polmone
Dei 14.336 interventi per tumore maligno al polmone fatti, il 74% sono svolti in ospedali che fanno almeno 96 operazioni l’anno. Restano un quinto dei casi, il 20%, che invece riguardano strutture da meno di 45 interventi. In questo caso, l’ospedale che fa più interventi è Careggi (748), seguono l’Ieo (591) e il San Raffaele sempre di Milano (453).
Tumore al pancreas
Nel 2023 gli interventi sono stati 3.053. Si parla di “grande frammentazione della casistica in strutture caratterizzate da volumi bassi o molto bassi, a fronte dell’elevata complessità dell’intervento chirurgico per il quale si richiede grande expertise”. Solo 10 strutture in Italia presentano volumi di attività uguali o superiori a 50 interventi annui, per un valore corrispondente di casistica pari al 45%. Visto che chi lavora tanto lavora meglio, il dato disegna una classifica dei centri migliori. Si tratta dell’azienda ospedaliera universitaria di Verona (391 casi), del San Raffaele di Milano (192), dell’azienda ospedaliero universitaria Pisana (167), dell’Humanitas di Milano, della casa di cura Pederzoli di Verona, del policlinico Gemelli di Roma, del policlinico Sant’Orsola di Bologna, dell’azienda ospedaliera universitaria di Padova, dell’ospedale Ca' Granda-Niguarda di Milano. Purtroppo il 42% della casistica è trattato in strutture con volumi bassi o molto bassi, cioè da meno di 45 interventi all’anno.
Le nascite e i cesarei
Come noto, il numero dei parti continua a calare. Nel 2023 sono stati 381.766, cioè 11.700 in meno del 2022. Aumentano i punti nascita piccoli, che fanno cioè meno di 500 parti all’anno. Sono stati 137 l’anno scorso e hanno fatto l’8% dei parti. Intanto sono calate le strutture che hanno fatto almeno mille parti l’anno. Cala un po’ il numero dei cesarei, scesi dal 23,1 al 22,7% del totale. Si fanno più cesarei nel privato, tra l’altro nelle realtà più piccole. Come sempre, al Sud si fanno più interventi chirurgici di questo tipo, e in Campania, Puglia, Sicilia, Lazio ma anche in Lombardia ci sono strutture che superano il 40% dei cesarei.
La frattura del femore
È importante operare rapidamente, cioè entro 48 ore, la frattura del collo del femore negli anziani. L’anno scorso si è arrivati al 59% degli interventi entro i termini, rispetto al 53% nel 2022. Molte Regioni però hanno valori molto bassi. Quasi tutte le strutture stanno sotto la soglia del 60% in Calabria, Liguria, Basilicata, Umbria, Molise e Sardegna. Le strutture che hanno garantito un tempestivo accesso all’intervento chirurgico per frattura di femore, cioè hanno trattato almeno 100 casi e operato più del 95% dei pazienti operati entro 48 ore, sono: L’Umberto I (Siracusa), l’ospedale di Monopoli (Bari), l’ospedale Sandro Pertini (Roma), il S. Giovanni di Dio (Agrigento), l’Humanitas Gavazzeni (Bergamo). A andare male, invece, sono Matera (con appena il 5% di fratture operate in 48 ore), l’ospedale Sirai di Carbonia (8%), l’ospedale di Frosinone (8%), quello di Nuoro (11,3%).