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Dossier su Jacobs dopo gli ori olimpici. “È un legale a volerlo”

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Oltre al campione azzurro, nel mirino anche l’allenatore Paolo Camossi, il manager Marcello Magnani e il nutrizionista Giacomo Spazzini
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Milano — Correva più lui o chi realizzava i dossier? L’inchiesta sulla banda degli spioni ha permesso di scoprire «intercettazioni illecite» pure sull’oro olimpico Marcel Jacobs e sul suo staff, commissionate dall’ex super poliziotto Gallo su richiesta di un avvocato padovano «in corso di identificazione». Oltre al campione azzurro, nel mirino anche l’allenatore Paolo Camossi, il manager Marcello Magnani e il nutrizionista Giacomo Spazzini. Il dossier è stato curato da due collaboratori della banda, gli indagati Lorenzo Di Iulio e Gabriele Pegoraro. Nel pc di quest’ultimo è stata trovata una mail «avente per allegato una relazione tecnica contenente un report che riporta lo scambio di messaggi tra i quattro soggetti, nonché un elenco di “parole chiave”», si legge negli atti. Un’indagine che, da quanto s’intuisce, avrà altri sviluppi.

Milano — Correva più lui o chi realizzava i dossier? L’inchiesta sulla banda degli spioni ha permesso di scoprire «intercettazioni illecite» pure sull’oro olimpico Marcel Jacobs e sul suo staff, commissionate dall’ex super poliziotto Gallo su richiesta di un avvocato padovano «in corso di identificazione». Oltre al campione azzurro, nel mirino anche l’allenatore Paolo Camossi, il manager Marcello Magnani e il nutrizionista Giacomo Spazzini. Il dossier è stato curato da due collaboratori della banda, gli indagati Lorenzo Di Iulio e Gabriele Pegoraro. Nel pc di quest’ultimo è stata trovata una mail «avente per allegato una relazione tecnica contenente un report che riporta lo scambio di messaggi tra i quattro soggetti, nonché un elenco di “parole chiave”», si legge negli atti. Un’indagine che, da quanto s’intuisce, avrà altri sviluppi.

I protagonisti dell’inchiesta sui dossieraggi avevano anche una banca dati di prefetti e magistrati. In un’informativa si leggono i nomi dell’ex procuratore capo di Milano Francesco Greco e di pm in attività. Tra i nomi degli spiati, «il noto youtuber e contractor» Paolo Simeone. E fra i dossier, quello sulle “olgettine”, su Paolo Andrea Colombo di Fincantieri e un altro, chiesto da Pazzali, sul suo rivale Beniamino Lo Presti, presidente del cda di Milano Serravalle e Milano Tangenziali. «Comando io e quando dico di fare certe cose le fai, senza discussioni», intimava il presidente (autosospeso) di Fondazione Fiera a Gallo. «Equalize è una struttura creata da Pazzali con lo scopo principale di fornirgli le informazioni per agevolare le sue nomine e i suoi rapporti politici», annotano i carabinieri. «L’anno scorso...sai che ho preso centottantamila euro di dividendi», diceva lui. Gli investigatori parlano di «potere eversivo delle attività criminali del gruppo».

Scenari inquietanti: «Adesso abbiamo trovato le foto... me le hanno trovate i ragazzi della Procura», annunciava Calamucci parlando di un report. E poi: «Abbiamo parti dell’archivio di Andreotti. Una cantina grande quanto il Duomo di Milano, tutti i fascicoli...è tutto materiale buono!». Emergono «reti» di relazioni nei tribunali, con le forze di polizia e magistrati. Per questo nelle carte si parla di «talpe». Un sistema di «tre vie d’accesso» consentiva d’infilarsi nelle banche dati dell’Interno. Dalle divise infedeli alla «esfiltrazione» di dati mediante trucchi informatici fino alla complicità di tecnici addetti alla manutenzione. Al centro di tutto, Gallo. E la sua rete. Nel 2020 aveva avuto contatti con Marcello Dell’Utri. Ne aveva con il prefetto Luigi Savina o col questore di Fermo Luigi Di Clemente, che chiede all’ex poliziotto un accertamento su un imprenditore. Di Clemente parla con Gallo pure di «agganci» con Diego Della Valle per ottenere prezzi di favore sui brand di lusso.

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