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Maternità surrogata. “Bloccati in Argentina, ma senza nostra figlia non torniamo in Italia”

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La coppia italiana a Buenos Aires e la bambina avuta con la maternità surrogata. Il legale: “Non hanno commesso alcun reato, risolveremo presto”
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PADOVA — Nonostante tutto, resta comunque il loro momento magico. Anche se si trovano in un piccolissimo appartamento nella periferia di Buenos Aires, con gli agenti in borghese che li controllano quando escono per andare al supermercato o a fare colazione al bar. Ma Fabio, medico oncologo padovano, e Gaetano, il suo compagno, infermiere, stringono in braccio la loro bambina e pensano che, a maggior ragione, questi giorni non li scorderanno mai. «Da qui non ci muoviamo senza nostra figlia», dicono questi due genitori, bloccati dalle autorità per essere ricorsi alla maternità surrogata in Argentina e intenzionati più che mai a essere famiglia.

I controlli su chi lucra sul sistema

Ma la situazione è ingarbugliata, perché nello St…

PADOVA — Nonostante tutto, resta comunque il loro momento magico. Anche se si trovano in un piccolissimo appartamento nella periferia di Buenos Aires, con gli agenti in borghese che li controllano quando escono per andare al supermercato o a fare colazione al bar. Ma Fabio, medico oncologo padovano, e Gaetano, il suo compagno, infermiere, stringono in braccio la loro bambina e pensano che, a maggior ragione, questi giorni non li scorderanno mai. «Da qui non ci muoviamo senza nostra figlia», dicono questi due genitori, bloccati dalle autorità per essere ricorsi alla maternità surrogata in Argentina e intenzionati più che mai a essere famiglia.

I controlli su chi lucra sul sistema

Ma la situazione è ingarbugliata, perché nello Stato sudamericano non esiste ancora una legge specifica però le autorità stanno perseguendo le organizzazioni che lucrano sul sistema. In questa dinamica si inserisce il blocco all’aeroporto della coppia italiana, con la bambina nata il 10 ottobre scorso e la donna che si è offerta di portare avanti la gravidanza. Stavano cercando di partire tutti e quattro dall’aeroporto internazionale di Buenos Aires, dopo altri due tentativi falliti, ma le autorità li hanno fermati poco prima che il velivolo diretto a Parigi decollasse. «Non c’è alcun reato», si affretta a evidenziare l’avvocato Maurizio Paniz, ex parlamentare del Pdl, a cui è stato affidato l’incarico di seguire il caso. «Gli accertamenti riguardano situazioni che coinvolgono altre persone in Argentina. Ho parlato personalmente con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e con tutti i vertici dell’ambasciata italiana. Cerchiamo tutti di lavorare al meglio per risolvere la situazione».

Per l’Italia tutto ok, nessun reato

Intanto però la polizia argentina ha sequestrato alla coppia di Padova (Fabio è il padre biologico e ha 36 anni, Gaetano 40), entrambi i passaporti. Si sono presi anche pc e telefoni cellulari, per incrociare una serie di dati che riguardano i contatti avuti con l’organizzazione che consente di realizzare la maternità surrogata. «Le persone che assisto non hanno nulla da rimproverarsi sul piano legale o penale», precisa Paniz, che in questo ultimo anno ha assistito anche una coppia di mamme Arcobaleno a Mel, in provincia di Belluno. «Quanto alla legge italiana, la nascita della bambina è antecedente all’entrata in vigore. Dunque nessun problema».

La maternità surrogata

La donna che ha messo alla luce la bambina ha 28 anni e sostiene di essere stata contattata su un gruppo di Facebook. Agli inquirenti ha raccontato di aver già donato gli ovuli appena diciottenne, così come altre ragazze del suo quartiere nella città di Rosario, ovviamente in cambio di denaro. Secondo le informazioni trapelate finora, l’organizzazione che ha gestito la maternità operava con un collegamento negli Stati Uniti e comunicava con lei attraverso messaggi a tempo. Gli intermediari si sono occupati dei test clinici e delle cure e hanno stipulato un’assicurazione medica per circa un anno, affittando per lei un appartamento nel ricco quartiere di Recoleta, nella capitale argentina, fino alla data del parto. Costo dell’operazione: 5.500 euro, di cui solo una minima parte per la donna. La bimba è nata appunto il 10 ottobre scorso nel reparto di maternità di una clinica svizzero-argentina, sempre della capitale. Ma non sarebbe un caso isolato, negli ultimi mesi sono stati scoperti casi simili in diverse parti del Paese. A Cordoba, lo scorso mese di luglio, sono state convocate per un interrogatorio nove persone accusate di aver reclutato donne in situazioni di vulnerabilità.

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