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Almagià, l’antiquario dei tesori trafugati che gli Usa ora vogliono arrestare

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La procura di New York spicca un mandato di cattura internazionale per il 73enne romano Edoardo Almagià. Avrebbe guadagnato milioni rifornendo di reperti archeologici i più importanti musei del Paese
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Il Registro Verde era custodito gelosamente in una cassapanca del Rinascimento, sotto alla statua di marmo di un daino, in uno dei suoi appartamenti di Manhattan. Edoardo Almagià, ricostruisce il New York Times, vi aveva elencato 1.700 reperti etruschi, romani, greci, per un valore di milioni di dollari. Alcuni sarebbero stati trafugati illegalmente, secondo le 80 pagine di accusa della procura di Manhattan, che giovedì ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del commerciante di antichità residente a Roma. Almagià, noto nell’ambiente come l’“Americano”, oggi ha 73 anni, portati con enorme charme. Forse troppo.

Una sua ex fidanzata, infuriata, di recente ha infatti deciso di vendicarsi sottraendogli il “registro verde”, sempre secondo il quotidiano di New York. Lui, accortosi del furto, le ha strappato l’agenda dalle mani. Non ha però notato la pila di fogli ancora caldi nella fotocopiatrice, che sono finiti sulle scrivanie dei giudici di New York. Al momento il ma…

Il Registro Verde era custodito gelosamente in una cassapanca del Rinascimento, sotto alla statua di marmo di un daino, in uno dei suoi appartamenti di Manhattan. Edoardo Almagià, ricostruisce il New York Times, vi aveva elencato 1.700 reperti etruschi, romani, greci, per un valore di milioni di dollari. Alcuni sarebbero stati trafugati illegalmente, secondo le 80 pagine di accusa della procura di Manhattan, che giovedì ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del commerciante di antichità residente a Roma. Almagià, noto nell’ambiente come l’“Americano”, oggi ha 73 anni, portati con enorme charme. Forse troppo.

Una sua ex fidanzata, infuriata, di recente ha infatti deciso di vendicarsi sottraendogli il “registro verde”, sempre secondo il quotidiano di New York. Lui, accortosi del furto, le ha strappato l’agenda dalle mani. Non ha però notato la pila di fogli ancora caldi nella fotocopiatrice, che sono finiti sulle scrivanie dei giudici di New York. Al momento il mandato di arresto è in transito sui tavoli dell’Interpol, in attesa di arrivare a Roma.

Era dagli anni Novanta che la magistratura americana e i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale italiani cercavano di incastrare Almagià, ma tutte le indagini erano finite in prescrizione o con un nulla di fatto. Le forze dell’ordine, nel corso degli anni, erano almeno riuscite a recuperare centinaia di oggetti dai musei più importanti del Paese: una coppa da vino di 2.500 anni dal Getty Museum, una testa di vetro colorata di epoca fenicia dal Museo d’arte di Cleveland, due affreschi di Ercolano con cui era stato fermato nel 2000 all’aeroporto di New York. Molti dei reperti venduti illegalmente nel corso degli anni sono stati restituiti all’Italia.

Alcuni reperti restituiti all'Italia grazie alla collaborazione tra la procura di Manhattan e i Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale 

Sul suo sito personale Almagià, nato a New York in una famiglia ebraica fuggita dalle leggi razziali, non si peritava di pubblicare le sue foto infilato in un cunicolo di scavo. Raccontava le prime esperienze nei siti etruschi di Tarquinia e Cerveteri come socio del Gruppo archeologico romano. E descriveva la sua commozione quando da bambino, visitando il sito di Leptis Magna in Libia, estrasse dalla terra un paio di manici e piedi di anfora. Il custode lo rimproverò severamente, ma l’intervento di un archeologo del luogo e del padre, erede di una delle aziende cantieristiche più importanti del Mediterraneo, gli permise per la prima volta di farla franca.

Continuerà a scamparla per buona parte della vita. Mai infatti, fino a questa settimana, gli inquirenti erano riusciti a mettere un timbro su un mandato di arresto col suo nome. Almagià candidamente consigliava ai suoi inseguitori di spendere meglio i loro fondi, magari abbellendo qualcuno dei nostri musei dall’apparenza troppo sciatta.

Almagià giovane all'interno di uno scavo 

Laureato in arte antica a Princeton (il museo dell’ateneo è fra quelli che hanno dovuto restituire più opere d’arte acquistate tramite l’ex alumno), Almagià non si è mai mostrato troppo preoccupato per le attenzioni della giustizia. Gli stessi inquirenti che per anni hanno cercato di incastrarlo lo descrivono come coltissimo, facondo, di grande spessore.

A bruciargli più del mandato d’arresto di oggi, forse, è l’affare della vita che gli è sfumato davanti agli occhi trent’anni fa. La Triade capitolina dell’Inviolata, l’unica statua raffigurante Giove, Giunone e Minerva insieme, fu dissotterrata nel 1992 da un tombarolo vicino Roma. Una delle opere più belle dell’arte romana venne recuperata due anni dopo dai carabinieri sulla via della Svizzera, dove si era involata in cambio di 4 miliardi di lire. Gli inquirenti ricostruirono che uno dei primi a ricevere la foto della statua, ancora incrostata di terra, fu proprio Almagià. Lui non le diede troppo peso, o forse la giudicò troppo cara. Anche da quel famoso processo, in ogni caso, riuscì a uscire immacolato.

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