Al via in Umbria le riprese della serie di Amanda Knox sul delitto di Perugia ma si scatenano le polemiche: “Continua a speculare sul dolore”
di E.F.LONDRA – Una serie televisiva sul delitto di Perugia, prodotta da Amanda Knox, la giovane americana condannata in primo grado e poi assolta in appello per l’omicidio e l’abuso sessuale della studentessa inglese Meredith Kercher, suscita nuove polemiche sulla vicenda a diciassette anni dai fatti. “Facciamo fatica a capire a cosa serva questa serie tivù”, afferma Stephanie Kercher, sorella di Meredith, parlando a nome della famiglia. E l’avvocato di Patrick Lumumba, titolare del bar in cui Amanda lavorava part-time, inizialmente incriminato dell’omicidio ma poi giudicato estraneo ai fatti, nota che con questa produzione televisiva Knox “continua a guadagnare su un tragico avvenimento, senza avere risarcito un solo euro al mio cliente per le calunnie che gli ha rivolto, calunnie delle quali è stata riconosciuta colpevole”.
Meredith Kercher aveva 21 anni quando fu assassinata nel 2007 a Perugia, dove studiava all’università. Amanda Knox, che viveva con lei nell’appartamento del delitto, e…
LONDRA – Una serie televisiva sul delitto di Perugia, prodotta da Amanda Knox, la giovane americana condannata in primo grado e poi assolta in appello per l’omicidio e l’abuso sessuale della studentessa inglese Meredith Kercher, suscita nuove polemiche sulla vicenda a diciassette anni dai fatti. “Facciamo fatica a capire a cosa serva questa serie tivù”, afferma Stephanie Kercher, sorella di Meredith, parlando a nome della famiglia. E l’avvocato di Patrick Lumumba, titolare del bar in cui Amanda lavorava part-time, inizialmente incriminato dell’omicidio ma poi giudicato estraneo ai fatti, nota che con questa produzione televisiva Knox “continua a guadagnare su un tragico avvenimento, senza avere risarcito un solo euro al mio cliente per le calunnie che gli ha rivolto, calunnie delle quali è stata riconosciuta colpevole”.
Meredith Kercher aveva 21 anni quando fu assassinata nel 2007 a Perugia, dove studiava all’università. Amanda Knox, che viveva con lei nell’appartamento del delitto, e Raffaele Sollecito, lo studente italiano all’epoca in una relazione con Knox, furono entrambi condannati in primo grado ma sono stati successivamente assolti in appello, dopo avere trascorso quattro anni in carcere. Rudy Guede, un immigrato della Costa d’Avorio, che aveva 20 anni all’epoca dei fatti e viveva in Italia sin da bambino, condannato in primo grado a 30 anni come autore del delitto, si è visto ridurre la pena a 16 anni in appello ed è stato rilasciato nel 2021 dopo averne scontati 13.
Ritornata negli Stati Uniti, Amanda Knox si è sposata e ha avuto due figli. Ha scritto due libri sul processo di Perugia, ricavando dal primo, un volume di memorie, un compenso stimato in 3 milioni e mezzo di dollari, e ha partecipato anche a un documentario di Netflix sul caso. Ora, nel 17esimo anniversario del delitto, sono cominciate in Umbria le riprese di “Blue Moon”, una serie tivù in otto puntate sul delitto, prodotta da Knox insieme a Monica Lewinski, l’ex-stagista della Casa Bianca al centro dello scandalo che coinvolse il presidente americano Bill Clinton, accusato di avere giurato il falso sui loro rapporti sessuali. Ed è questo ennesimo capitolo della vicenda a scatenare le polemiche.
“Sentiremo sempre la mancanza di Meredith, ricorderemo sempre la dignità con cui ha vissuto, ma non riusciamo a comprendere lo scopo di una serie tivù sulla sua fine”, ha detto sua sorella Stephanie nell’anniversario della morte. Parole che, pur senza accusare esplicitamente Amanda Knox di strumentalizzare quanto è accaduto per fini commerciali, riecheggiano le accuse rivolte a Knox da Carlo Pacelli, l’avvocato di Lumumba. “Non entro nel merito dell’opportunità di girare un film su Amanda Knox, da lei stessa co-prodotto, e quindi per lei fonte di guadagno”, afferma il legale. “Rilevo però che, nonostante questa tragica vicenda l’abbia portata a scrivere già due libri e adesso appunto a girare una fiction, ad oggi Knox, nonostante una condanna per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, recentemente confermata anche dalla Corte d’assise d’appello di Firenze, in totale continuità con tutte corti di merito e di legittimità, non ha risarcito nemmeno un euro del danno prodotto al mio assistito”.
Lumumba trascorse due anni in carcere, prima di essere rilasciato grazie a un testimone che gli fornì un alibi in grado di dimostrare la sua estraneità all’omicidio. Sebbene definitivamente assolta dall’accusa di omicidio, Kercher è stata però ritenuta responsabile di avere ingiustamente accusato Lumumba di essere l’assassino della studentessa inglese e condannata a 3 anni di prigione (già scontati fra il primo e il secondo processo) e a un risarcimento danni. I difensori di Amanda, tuttavia, hanno presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per calunnia e su questo i giudici dell’alta corte devono ancora pronunciarsi. Sul delitto di Perugia, dunque, non è ancora stata detta l’ultima parola.