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L’attivista curda Maysoon Majidi è cittadina di Riace. “Lasciate che l’Europa ci dia la dignità che i nostri Paesi ci negano”

(agf)

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A consegnarle le chiavi della città, la deputata dem Laura Boldrini. “Dal governo, sull’immigrazione solo propaganda sulla pelle dei più deboli”
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“Il percorso verso la libertà per una donna è un cammino pieno di pericoli. Le donne in fuga sono particolarmente vulnerabili. Siamo esposte ad abusi fisici, violenze sessuali e umiliazioni culturali senza aver diritto ad alcuna difesa. È come se perdessimo la nostra umanità passo dopo passo”.

Legge e le trema la voce Maysoon Majidi, da poco più di una settimana libera dopo dieci mesi passati in cella, con l’accusa – ancor più infamante per lei che da militante ha rischiato la vita per difendere i diritti di tutti – di essere una scafista, disposta a collaborare con chi lucra sulla disperazione della gente.

Cittadina del borgo dell’accoglienza nato grazie ai curdi

È appena diventata cittadina di Riace, che a lei…

“Il percorso verso la libertà per una donna è un cammino pieno di pericoli. Le donne in fuga sono particolarmente vulnerabili. Siamo esposte ad abusi fisici, violenze sessuali e umiliazioni culturali senza aver diritto ad alcuna difesa. È come se perdessimo la nostra umanità passo dopo passo”.

Legge e le trema la voce Maysoon Majidi, da poco più di una settimana libera dopo dieci mesi passati in cella, con l’accusa – ancor più infamante per lei che da militante ha rischiato la vita per difendere i diritti di tutti – di essere una scafista, disposta a collaborare con chi lucra sulla disperazione della gente.

Cittadina del borgo dell’accoglienza nato grazie ai curdi

È appena diventata cittadina di Riace, che a lei, attivista curda iraniana in fuga dal regime, ha spalancato le porte come fatto con quel primo gruppo di profughi in fuga dal Kurdistan iracheno, approdato sulla spiaggia di Riace nell’estate del 1998, quando la scommessa del “borgo dell’accoglienza” è iniziata. “A noi non viene concesso neanche il diritto di esistere”, ha spiegato spesso a chi le abbia chiesto della sua lotta.

Scandisce le parole nell’italiano imparato in carcere, fin quando il fiato non le manca, la lingua incespica e porge i fogli. Nell’aula del Consiglio di Riace zeppa di gente, Maysoon, consumata da dieci mesi di detenzione che le hanno portato via più di quindici chili, sembra ancora più piccola. Ma il messaggio che affida alla deputata Laura Boldrini, anche lei cittadina onoraria di Riace, è potente come l’urlo di tutte le donne che attraversano le frontiere per esistere. Ed è anche a nome loro che parla. “Portiamo le cicatrici di questo viaggio, fisiche e psicologiche, difficili da guarire. Lungo il cammino verso la libertà ci ricordano continuamente la nostra vulnerabilità più profonda”.

"Pensavo che l’Italia fosse Paese di diritti, ma sono finita in carcere senza sapere perché”

Quando è arrivata in Italia, scrive Maysoon, “credevo di essere in un Paese di libertà e diritti, ma sono stata arrestata senza capire perché. Dieci mesi, di cui due senza traduttore, senza nessuno che mi spiegasse le accuse”. In carcere l’attivista ha capito che è condizione comune, ha saputo di tanti, una di loro, Marjam Jamali, la mamma iraniana che ha denunciato di essere stata vittima di un tentativo di molestie respinte e per questo poi accusata ingiustamente, l’ha anche incontrata. Ecco perché a Boldrini, l’attivista affida una serie di richieste per il governo.

"In carcere hanno annullato la mia umanità”

“Fornite alle persone che cercano rifugio in Europa il supporto necessario per preservare la propria dignità”. Significa traduttori, legali e diritti. “Nessuno di noi dovrebbe essere imprigionato senza poter comunicare. L’isolamento che ho vissuto non significa solo mancanza di assistenza legale, ma negazione di umanità”. Alle donne rifugiate che fuggono dal Medio Oriente, sottolinea, dovrebbe essere data speciale protezione. “A noi che desideriamo solo libertà e possibilità di vivere con dignità, date rispetto e protezione, non ulteriori oppressioni e pregiudizi”. Da donna curda, da militante per un Kurdistan sovrano e libero, “chiedo – scrive – che l’Italia e l’Europa non sono ci offrano protezione, ma ci accolgano come membri uguali della società. Permetteteci di vivere non solo come rifugiate, ma come sopravvissute in cerca di libertà e dignità”.

"Gli scafisti veri non li trovate sui barconi. Basta accordi con i governi che li proteggono”

Con la quarta, in parole semplici, svela la vera natura dell’annunciata “caccia agli scafisti lungo tutto il globo terracqueo”. Quelli veri – spiega lei, che in assenza di canali legali e sicuri per fuggire dall’Iran ha dovuto bussare alla loro porta – “non rischiano la vita sui barconi, operano da Turchia, Nord Africa, Regno Unito”. Quelli che come tali arrestati e con il nuovo articolo 12bis rischiano pene fino a trent’anni, sono solo persone che fuggono o che aiutano gli altri a farlo. “Se volete proteggere le vostre frontiere, dovreste sanzionare i governi sfruttatori, non esporre i rifugiati indifesi ai rischi insiti in questa legge”.

Il destino del fratello appeso a un ricorso

Maysoon è provata. Dopo dieci mesi di battaglia per provare la propria innocenza vorrebbe pace, riposo, tempo per rimettere insieme i pezzi. La decisione del giudice di liberarla dopo il crollo rovinoso dell’impianto accusatorio durante l’ultima udienza, fa ben sperare, ma per la sentenza dovrà ancora attendere un mese. Così come attende di sapere se e quando potrà riabbracciare lo zio che li aspettava in Germania e il fratello che è riuscito a raggiungerlo, ma che adesso Berlino vuole espellere.

È arrivato in Italia, secondo il regolamento di Dublino, è Roma a doversi occupare della sua richiesta asilo. Deciderà il ricorso, il loro è in realtà un ricongiungimento familiare – sostengono i legali – con uno zio, da decenni rifugiato anche lui. “Lasciate che l’Europa sia un luogo che ci restituisca non solo la sicurezza – è l’appello di Maysoon – ma anche l’umanità e la dignità che ci sono state tolte nel nostro Paese”.

Lucano: “Eroina dei nostri tempi”

Mimmo Lucano la guarda, la definisce “un’eroina dei nostri tempi, che ha lottato per riaffermare gli ideali di democrazia e libertà”, ma non le ruba la scena. Lui sindaco, le cede anche la fascia per un po’. Mimì U Curdu, lo chiamavano quando Riace ha iniziato a farsi conoscere come borgo rinato grazie a chi è arrivato dal mare. E a questa ragazzina così esile da sembrare sul punto di rompersi si sente vicino, come lei è stato rincorso da accuse inconcepibili per lui, confermate in primo grado, cancellate in appello e su cui la Cassazione adesso di dovrà pronunciare.

Boldrini: “Dal governo, solo propaganda sulla pelle dei più deboli”

“Questo governo – spiega Laura Boldrini – non vuole gestire il fenomeno migratorio, ma solo fare propaganda. Avevano promesso al loro elettorato blocco navale, chiusura dei porti, rimpatri di massa e respingimenti collettivi, ma fortunatamente in Italia c’è ancora uno Stato di diritto che lo ha reso impossibile. Ecco perché si sono inventati l’operazione Albania, dicendo all’opinione pubblica che nessuno sarebbe più giunto in Italia. Menzogna. Loro conoscono benissimo la gerarchia delle norme, sanno che non possono superare quella europea, ma usano i centri in Albania anche per alimentare lo scontro con la magistratura”. Uno specchietto per le allodole, sottolinea Boldrini, “per tentare di nascondere i fallimenti, a partire da quello sulla manovra”

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