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Migranti, nasce una rete internazionale contro il ‘modello Albania’

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Ong e associazioni si oppongono alla “esternalizzazione della gestione dei flussi migratori”. L’appuntamento è per l’1 e il 2 dicembre a Tirana
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Contro il modello Albania nasce una rete internazionale di ong e associazioni che si oppone alla “esternalizzazione della gestione dei flussi migratori”. L’appuntamento è per l’1 e il 2 dicembre a Tirana. Il primo giorno, domenica, cercheranno di entrare con i parlamentari italiani all’interno dell’hotspot di Shengjjin e nel centro di trattenimento di Gjader. Lunedì saranno nella capitale per manifestare davanti al parlamento, alle ambasciate e ad altre sedi istituzionali. Sono in contatto con Avs, Pd e +Europa, mentre hanno in tasca l’appoggio degli europarlamentari di Volt, che si stanno organizzando per visitare i centri già il 25 novembre.

Il battesimo di questa coalizione è avvenuto ieri in un parco nel centro di Tirana. Lì alcuni rappresentanti delle …

Contro il modello Albania nasce una rete internazionale di ong e associazioni che si oppone alla “esternalizzazione della gestione dei flussi migratori”. L’appuntamento è per l’1 e il 2 dicembre a Tirana. Il primo giorno, domenica, cercheranno di entrare con i parlamentari italiani all’interno dell’hotspot di Shengjjin e nel centro di trattenimento di Gjader. Lunedì saranno nella capitale per manifestare davanti al parlamento, alle ambasciate e ad altre sedi istituzionali. Sono in contatto con Avs, Pd e +Europa, mentre hanno in tasca l’appoggio degli europarlamentari di Volt, che si stanno organizzando per visitare i centri già il 25 novembre.

Il battesimo di questa coalizione è avvenuto ieri in un parco nel centro di Tirana. Lì alcuni rappresentanti delle associazioni hanno tenuto una conferenza stampa brandendo cartelli nei quali chiedevano “libertà di movimento per tutti”. “Centinaia di attivisti da tutta Italia e dall’estero hanno dato vita a Network against migrant detention - annuncia Igor Zecchini, della Rete “Mai più lager” di Milano – vogliamo combattere l’infamia della detenzione amministrativa e l’istituzionalizzazione del razzismo. C’è un forte salto repressivo del governo e dell’Europa. E noi vogliamo dare una risposta. Partiamo da qui oggi in Albania”.

In prima fila c’è Kristina Millona, giornalista e ricercatrice albanese e attivista di Other Europe: “La nostra nazione è stata scelta come laboratorio per esternalizzare la gestione dei flussi migratori per un tempo molto lungo. Ma proprio gli albanesi sono tra i popoli che più continuano a subire le deportazioni. E non ci sentiamo in debito nei confronti dell’Italia, come dice il nostro presidente Edi Rama per giustificare l’accordo. Non dimentichiamo, semmai, che l’Italia ha imprigionato migliaia di rifugiati albanesi nello stadio di Bari, lasciandoli lì per giorni senza acqua né cibo. Non dimentichiamo la tragedia del canale di Otranto, quando l’affondamento della nave Katr I Rades causato dalla marina militare italiana causò la morte di 81 persone. Non dimentichiamo le nostre sorelle rapite in pieno giorno, spinte su gommoni e portate in Italia, dove sono state sottoposte a ogni forma di abuso e sfruttamento. Ora Rama vuole trasformare proprio l’Albania in un grande campo di concentramento per migranti? Noi non lo permetteremo”. Altri militanti hanno preso il volo da Treviso. Arriva da Bologna, invece, Damiano Borin: “Se le sbarre hanno i colori dell'Unione europa è compito degli europei distruggere quelle sbarre”. Detjon Begaj, consigliere comunale a Bologna, contesta l’accordo, definendo “mostruoso e disumano”. E punta il dito contro lo spreco di denaro “mentre non ci sono mai abbastanza soldi per intervenire in soccorso dei minorenni, anche albanesi, non accompagnati”.

Oltre alle realtà italiane – quaranta sigle come l’associazione Ya Basta per la dignità dei popoli contro il liberismo di Bologna, Melting Pot di Padova, l’ong Mediterranea, Adl Cobas, l’associazione studi giuridici sull’immigrazione, Refugees Welcome e pezzi di associazionismo cattolico – fanno parte della nuova rete anche associazioni albanesi come Europe Other e Mesdhe Collective. Ma i promotori sono in contatto con la tedesca Sea Watch e altre organizzazioni attive in Europa e in Libia. “Riaffermiamo – scrivono nel loro comunicato - il nostro rifiuto rispetto alla scelta del governo italiano di sdoganare in Albania il modello di esternalizzazione delle frontiere, con l'intento di farlo divenire, come affermato dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, un sistema legittimato per l'Europa nei prossimi anni”.

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