SHENGJIN (ALBANIA) — Ritorno a Shengjin. La Libra, la nave della marina militare italiana, è di nuovo al porto albanese: otto i migranti soccorsi nelle acque internazionali del canale di Sicilia. Un “bottino politico” prezioso, sebbene esiguo, per il governo italiano. Sufficiente cioè per dimostrare all'Europa, che il "modello Albania" di Giorgia Meloni, su cui si cominciano a nutrire sempre più perplessità, può funzionare. Per provare a allontanare l'idea che sia solo un gigantesco flop. Dopo poche ore, però, dopo i controlli medici di rito, ecco un primo problema per la propaganda meloniana: tra gli otto naufraghi c’è un soggetto ritenuto “vulnerabile”, che sarà quindi riportato in Italia. Forse già oggi: non può essere rinchiuso nel centro di detenzione.
Otto migranti a bordo della Libra
La volta scorsa erano sedici, ora sono solo otto: tre egiziani e cinque bengalesi. Sono arrivati venerdì mattina alle 7.30 al molo di Shengjin, spauriti negli abiti nuovi che i militari della mari…
SHENGJIN (ALBANIA) — Ritorno a Shengjin. La Libra, la nave della marina militare italiana, è di nuovo al porto albanese: otto i migranti soccorsi nelle acque internazionali del canale di Sicilia. Un “bottino politico” prezioso, sebbene esiguo, per il governo italiano. Sufficiente cioè per dimostrare all'Europa, che il "modello Albania" di Giorgia Meloni, su cui si cominciano a nutrire sempre più perplessità, può funzionare. Per provare a allontanare l'idea che sia solo un gigantesco flop. Dopo poche ore, però, dopo i controlli medici di rito, ecco un primo problema per la propaganda meloniana: tra gli otto naufraghi c’è un soggetto ritenuto “vulnerabile”, che sarà quindi riportato in Italia. Forse già oggi: non può essere rinchiuso nel centro di detenzione.
Otto migranti a bordo della Libra
La volta scorsa erano sedici, ora sono solo otto: tre egiziani e cinque bengalesi. Sono arrivati venerdì mattina alle 7.30 al molo di Shengjin, spauriti negli abiti nuovi che i militari della marina italiana hanno consegnato durante la loro lunga traversata nella nave militare, dove hanno viaggiato per due giorni e una notte, dopo essere stati soccorsi nelle acque internazionali al largo della Sicilia. A accoglierli uno spiegamento importante di poliziotti, carabinieri e finanzieri, poco più di quaranta, mobilitati fin da giovedì sera nel quartier generale dell'hotel Rafaelo, dove alloggiano le forze dell'ordine italiane.
Il nodo dei “Paesi sicuri”
Sono stati già sottoposti a bordo alle operazioni di “pre-screening”, che hanno coinvolto quasi trecento persone. Sono stati selezionati uomini adulti, non accompagnati da familiari, e considerati non vulnerabili. Soprattutto, provenienti da Paesi ritenuti “sicuri”, anche se la ridefinizione di questo criterio, decisa dal consiglio dei ministri il 23 ottobre, non è stata sufficiente a disinnescare il conflitto con i giudici del tribunale di Roma e con l'Unione europea.
Le procedure per la richiesta d’asilo
Si prevede dunque un remake del film già visto tre settimane fa: la commissione territoriale esaminerà con procedura accelerata nelle prossime ore le richieste d’asilo che i migranti quasi sicuramente presenteranno per evitare di essere rimandati in patria. Con ogni probabilità la respingeranno. Ma è altrettanto prevedibile che i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma non convalideranno nelle udienze di lunedì il trattenimento, così com'è successo per i primi 12 migranti, ora in attesa di accoglimento del loro ricorso al Cara di Bari. E qui, o in un altro centro per richiedenti asilo, potrebbero finire anche i nuovi arrivati in Albania.
Parlamentari in Albania
Intanto, riparte anche la staffetta dei parlamentari dell'opposizione e la mobilitazione delle associazioni. Venerdì mattina prenderà il via una nuova missione del Tavolo asilo e immigrazione, rete della società civile impegnata nella promozione e difesa dei diritti delle persone migranti. E con loro ci saranno i primi due parlamentari: Franco Mari, di Alleanza Verdi Sinistra, e Rachele Scarpa, del Pd, a cui si aggiungerà nei prossimi giorni Alfonso Colucci del Movimento 5Stelle.
La missione dovrà monitorare le procedure e le condizioni di accoglienza degli otto migranti. Sabato alle 12, le organizzazioni e i parlamentari, insieme alle associazioni della società civile albanese terranno una conferenza stampa per denunciare eventuali violazioni e raccontare le reali condizioni dei richiedenti asilo. "Nonostante i pronunciamenti di tribunali italiani e della Corte di giustizia europea, il governo continua a perseguire una propaganda anti immigrati che sembra prevalere sugli interessi del Paese e sui diritti fondamentali delle persone", scrivono gli organizzatori.
L’Egitto “Paese sicuro” e il caso Regeni
La decisione di mobilitare risorse significative per trasferire appena 8 migranti – egiziani e bengalesi – evidenzia l’assurdità di un’operazione sproporzionata rispetto ai suoi obiettivi. La contestazione riguarda in particolare l'inclusione dell'Egitto nella lista dei cosiddetti “Paesi sicuri”: "Il caso Regeni, ancora irrisolto, è la prova più evidente che il governo egiziano non garantisce i diritti fondamentali".
"Cosa potrà fare l'autorità competente se non applicare la sentenza della Corte di giustizia europea del 4 ottobre?", si chiede Scarpa. Che aggiunge: "Come parlamentari intendiamo esercitare a pieno il nostro potere ispettivo e di controllo su un’operazione che riteniamo sbagliata e cinica, e che si gioca prima di tutto sulla pelle di queste otto persone, e poi sulle tasche degli italiani".