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Albania, un altro flop: rimpatriato sulla Libra uno degli otto migranti

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I medici: “Vulnerabile”. Slitta a lunedì la decisione dei giudici sui trattenimenti
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Shengjin (Albania) — L’ultima disfatta del “modello Albania” è una motovedetta della Guardia di finanza che si allontana alla sera nel buio del mare Adriatico. Va a raggiungere la nave Libra, che aspetta al largo, per riportare in Italia un cittadino egiziano dichiarato “vulnerabile” per importanti problemi di salute. Sarà trasferito al Cara di Brindisi. Si riduce così a sette il numero dei migranti che in serata raggiungono il centro di trattenimento per richiedenti asilo sulla collina di Gjader.

Rispetto ai già esigui numeri (sedici migranti, poi ridotti a dodici) con cui è partita a ottobre l’operazione è un calo continuo. Tale da far trasecolare Franco Mari, il deputato di Alleanza Verdi Sinistra che ha visitato l’hotspot insieme alla collega del Pd Rachele Scarpa: «Per così poche persone lo Stato italiano ha dovuto mobilitare un centinaio di lavoratori. È tutto così costoso e pieno di incognite. E basta che ci sia un problema per uno perché si inceppi tutto il meccanismo. Cosa …

Shengjin (Albania) — L’ultima disfatta del “modello Albania” è una motovedetta della Guardia di finanza che si allontana alla sera nel buio del mare Adriatico. Va a raggiungere la nave Libra, che aspetta al largo, per riportare in Italia un cittadino egiziano dichiarato “vulnerabile” per importanti problemi di salute. Sarà trasferito al Cara di Brindisi. Si riduce così a sette il numero dei migranti che in serata raggiungono il centro di trattenimento per richiedenti asilo sulla collina di Gjader.

Rispetto ai già esigui numeri (sedici migranti, poi ridotti a dodici) con cui è partita a ottobre l’operazione è un calo continuo. Tale da far trasecolare Franco Mari, il deputato di Alleanza Verdi Sinistra che ha visitato l’hotspot insieme alla collega del Pd Rachele Scarpa: «Per così poche persone lo Stato italiano ha dovuto mobilitare un centinaio di lavoratori. È tutto così costoso e pieno di incognite. E basta che ci sia un problema per uno perché si inceppi tutto il meccanismo. Cosa succederebbe se fossero trenta?».

All’uscita del porto di Shengjin, alle sei di sera, sembra davvero di stare ai cancelli di una fabbrica a fine turno, quando vanno tutti via. Smontano poliziotti, carabinieri, medici, mediatori e gli altri operatori coinvolti nella nuova prova di forza del governo Meloni contro i giudici, restii ad andare in contrasto con la normativa europea. Contro di loro bisogna «ribellarsi», invita il premier ungherese Viktor Orbán, che in questi giorni ha ospitato a Budapest entrambi gli artefici dell’accordo, Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama, raccogliendo gli sfoghi della premier italiana contro i magistrati che si metterebbero di traverso. Questo poche ore prima che, alle otto del mattino, nel porto di Shengjin arrivassero i cinque bengalesi e i tre egiziani intercettati al largo del Canale di Sicilia, tutti vestiti con tute blu e viola, in mano le buste dei loro effetti personali. Sfibrati da quattro giorni in nave, due prima di partire e altri due di viaggio.

Per ore sono stati rifocillati, visitati e identificati. Donatella Tanzariello, avvocata del Consiglio italiano dei rifugiati, ha visitato il centro e sottolinea un dato paradossale: «Come è prassi da un anno, ai nuovi arrivati è stato chiesto anche se volessero pagare la cauzione per evitare di aspettare in stato di detenzione l’esame della domanda di asilo. È pazzesco, dopo i soldi già dati ai loro aguzzini e considerato che in quel caso l’Italia dovrebbe organizzare un altro costoso viaggio di rientro».

Scarpa non teme di usare la parola “deportazione”: «Ci hanno spiegato che i migranti hanno appreso solo in nave di essere diretti in Albania e non in Italia. Avranno almeno diritto alla consapevolezza del loro destino?». Da ieri è partita la staffetta dell’opposizione, sostenuta dal “Tavolo asilo e immigrazione”: a dare il cambio arriveranno, nei prossimi giorni, Alfonso Colucci, del M5S e l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, del Pd. Denunciano tutti gli aspetti oscuri del nuovo sistema di delocalizzazione dei flussi inventato dall’Italia. A cominciare dalle operazioni di rintraccio e salvataggio nelle acque internazionali dei naufraghi. «Ho presentato una richiesta di accesso agli atti per capire come avvengono», annuncia Riccardo Magi di +Europa.

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