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Farmaci sempre più cari per i cittadini: spesi lo scorso anno più di 7 miliardi

Il presidente di Aifa, Robert Nisticò 

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I dati di Aifa sul consumo dei medicinali: aumento del 10% dei costi per i privati. Cresce anche la spesa pubblica, ormai gli italiani consumano quasi due dosi al giorno a testa. Il nodo delle prescrizioni inappropriate e i generici non decollano
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I farmaci costano sempre di più agli italiani. Se la spesa pubblica per acquistare i medicinali è in aumento, quella a carico dei cittadini sale ancora di più. Nel 2023, dicono i dati del rapporto Osmed di Aifa, cresce addirittura del 10% rispetto all’anno prima e arriva a 7,1 miliardi di euro. Tra l’altro il dato si ottiene anche se i consumi restano stabili ed è simile a quello già visto nel 2022, segno di una tendenza preoccupante. Riguardo alla spesa totale, raggiunge i 36,2 miliardi contro i 34,1 del 2022, la sola pubblica passa da 23,5 miliardi a 24,8 con un aumento del 5,7%. L’agenzia del farmaco presenta tutti i numeri sul consumo dei medicinali nel nostro Paese, e si osservano la tendenza all’inappropriatezza di molte prescrizioni, dimostrata da grandi differenze tra di consumi tra le Regioni, il costo sempre più alto dei farmaci ospedalieri e appunto la corsa della spesa privata. Poi c’è il boom dei farmaci per dimagrire, antidiabetici sempre più utilizzati.

Perché i cittadi…

I farmaci costano sempre di più agli italiani. Se la spesa pubblica per acquistare i medicinali è in aumento, quella a carico dei cittadini sale ancora di più. Nel 2023, dicono i dati del rapporto Osmed di Aifa, cresce addirittura del 10% rispetto all’anno prima e arriva a 7,1 miliardi di euro. Tra l’altro il dato si ottiene anche se i consumi restano stabili ed è simile a quello già visto nel 2022, segno di una tendenza preoccupante. Riguardo alla spesa totale, raggiunge i 36,2 miliardi contro i 34,1 del 2022, la sola pubblica passa da 23,5 miliardi a 24,8 con un aumento del 5,7%. L’agenzia del farmaco presenta tutti i numeri sul consumo dei medicinali nel nostro Paese, e si osservano la tendenza all’inappropriatezza di molte prescrizioni, dimostrata da grandi differenze tra di consumi tra le Regioni, il costo sempre più alto dei farmaci ospedalieri e appunto la corsa della spesa privata. Poi c’è il boom dei farmaci per dimagrire, antidiabetici sempre più utilizzati.

Perché i cittadini spendono di più

Secondo Aifa sono l’aumento dei prezzi e lo spostamento delle prescrizioni a spingere i costi per gli italiani. I cittadini pagano di più per i farmaci di fascia C, quelli a carico loro ma con obbligo di ricetta (assorbono il 58% della spesa privata con 3,8 miliardi) e pure i cosiddetti prodotti da banco o automedicazione (tecnicamente si chiamano Sop e Otc). In tutto si arriva a 7,1 miliardi. “Le categorie di farmaci di classe C con ricetta maggiormente acquistati dai cittadini nel 2023 – dicono dall’agenzia – si confermano essere le benzodiazepine, i contraccettivi orali e i farmaci per la disfunzione erettile per i quali sono stati spesi 250 milioni di euro”. Se si guarda il numero di prescrizioni, non si vedono aumenti, quindi la classe C sale perché aumentano i prezzi (+6.8%) e appunto le prescrizioni di prodotti costosi. “Tra i farmaci di automedicazione, il più usato è l’ibuprofene, mentre il diclofenac rappresenta il primo principio attivo per spesa”. Per certe molecole di questo tipo si vedono aumenti di spesa anche superiori al 12% (è il caso degli anti-infiammatori Fans). Poi ci sono i farmaci di fascia A che teoricamente sarebbero a carico dello stato ma che molti cittadini acquistano comunque privatamente. La vitamina D svetta per un aumento di spesa del 21,5%.

Quasi due medicine al giorno a testa

Riguardo ai consumi, ormai quasi ogni italiano assume due medicinali al giorno. Il dato è di 1.899 dosi quotidiane ogni mille abitanti. I farmaci più consumati sono quelli per il sistema cardiovascolare (514 dosi per mille abitanti al giorno), che sono costati 3,5 miliardi. Si tratta ad esempio dei prodotti contro il colesterolo e per abbassare la pressione. Al secondo posto ci sono i farmaci per l’apparato gastrointestinale e il metabolismo (298 dosi giornaliere per 1000, 3,3 miliardi di spesa). Poi ci sono i farmaci del sangue e organi emopoietici (144 dosi giornaliere, 2,5 miliardi di spesa), e quelli del sistema nervoso centrale (97,8 dosi, 2 miliardi di spesa).

L’aumento del consumo di farmaci per dimagrire

Gli antidiabetici vedono un aumento di spesa del 7.6%, sia perché sono aumentati i consumi, sia perché c’è stata una crescita dei prezzi. Aifa però osserva che i sottogruppi di medicinali che possono ridurre in modo significativo il peso corporeo hanno visto una crescita molto importante dei consumi, e quindi della spesa. “Gli analoghi del Glp-1, a cui appartiene la semaglutide, che registrano un aumento di spesa del 17,9% e dei consumi del 26,4%, con la sola semaglutide a impennarsi rispettivamente di + 52,3 e +75,9%. Le gliflozine, che registrano un aumento di spesa del 60,1% e dei consumi del 65,6%”. Aifa nel 2024 ha autorizzato l’immissione in commercio nella fascia C, quindi a pagamento per i pazienti, dei prodotti non rimborsabili il Wegovy, in farmacia da luglio, medicinale a base di semaglutide ma con specifica indicazione terapeutica per la perdita del peso.

I generici non sfondano

L’Italia continua ad essere un Paese dove i generici non sono molto utilizzati. “Il consumo resta basso, soprattutto se confrontato a quello di altri Paesi europei. L’Italia è infatti ancora terzultima in Europa, con i medicinali ex-originator che occupano ancora il 44,3% del mercato dei farmaci a brevetto scaduto”. Significa che quando c’è a disposizione un generico, si continua a preferire il farmaco di marca con brevetto scaduto. “La media Ue relativa al consumo di generici è invece del 51%, con Paesi come la Gran Bretagna che sono al 60%”. Come avviene da sempre, i consumi di generici sono molto più bassi al sud che al nord. Per i farmaci di fascia A, a carico dello Stato, la legge prevede che il cittadino non paghi se accetta il generico. Se invece vuole un farmaco di marca deve sborsare la differenza di prezzo con quello generico. Ebbene, anche l’anno scorso gli italiani hanno speso un miliardo per avere il brand.

Le prescrizioni inappropriate

L’inappropriatezza è la prescrizione di un medicinale che in realtà non serve. Aifa la studia confrontando le Regioni. Si trovano differenze non giustificate dai dati epidemiologici. Ad esempio, non ci sono studi che dimostrino una marcata prevalenza di ulcere peptiche e malattie da reflusso esofageo al sud. E però nel meridione si consumano 100 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti di farmaci contro queste malattie contro il 70,7 al centro e il 77 al nord.In Campania si arriva a 122 dosi mentre l’Umbria è a 50. Il problema, dice Aifa, non sono solo i medici che prescrivono ma vanno valutati “il contesto assistenziale e sociale, L’attività prescrittiva è la conseguenza e l’esito anche dell’interazione con i pazienti, dipende dalla fruibilità e dall’organizzazione dei percorsi assistenziali, accesso alla diagnosi e al monitoraggio dei trattamenti”. Problema simile è quello della scarsa aderenza alle prescrizioni da parte dei cittadini. “La popolazione anziana è quella più a rischio per la compresenza di più patologie che richiedono un trattamento farmacologico. Tanto che oramai un anziano su tre, il 28,5%, assume 10 o più farmaci diversi in corso d’anno, mentre il 68% degli over 65 ha ricevuto prescrizioni per almeno 5 medicinali diversi”. I dati non sono buoni ma migliorano.

Le parole di Aifa

Il presidente di Aifa Robert Nisticò commenta che “i dati mostrano che stiamo migliorando in termini di appropriatezza prescrittiva e aderenza alle terapie mentre resta più o meno stabile l’uso dei generici, tre pilastri del sistema di assistenza farmaceutica che fanno bene alla salute dei cittadini e alla tenuta dei conti pubblici. Su questi aspetti c’è tuttavia ancora molto da lavorare per garantire da un lato la migliore efficacia dei farmaci, dall’altro la loro sostenibilità economica”. Per il direttore tecnico scientifico Pierluigi Russo “La voce che incide maggiormente sull’aumento del 5,7% della spesa rispetto al 2022 è quella dei farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche, dove a loro volta incidono maggiormente i medicinali innovativi di recente commercializzazione per patologie rare e con un decorso grave. E a tal proposito è bene precisare che l’Italia è uno dei Paesi che rende disponibili ai pazienti il maggior numero di farmaci dopo l’autorizzazione centralizzata europea, con un tasso di disponibilità che nel 2023 è stato del 63%”.

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