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Perché guidare nel traffico rende aggressivi. La fatica mentale spegne alcune aree del cervello

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Studio della Scuola di Alti Studi di Lucca: gli sforzi mentali e l’autocontrollo prolungato favoriscono litigi e gesti impulsivi. Ecco perché i proverbi consigliano di dormirci su, prima di una scelta importante
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Guidare nel traffico, fare una dieta, risolvere problemi, prendere decisioni difficili, scrivere, studiare. Sono compiti che esauriscono il cervello. A differenza dei muscoli però lui non manda segni di fatica evidenti. E tende a erompere in gesti impulsivi e aggressivi anche nelle persone di solito tranquille.

Misurare la stanchezza del cervello non è facile, visto che chi ne è colpito non percepisce i segnali. Un gruppo di psichiatri ed economisti della Scuola Imt di Alti Studi di Lucca, autori di un articolo su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), ha messo un caschetto per l’elettroencefalogramma sulla testa di alcuni volontari, chiedendogli di guardare un film comico senza ridere.

Quanto costa l’autocontrollo

Sembra uno sforzo tipico dell’infanzia, quando a scuola si cercava di soffocare il riso. Richiede in realtà un forte autocontrollo da parte della corteccia cerebrale. La tensione, per tutta la durata di un film, è alla fine assai stancante per i neuroni.

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Guidare nel traffico, fare una dieta, risolvere problemi, prendere decisioni difficili, scrivere, studiare. Sono compiti che esauriscono il cervello. A differenza dei muscoli però lui non manda segni di fatica evidenti. E tende a erompere in gesti impulsivi e aggressivi anche nelle persone di solito tranquille.

Misurare la stanchezza del cervello non è facile, visto che chi ne è colpito non percepisce i segnali. Un gruppo di psichiatri ed economisti della Scuola Imt di Alti Studi di Lucca, autori di un articolo su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), ha messo un caschetto per l’elettroencefalogramma sulla testa di alcuni volontari, chiedendogli di guardare un film comico senza ridere.

Quanto costa l’autocontrollo

Sembra uno sforzo tipico dell’infanzia, quando a scuola si cercava di soffocare il riso. Richiede in realtà un forte autocontrollo da parte della corteccia cerebrale. La tensione, per tutta la durata di un film, è alla fine assai stancante per i neuroni.

“Le aree più sollecitate – spiega Pietro Pietrini, psichiatra, neuroscienziato e direttore del Mind Lab alla Scuola Imt di Lucca – cominciavano con il tempo a emettere le onde cerebrali lente tipiche del sonno. Nel complesso i volontari erano svegli, ma alcune porzioni del loro cervello, esauste, si comportavano come se stessero dormendo”.

Quando la stanchezza colpisce un’area deputata all’autocontrollo, cedere a un impulso di rabbia diventa facile. “Con il nostro studio abbiamo dimostrato che la fatica mentale ha un effetto misurabile sul comportamento. Quando si inizia a essere stanchi si tende a reagire in modo più ostile” aggiunge Erica Ordali, ricercatrice dell’Imt di Lucca, prima autrice dello studio.

L’idea dell’esperimento nasce da una teoria avanzata una ventina di anni fa, secondo cui abbiamo un capitale limitato di forza di volontà, che tende a esaurirsi con l’uso. Il consumo delle risorse del cervello è tanto più rapido quanto meno si è dormito nelle notti precedenti.

Così nasce l’aggressività

I volontari dell’esperimento di Lucca, stanchi mentalmente dopo il film, dovevano partecipare a una serie di giochi usati spesso da economisti o psicologi per misurare la propensione alla cooperazione o al conflitto.

Il gioco del pollo ad esempio è famoso per l’interpretazione di James Dean in Gioventù bruciata: due macchine si puntano a tutta velocità, chi sterza per primo fa la figura del pollo e perde. In laboratorio si usano versioni meno rischiose: ciascun volontario deve definirsi aquila o colomba. Se entrambi scelgono aquila, però, muoiono.

Altri giochi prevedono che i concorrenti vengano premiati se condividono una somma di denaro e puniti se si comportano da egoisti. Quando la stanchezza si è impadronita del cervello, la percentuale di volontari disposti a dichiararsi colomba o a sborsare denaro per il bene comune crolla: passa dall’86% di chi non aveva guardato il film al 41% di chi aveva dovuto inibire il riso.

L’esaurimento del cervello

“Lavorando anche per il tribunale – aggiunge Pietrini – mi è capitato spesso di partecipare a delle mediazioni. Ho notato che chi arriva all’appuntamento trafelato, dopo aver guidato nel traffico e magari aver faticato a trovare parcheggio e risposto a mille telefonate, tende a rifiutare l’accordo di mediazione, anche se è chiaramente più vantaggioso rispetto a una causa prolungata e incerta. Un meccanismo simile può entra in gioco anche quando si commette crimine”.

La ricerca, aggiunge lo scienziato, conferma i detti popolari del dormirci su e della notte che porta consiglio. “La notte in sé non porta nessun consiglio, ma la saggezza dei proverbi aveva intuito che riposando si ripristinano i meccanismi del cervello compromessi dalla fatica. Svegliandosi a mente fresca si possono prendere decisioni drammaticamente diverse rispetto a quelle della sera precedente”.

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