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Inchiesta dossier di Perugia, nel 2020 allarme inascoltato su Striano. Cafiero De Raho: “Calunnie”

Giovanni Russo 

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Già tre anni prima che i magistrati guidati da Raffaele Cantone svelassero le falle interne all’antimafia, alle orecchie dei vertici della Dna era arrivata una segnalazione. Il 5 Stelle, predecessore di Melillo: “Mi trovo al centro di una macchinazione”
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L’inchiesta sui dossieraggi interni alla Direzione nazionale antimafia si allarga e si dilata nel tempo. Perché non ci sono solo i nuovi 40 mila accessi abusivi che durante la scorsa udienza la procura di Perugia ha documentato per chiedere ai giudici del Riesame gli arresti domiciliari nei confronti del finanziere spione Pasquale Striano e del sostituto procuratore Antonio Laudati. Adesso emerge infatti un dato importante: già nel 2020, tre anni prima che i magistrati guidati da Raffaele Cantone svelassero le falle interne all’antimafia, alle orecchie dei vertici della Dna era arrivata una segnalazione. Si parlava di “anomalie” e “interferenze” di Striano su altri gruppi di lavoro di investigatori che dipendevano dall’allora procuratore aggiunto Giovanni Russo. Era stato proprio quest’ultimo, attuale capo del Dap, a lanciare l’allarme. E lo ha detto ai pm di Perugia lo scorso 6 novembre, quando è stato sentito come persona informata sui fatti. Nel 2020 Russo coordinava il Servizio di…

L’inchiesta sui dossieraggi interni alla Direzione nazionale antimafia si allarga e si dilata nel tempo. Perché non ci sono solo i nuovi 40 mila accessi abusivi che durante la scorsa udienza la procura di Perugia ha documentato per chiedere ai giudici del Riesame gli arresti domiciliari nei confronti del finanziere spione Pasquale Striano e del sostituto procuratore Antonio Laudati. Adesso emerge infatti un dato importante: già nel 2020, tre anni prima che i magistrati guidati da Raffaele Cantone svelassero le falle interne all’antimafia, alle orecchie dei vertici della Dna era arrivata una segnalazione. Si parlava di “anomalie” e “interferenze” di Striano su altri gruppi di lavoro di investigatori che dipendevano dall’allora procuratore aggiunto Giovanni Russo. Era stato proprio quest’ultimo, attuale capo del Dap, a lanciare l’allarme. E lo ha detto ai pm di Perugia lo scorso 6 novembre, quando è stato sentito come persona informata sui fatti. Nel 2020 Russo coordinava il Servizio di contrasto patrimoniale, un ufficio diverso da quello in cui lavorava Striano, ovvero l’ufficio Segnalazioni di operazioni sospette, alle dipendenze del pm Laudati.

Russo ha spiegato di aver scritto una relazione sulle presunte interferenze del finanziere addetto al gruppo Sos (segnalazioni operazioni sospette) sulle attività di altri gruppi di investigatori. Ai piani alti della Dna non c’era l’attuale procuratore Giovanni Melillo, che quando è arrivato ha avviato un lavoro di ricognizione sulle attività di Striano. C’era il suo predecessore, il parlamentare ed ex pm Cafiero De Raho, adesso vice presidente della commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, la stessa che indaga sul caso dossieraggi. È alla procura da lui guidata, come rivela la nuova informativa depositata dai pm di Perugia, che era arrivata la segnalazione.

Anche in commissione Russo, come era già emerso, avrebbe esternato i suoi sospetti su Striano: “aveva un atteggiamento da super investigatore”, “non mi ha mai convinto”, “ritenevo la sua presenza anomala, in primo luogo perché si firmava quale coordinatore del gruppo Sos, ruolo formalmente mai assegnatogli, in secondo luogo perché svolgeva il suo servizio anche presso il valutario, cosa che a mio parere creava problemi di riservatezza”. Una cosa, almeno per i pm, è certa: Russo nel 2020 informò la procura antimafia, ma nessuno rispose.

Durante l'udienza, martedì, le difese di Striano e Laudati hanno sollevato alcune questioni. La prima riguarda la competenza territoriale, che secondo la difesa del finanziere, rappresentata dall'avvocato Massimo Clemente, dovrebbe essere romana: "Quando si parla di magistrati che svolgono una funzione nazionale, ha ricordato la Cassazione lo scorso 23 ottobre, la competenza" è relativa al luogo dove è stato commesso il presunto reato. La seconda invece afferisce alla retrodatazione dell'iscrizione di Laudati sul registro degli indagati, che renderebbe inutilizzabile una serie di atti, visto che Laudati è stato sentito senza avvocato.

Arriva subito la risposta di Cafiero De Raho, 5 Stelle, vicepresidente della commissione Antimafia: "Non ho mai ricevuto relazioni o segnalazioni di Giovanni Russo riguardanti Pasquale Striano. Mi trovo al centro di una macchinazione, in cui vengono fuori atti inesistenti o comunque mai portati alla mia attenzione, che tendono sempre e soltanto a ledere la mia persona. È gravissimo quello che sta avvenendo. Russo non mi ha mai parlato di Striano. Nessuno prosegua con calunnie e diffamazioni. La Direzione nazionale – ha proseguito – ha sempre lavorato con disciplina e onore e io l’ho condotta nel rigoroso rispetto delle regole per il migliore coordinamento del contrasto alle mafie”.

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