Dossieraggi, l’affondo di Russo: “Allarme ignorato su Striano nel 2019”. Cafiero: “Calunnie”
di Giuliano Foschini, Roma e dal nostro inviato Andrea Ossino, PerugiaIl documento è spuntato all’improvviso, tra quelli che la Direzione nazionale antimafia di Giovanni Melillo ha trovato nei cassetti dell’ufficio e ha inviato al procuratore di Perugia Raffaele Cantone che sta conducendo le indagini: una relazione di poche pagine, non firmata, e datata 2019, nella quale si lanciava un primo allarme su Pasquale Striano. Quattro anni prima dello scandalo che ha travolto politica e giustizia, si segnalava un modo di lavorare fuori dalle regole dell’ufficio, fatto di anomalie e di interferenze sugli altri gruppi di lavoro. E, per questo, si chiedeva di valutare la possibilità di cambiare quell’incarico.
Quella relazione, si è scoperto, l’ha scritta l’allora procuratore aggiunto alla Dna, Giovanni Russo. E era stata consegnata a…
Il documento è spuntato all’improvviso, tra quelli che la Direzione nazionale antimafia di Giovanni Melillo ha trovato nei cassetti dell’ufficio e ha inviato al procuratore di Perugia Raffaele Cantone che sta conducendo le indagini: una relazione di poche pagine, non firmata, e datata 2019, nella quale si lanciava un primo allarme su Pasquale Striano. Quattro anni prima dello scandalo che ha travolto politica e giustizia, si segnalava un modo di lavorare fuori dalle regole dell’ufficio, fatto di anomalie e di interferenze sugli altri gruppi di lavoro. E, per questo, si chiedeva di valutare la possibilità di cambiare quell’incarico.
Quella relazione, si è scoperto, l’ha scritta l’allora procuratore aggiunto alla Dna, Giovanni Russo. E era stata consegnata al procuratore nazionale del tempo, Federico Cafiero de Raho, oggi senatore del Movimento 5 stelle. Che però non aveva dato alcun seguito alla segnalazione del suo collaboratore. Prima infatti avrebbe detto a Russo di preparargli l’appunto. Poi, dopo averlo ricevuto, avrebbe fatto intendere al suo aggiunto di aver compiuto i passi necessari, compreso quello di parlare con il diretto responsabile di Striano, e cioè il magistrato Antonio Laudati. E che non c’era bisogno di andare avanti: né di firmare né di protocollare quella relazione. «Calunnie», tuona però oggi de Raho. «Non ho mai ricevuto relazioni o segnalazioni di Russo su Striano: in passato, quando sono stati accertati comportamenti anomali o irregolari di appartenenti a quel gruppo, si è provveduto all’allontanamento e, in un caso, anche alla denuncia alla procura competente. Il dossieraggio lo sto subendo io. Sono al centro di una macchinazione in cui vengono fuori atti inesistenti o comunque mai portati alla mia attenzione solo per ledere la mia reputazione».
Il verbale depositato
Il verbale di Russo è stato depositato ieri dalla procura di Perugia nel corso dell’udienza al tribunale del riesame, al quale i pm umbri si sono rivolti per ottenere l’arresto (rigettato dal gip) di Striano e Laudati. E ha aperto subito un caso.
Interno alla Dna, visto che vede contrapposti due dei magistrati che hanno combattuto mafia e terrorismo gomito a gomito per anni. Ma anche politico: perché de Raho oggi è senatore 5 Stelle, vice presidente della commissione antimafia che sta lavorando proprio sull’inchiesta di Perugia. Mentre Russo è il capo delle carceri scelto dal governo Meloni. Non è un caso che, appena la notizia ha cominciato a circolare, Forza Italia e Italia Viva abbiano parlato di «sconcerto». E chiesto «una verifica immediata rispetto al ruolo di Russo e dei vertici della procura nazionale antimafia, all’epoca diretta da Cafiero de Raho».
I punti oscuri
Al di là delle schermaglie politiche, a leggere gli atti, la storia ha angoli ancora non chiari. Il documento arriva in procura soltanto nelle scorse settimane, grazie al lavoro di Melillo, mentre nessuno dei protagonisti ne aveva parlato con i magistrati di Perugia. Russo, infatti, “dimentica” la circostanza nel primo interrogatorio (il magistrato non è indagato, viene ascoltato sempre come persona informata sui fatti). Per poi, dopo essere stato richiamato, ricordarla davanti al plico che gli viene mostrato. «Sì, quella annotazione l’ho scritta io» ha detto, in sintesi, spiegando appunto di averla consegnata a de Raho. «Non è vero. Russo non mi ha mai parlato di Striano: le note di un procuratore aggiunto su comportamenti anomali o scorretti vanno firmate, protocollate e inviate, non restano nel cassetto. È un obbligo dell’aggiunto collaborare con lealtà per il regolare funzionamento dell’ufficio».
Perugia andrà in fondo a questa storia. Come pure, verosimilmente, la commissione antimafia dove, da tempo, i partiti di maggioranza chiedevano a de Raho di fare un passo indietro. Per restare all’inchiesta, ieri la difesa di Striano ha chiesto di spostare il procedimento a Roma per una questione di competenza: il tribunale si è riservato di decidere, mentre ha ammesso gli atti prodotti dalla procura che documentano come i documenti illegalmente scaricati dai database siano oltre 200mila.