Gli italiani parlano inglese sempre peggio. Non sono gli unici, perché a livello globale la padronanza della lingua registra da anni un ridimensionamento costante: il 60 per cento di 116 Paesi riporta un punteggio inferiore rispetto all'anno scorso, secondo l’Indice di conoscenza dell’inglese 2024 (EF EPI) realizzato da EF Education First (EF).
In testa per il sesto anno consecutivo c’è l’Olanda, seguita da Norvegia e Singapore. E mentre si assiste a una crescita delle competenze in Medio Oriente e Africa, quei Paesi che avevano già una buona conoscenza della lingua hanno invece subito un calo, complice una minore attenzione nei sistemi educativi e nel settore privato. Sono soprattutto i giovani e le donne a scontarne gli effetti, con una differenza di genere che supera i 20 punti.
In questo quadro l’Italia perde sette posizioni e scivola al 46esimo posto, superata in Europa da Spagna, Ucraina, Albania e Russia. Una con…
Gli italiani parlano inglese sempre peggio. Non sono gli unici, perché a livello globale la padronanza della lingua registra da anni un ridimensionamento costante: il 60 per cento di 116 Paesi riporta un punteggio inferiore rispetto all'anno scorso, secondo l’Indice di conoscenza dell’inglese 2024 (EF EPI) realizzato da EF Education First (EF).
In testa per il sesto anno consecutivo c’è l’Olanda, seguita da Norvegia e Singapore. E mentre si assiste a una crescita delle competenze in Medio Oriente e Africa, quei Paesi che avevano già una buona conoscenza della lingua hanno invece subito un calo, complice una minore attenzione nei sistemi educativi e nel settore privato. Sono soprattutto i giovani e le donne a scontarne gli effetti, con una differenza di genere che supera i 20 punti.
In questo quadro l’Italia perde sette posizioni e scivola al 46esimo posto, superata in Europa da Spagna, Ucraina, Albania e Russia. Una conoscenza media, al di sotto del livello di cinque anni fa, prima dell’esplosione della pandemia. I più acerbi sarebbero i neodiplomati, forse penalizzati proprio dalla didattica a distanza dei primi anni di scuole superiori, mentre rimangono stabili gli universitari e migliorano i giovani professionisti.
Le regioni più virtuose
Anche a livello nazionale la classifica riserva poche sorprese: la regione italiana più virtuosa è ancora una volta il Friuli-Venezia Giulia, seguita con distacco da Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Veneto. Quest’ultima ospita anche la città con il punteggio più alto, Verona, a cui si accodano Bari, Bologna e Torino. Resta invece all’ultimo posto la Calabria, segno di un divario ancora molto forte tra Nord e Sud, anche se la distanza tra regioni con le competenze più basse e quelle più alte inizia a ridursi, scendendo dagli oltre 100 punti del 2012 ai 70 di quest’anno.
“Il livello dell'inglese in Italia non riesce a crescere, ma resta fondamentale nella comunicazione e nella cooperazione internazionale”, rileva l’ad di EF Italia, Natalia Anguas. Ma anche per un accesso più ampio alle informazioni, a salari più alti, opportunità educative più varie e a una maggiore indipendenza dal mercato del lavoro locale. Non a caso sono settori come la programmazione, la contabilità e il marketing, particolarmente adatti al lavoro a distanza, a raccogliere i dipendenti che riporano un livello di inglese più alto. “Per questo è fondamentale continuare negli investimenti previsti dal sistema educativo – continua Anguas -, non solo nella formazione e nell’aggiornamento dei docenti, ma anche favorendo scambi culturali ed esperienze di soggiorno studio all’estero”.