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L’Italia non è un paese per bambini: sono sempre meno e sempre più poveri

Francesco Alesi per Save the children 

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L’allarme di Save the Children. Oltre 1,2 milioni di bambini sono poveri e solo il 30% ha un posto al nido. Ogni pediatra è costretto a prenderne in carico più di mille
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Sempre meno bambini, sempre più poveri e con sempre meno opportunità e servizi. A dispetto di bonus e annunci, in Italia ci sono sempre meno nuovi nati, e al Sud, dove le percentuali di natalità sono più alte, in molti sono costretti a vivere in condizione di povertà economica, alimentare ed energetica, obbligati a mettersi in coda per un posto al nido, per una visita dal pediatra e senza neanche un pezzetto di verde in cui giocare. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dall’Atlante dell’infanzia di Save the Children, con numeri da capogiro in una democrazia avanzata.

In 340 Comuni italiani nessun nuovo nato nel 2023

Nel 2023 l’Italia ha raggiunto un nuovo record di denatalità, con solo 379.890 nuovi nati. Le bambine e i bambini fino a 2 anni sono solo il 2% della popolazione nazionale, ma la disparità tra generazioni è destinata ad aumentare in futuro: secondo le previsioni Istat, se oggi bambini e giovani fino a 18 anni sono il 15,3% della popolazione, nel 2050 saranno il 13…

Sempre meno bambini, sempre più poveri e con sempre meno opportunità e servizi. A dispetto di bonus e annunci, in Italia ci sono sempre meno nuovi nati, e al Sud, dove le percentuali di natalità sono più alte, in molti sono costretti a vivere in condizione di povertà economica, alimentare ed energetica, obbligati a mettersi in coda per un posto al nido, per una visita dal pediatra e senza neanche un pezzetto di verde in cui giocare. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dall’Atlante dell’infanzia di Save the Children, con numeri da capogiro in una democrazia avanzata.

In 340 Comuni italiani nessun nuovo nato nel 2023

Nel 2023 l’Italia ha raggiunto un nuovo record di denatalità, con solo 379.890 nuovi nati. Le bambine e i bambini fino a 2 anni sono solo il 2% della popolazione nazionale, ma la disparità tra generazioni è destinata ad aumentare in futuro: secondo le previsioni Istat, se oggi bambini e giovani fino a 18 anni sono il 15,3% della popolazione, nel 2050 saranno il 13,5%. Al contrario, gli over 65 passeranno dall’attuale 24% al 34,5%. Un trend negativo confermato dai dati che arrivano dai territori: nel 2023 in 340 Comuni italiani, non è nato nessun bambino e in 72 Comuni non ci sono bambini sotto i 3 anni.

Bambini sempre più poveri

Gli ultimi nati – rivelano i dati – sono i più poveri fra le generazioni. Sono 1 milione 295mila, il 13,8% del totale, con incidenza maggiore registrata nella fascia di età compresa tra 4 e 6 anni (14,8%), mentre è del 13,4% da 0 a 3 anni. Ma quelli che sperimentano situazioni di privazione degli strumenti essenziali per la crescita sono molti di più.

Nel 2023, circa 200mila bambine e bambini tra 0 e 5 anni (8,5% del totale) vivono in povertà alimentare, cioè in famiglie che non riescono a garantire almeno un pasto proteico ogni due giorni. Una percentuale cresciuta di quasi un punto rispetto al 2021 e agli anni del Covid, soprattutto al Sud e nelle isole, dove risiedono più della metà dei minori mal alimentati, e dove l’incidenza sale al 12,9%, contro il 6,7% del Centro e il 6,1% del Nord.

Con i progetti di edilizia popolare fermi al palo e il vecchio patrimonio che cade a pezzi, molti dei bambini del Sud Italia sono costretti a vivere in ambienti insalubri, non adeguatamente riscaldati o illuminati. In Italia è mediamente uno su dieci, sotto Roma la percentuale sale al 16,6%.

Giornata mondiale dell'alimentazione, Save the Children: "La fame mangia i bambini"

Deficit che pesano sul futuro

Sono deficit che negli anni hanno un peso e un prezzo. “Queste deprivazioni - spiegano da Save the children - costituiscono fattori nocivi alla salute e al benessere che si protraggono anche nelle fasi successive della vita e divengono fattori di trasmissione della povertà alle generazioni successive”. Anche perché gli strumenti per una futura emancipazione non ci sono, a partire dagli asili nido.

Sugli asili nido l’Europa lontana per quasi mezza Italia

Oggi soltanto il 30% delle bambine e dei bambini tra 0 e 2 anni trova posto all’asilo nido, con profondi divari territoriali e variazioni tra regioni che superano i 30 punti percentuali: si va infatti dal 46,5% dell’Umbria, la regione con la copertura attualmente più alta, al 13,2% della Campania e al 13,9% della Sicilia .

E non andrà meglio in futuro. A dispetto dei fondi dedicati previsti nel Pnrr, solo undici regioni - pochissime al Sud - riusciranno a superare il target europeo del 45%, con Campania e Sicilia che non andranno oltre una copertura pari rispettivamente al 33 e al 25,6% e quattro province (Napoli, Palermo, Catania e Caltanissetta) che non raggiungeranno neppure il 25%.

Il quadro relativo all’assistenza sanitaria neonatale presenta gigantesche sperequazioni non solo fra Nord e Sud, ma anche fra grandi città e piccoli centri. Rispetto al numero di posti letto che servirebbero secondo gli standard europei, la carenza è del 67,3% al Sud, del 42,3% al Nord e del 2,2% al Centro.

Emergenza sanitaria

In Italia i posti letto nelle terapie intensive pediatriche erano solo 273 nel 2023 , con una carenza del 44,4% rispetto agli standard europei e una distribuzione disuguale sul territorio: si va dai 128 posti letto al Nord, a fronte di un fabbisogno di 222, ai 55 del Sud e isole, dove ne servirebbero 168, ai 90 del Centro, sotto solo di 2 posti letto. In Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Umbria, Molise, Basilicata e Sardegna non c’è neppure un posto letto.

Non meglio va – ed è difficile che la situazione migliori in futuro – sul fronte dell’assistenza ordinaria. Nel 2022, ultimo anno per il quale il ministero della Salute fornisce un dato ufficiale, ogni pediatra d’Italia aveva in carico 993 bambini – con un’ampia variabilità territoriale. I pediatri con più di 800 assistiti (che rappresentavano il numero massimo secondo l’Accordo Collettivo Nazionale di allora), erano il 72,8%, con punte di 86,9% in Veneto, 86,3% in Piemonte, 86,7% nelle Marche.

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