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Guido Castelli, il negazionista del clima: “Ridurre le emissioni non serve”. Tozzi: “È un ignorante”

Guido Castelli, commissario alla Ricostruzione del Centro Italia 

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Il commissario responsabile della ricostruzione in Centro Italia (FdI) scrive: “Il nostro Paese è stato virtuoso per 15 anni, eppure abbiamo avuto 3.400 eventi disastrosi”. Il ricercatore del Cnr Rossi Albertini: “Pensiero destituito di ogni fondamento”
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ROMA – Ispirandosi alla premier Giorgia Meloni, che al summit di Baku ha illustrato le politiche ambientali secondo la destra, il commissario alla ricostruzione del Centro Italia, squassato dai terremoti del 2016, si è spinto oltre, entrando nel territorio del negazionismo ambientale.

Guido Castelli, 58 anni, senatore di Fratelli d’Italia, ex Fronte della gioventù e universitario del Fuan, mercoledì ha scritto la sua nota numero 624 (in venti mesi da commissario straordinario). Ed è questa: “Alla Cop 29 a Baku la presidente del Consiglio ha ribadito la strategia italiana per contrastare i cambiamenti climatici: ‘La natura va difesa con l’uomo al centro’, ha detto. ‘Un approccio troppo ideologico e non pragmatico su questo tema rischia di portarci fuori strada’”.

"Diminuisce l…

ROMA – Ispirandosi alla premier Giorgia Meloni, che al summit di Baku ha illustrato le politiche ambientali secondo la destra, il commissario alla ricostruzione del Centro Italia, squassato dai terremoti del 2016, si è spinto oltre, entrando nel territorio del negazionismo ambientale.

Guido Castelli, 58 anni, senatore di Fratelli d’Italia, ex Fronte della gioventù e universitario del Fuan, mercoledì ha scritto la sua nota numero 624 (in venti mesi da commissario straordinario). Ed è questa: “Alla Cop 29 a Baku la presidente del Consiglio ha ribadito la strategia italiana per contrastare i cambiamenti climatici: ‘La natura va difesa con l’uomo al centro’, ha detto. ‘Un approccio troppo ideologico e non pragmatico su questo tema rischia di portarci fuori strada’”.

"Diminuisce l’anidride carbonica, inutile”

Non si sa a quale titolo, visto che un terremoto non ha a che fare con il cambiamento climatico, Castelli ha voluto riportare alla sua attività il pensiero destro-ambientale: “Laboratorio Appennino centrale è la dimostrazione evidente della validità dell’approccio pragmatico basato sulle caratteristiche dei luoghi”, ha esordito. “I nostri sforzi, infatti, sono indirizzati a favorire il presidio dell’uomo, non l’abbandono come indicato in strategie e regolamenti europei”. L’Italia, ha proseguito, è un Paese fragile con i due terzi delle frane di tutta Europa e “che si trova nel mare che si sta riscaldando più di tutti al mondo”. Ecco, “ci troviamo nell’anno in cui 3.400 eventi meteoclimatici estremi hanno colpito il nostro territorio, alcuni dei quali sono stati veri e propri disastri climatici, mentre le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite di oltre 26 milioni di tonnellate, oltre il 6 per cento, scendendo per la prima volta sotto la soglia dei 390 milioni di tonnellate. Si tratta della più grande riduzione delle emissioni di gas serra registrata in Italia dal 1990 ad oggi, se escludiamo il 2009, il 2013 e il 2020. Mantenendo questo trend, l’Italia raggiungerebbe l’obiettivo prefissato del -55 per cento nel 2030”.

La conclusione finale è da brivido: “Uno sforzo notevole, ma che non ha alcun effetto sui rischi al territorio degli eventi avversi”.

In pratica, ridurre l’anidride carbonica in atmosfera sarebbe un esercizio inutile, e naturalmente costoso, visto che lo stiamo facendo e l’Italia continua a franare e a subire cicloni e bombe d’acqua che sconvolgono il territorio.

"Assurdo volere miglioramenti immediati”

L’ex sindaco di Ascoli, chiamato a chiudere una ricostruzione che si trascina da otto anni, entra di diritto nella classifica dei negazionisti climatici. Mario Tozzi, geologo insediato al Cnr come ricercatore dell’Istituto di Geologia ambientale, dice: “Prima ancora che un negazionista, il commissario è un ignorante. È vero che l’Italia ha iniziato a diminuire le emissioni di Co2, ma certo non si possono attendere risultati immediati. L’anidride carbonica è un gas inerte, può restare in atmosfera anche cento anni. Se tutti, non solo l’Italia, diminuissero le emissioni in modo consistente oggi, i primi risultati li potremmo vedere tra cinquant’anni. Intendo dire che tra cinquant’anni le temperature dell’atmosfera inizierebbero a fermare la loro crescita e solo più avanti ancora vedremmo una diminuzione degli eventi avversi”.

Continua Tozzi: “L’Italia, peraltro, come tutta l’Europa, deve farsi carico delle emissioni pregresse, dalla rivoluzione industriale in poi, e da un punto di vista storico il nostro continente è il più responsabile dopo gli Stati Uniti. Quella del senatore Castelli è una classica posizione della destra che, per motivi politici e economici, nega un’evidenza scientifica”.

Se l’Italia negli ultimi 35 anni ha avviato un processo virtuoso, un rapporto pubblicato oggi da Global carbon project dimostra che nel 2024, a fronte di un’Europa che ha diminuito il rilascio di anidride carbonica del 3,8 per cento rispetto all’anno precedente, il nostro Paese non è nell’elenco delle nazioni che hanno raggiunto i risultati richiesti dalla conferenza delle Nazioni Unite. Negli ultimi dieci mesi sulle emissioni di Co2 abbiamo arretrato.

Il fisico: “Deve ridurle tutto il mondo”

Il fisico Valerio Rossi Albertini, ricercatore del Cnr, spiega: "Il riscaldamento è globale, i discorsi sul ruolo dell’Italia sono destituiti di ogni fondamento. Un mucchio è fatto da tanti granelli. Complessivamente la Cina e l’India inquinano più di noi, visto che hanno una popolazione di tre miliardi, ma il singolo indiano e il singolo cinese inquinano molto meno. L’Europa deve continuare nel suo sforzo e dire al mondo che è possibile uscire fuori dall’effetto serra e dalla crisi climatica. Non sarà certo oggi, visto che sono duecento anni che immettiamo gas in atmosfera. Il concetto scientificamente consistente resta questo: più aspetteremo e peggio sarà. E se è vero che il gas serra è relativamente inerte, la biosfera è comunque in grado di assorbire la quantità eccedente di anidride carbonica. I tempi saranno lunghi, ma quanto lunghi dipende da noi. Noi scienziati per l’ambiente predichiamo che questa transizione andrebbe accelerata, ma ci dicono che siamo ideologici. Vallo a spiegare alla gente della Romagna e di Valencia, quando sono sott’acqua, che gli scienziati ambientali sono ideologici”.

L’esempio sostenibile di Ischia

L’altro commissario alla ricostruzione, ricostruzione del territorio di Ischia, Giovanni Legnini, peraltro predecessore di Castelli nel cratere del Centro Italia, ricorda come nell’intervento post sisma e post frana sull’isola sono stati adottati i principi dell’adattamento delle opere ai cambiamenti climatici acquisendo uno studio scientifico specifico sulle previsioni degli effetti della crisi climatica nei prossimi decenni. Si tratta di uno studio approfondito che ci è stato donato dalla Banca del clima della Commissione europea e realizzato da autorevoli professionisti e scienziati. I progetti sono in via di realizzazione, compresi quelli di ripristino idraulico degli alvei, di gestione del patrimonio forestale e di delocalizzazione degli edifici dalle aree a rischio idrogeologico, e dovranno assumere i dati e i criteri dell’adattamento ai cambiamenti climatici”.

Angelo Bonelli, deputato dell’Alleanza Verdi e sinistra, attacca: “Il commissario Castelli si cimenta in acrobazie pericolose per arrivare a sostenere che nonostante le politiche sul clima gli eventi meteo estremi continuano. Quindi? Bisogna fermare l’ambientalismo ideologico? Ma cosa c’è di più ideologico di chi, di fronte, ai disastri e le alluvioni continua a fare propaganda contro la crisi climatica”.

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