Venduto Ca’ Dario, il palazzo maledetto di Venezia: i vecchi proprietari sono tutti finiti male
di Enrico FerroNe ha scritto Monet, ha fatto innamorare Woody Allen e ispirato il regista horror Wes Craven. Sulla bellezza irregolare di Ca’ Dario, palazzo veneziano che si affaccia sul Canal Grande, non ci sono dubbi e c’è ampia letteratura a riguardo. Purtroppo attorno a questa costruzione in stile gotico, non perfettamente dritta e per questo ancora più originale, si è creata una bella cappa di superstizione.
Il motivo è presto detto, chiunque abbia vissuto lì dentro è finito male: da Raoul Gardini al bassista degli Who. Ora però c’è qualcuno che ha deciso di andare oltre e con 18 milioni di euro se n’è aggiudicato la proprietà.
“Dall’acqua a Venezia spuntano meraviglie in serie. La più esaltante e piena è senz’altro Ca’ Dario”, scriveva Claude Monet, che poi prese ispirazione per una serie di suoi dipinti. L'edificio, mille metri quadrati di superficie, otto camere da letto, otto bagni, un'altana, un giardino di 170 metri quadri e due porte d'acqua, era stato messo in vendita dall'Immobiliare e…
Ne ha scritto Monet, ha fatto innamorare Woody Allen e ispirato il regista horror Wes Craven. Sulla bellezza irregolare di Ca’ Dario, palazzo veneziano che si affaccia sul Canal Grande, non ci sono dubbi e c’è ampia letteratura a riguardo. Purtroppo attorno a questa costruzione in stile gotico, non perfettamente dritta e per questo ancora più originale, si è creata una bella cappa di superstizione.
Il motivo è presto detto, chiunque abbia vissuto lì dentro è finito male: da Raoul Gardini al bassista degli Who. Ora però c’è qualcuno che ha deciso di andare oltre e con 18 milioni di euro se n’è aggiudicato la proprietà.
“Dall’acqua a Venezia spuntano meraviglie in serie. La più esaltante e piena è senz’altro Ca’ Dario”, scriveva Claude Monet, che poi prese ispirazione per una serie di suoi dipinti. L'edificio, mille metri quadrati di superficie, otto camere da letto, otto bagni, un'altana, un giardino di 170 metri quadri e due porte d'acqua, era stato messo in vendita dall'Immobiliare e da Dimora Italia Real Estate, rappresentante di Christie's. E la vendita è stata perfezionata in queste ultime settimane, anche se sull’identità del nuovo proprietario c’è il più stretto riserbo.
Il palazzo è stato teatro di sventure fin dalla sua nascita. A commissionarne la costruzione fu il segretario del Senato veneziano Giovanni Dario, che lo diede in dote alla figlia Marietta per il suo matrimonio – ricostruisce il Corriere del Veneto - Il cognato di Dario, Vincenzo Barbaro, venne assassinato dopo aver subito un tracollo finanziario, Marietta per la disperazione si tolse la vita e il loro figlio Vincenzo morì anch’esso poco tempo dopo in un agguato in Grecia.
A inizio Ottocento passò nelle mani di un commerciante armeno di pietre preziose, Arbit Abdoll, il quale finì in rovina e fu costretto a cederlo per sole 480 sterline. Ma la scia di sfortune continua e investe il poeta francese Henri de Régnier, che contrasse una terribile malattia che lo portò alla morte. Il tenore Mario Del Monaco non riuscì nemmeno ad acquistarlo, perché rimase gravemente ferito in un incidente automobilistico dopo aver avviato la trattativa. Il conte Filippo delle Lanze vi morì all’interno per mano del suo amante croato. Non portò bene nemmeno agli Who, dopo l’acquisto da parte del loro manager. Il bassista del gruppo, John Entwistle, dopo averlo preso in affitto per una vacanza venne stroncato da un infarto. Poi venne il turno di Fabrizio Ferrari, un veneziano che vi si trasferì con la sorella Nicoletta, morta poco dopo in un misterioso incidente stradale. Infine il palazzo passò nelle mani del finanziere Raul Gardini, coinvolto in Tangentopoli e morto suicida nel 1993. Perfino TripAdvisor lo recensisce non solo in base al valore architettonico, ma anche per la storia nera che lo riguarda.
“Viene considerato un palazzo maledetto, non solo perché poggia su un cimitero, ma soprattutto per i tragici avvenimenti che l’hanno interessato”, scrivono gli appassionati, desiderosi di tramandare questa leggenda. “Secondo la maledizione, questi sarebbero destinati a finire in povertà o a morire di morte violenta. A leggerne la storia, si resta allibiti per il gran numero di suicidi, tragedie e morti cruente”.
Qualcuno si è persino divertito ad anagrammare la scritta sulla facciata e il risultato è chiaramente sinistro. Da “Urbis genio Joannes Darius” a “Sub ruina insidiosa genero”: “Genero un’insidiosa rovina”. La diceria sull’infausto influsso del palazzo su suoi abitanti è ormai marchiata da questo motto che ne alimenta la leggenda. Ma il nuovo proprietario, evidentemente, non è intenzionato a dar retta a voci e leggende popolari.