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La relazione del ministero sui dati dell’aborto è scomparsa. “Quella del 2022 non è mai arrivata”

(agf)

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Il ministero alla Salute non è mai stato così in ritardo nel comunicare al Parlamento i numeri sull’interruzione di gravidanza. “Ci sono difficoltà tecniche”
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I dati sanitari ormai vengono resi noti rapidamente. Con il Covid il sistema ha imparato, ad esempio, a comunicare in tempo reale il numero di vaccini fatti ogni giorno e pure le infezioni rilevate, ma arrivano in pochi mesi anche i report sulle visite e gli esami fatti ogni trimestre dalle Regioni, sull’efficacia dell’assistenza negli ospedali, sul consumo dei farmaci, sul numero totale di ricoveri. Una cosa sola fa eccezione: l’interruzione volontaria di gravidanza. La relazione del ministero alla Salute al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 è obbligatoria e deve arrivare “entro il mese di febbraio”, ma l’obiettivo non viene mai rispettato. Quest’anno si rischiano di battere tutti i record e non si comprende il motivo.

Dati di due anni prima

Oltre ad arrivare tardi, normalmente la relazione non contiene nemmeno tutti i numeri dell’anno precedente (riguardo al quale ci sono solo alcuni dati “provvisori”) ma addirittura di quello prima ancora. Così, adesso si aspe…

I dati sanitari ormai vengono resi noti rapidamente. Con il Covid il sistema ha imparato, ad esempio, a comunicare in tempo reale il numero di vaccini fatti ogni giorno e pure le infezioni rilevate, ma arrivano in pochi mesi anche i report sulle visite e gli esami fatti ogni trimestre dalle Regioni, sull’efficacia dell’assistenza negli ospedali, sul consumo dei farmaci, sul numero totale di ricoveri. Una cosa sola fa eccezione: l’interruzione volontaria di gravidanza. La relazione del ministero alla Salute al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 è obbligatoria e deve arrivare “entro il mese di febbraio”, ma l’obiettivo non viene mai rispettato. Quest’anno si rischiano di battere tutti i record e non si comprende il motivo.

Dati di due anni prima

Oltre ad arrivare tardi, normalmente la relazione non contiene nemmeno tutti i numeri dell’anno precedente (riguardo al quale ci sono solo alcuni dati “provvisori”) ma addirittura di quello prima ancora. Così, adesso si aspetta ancora di capire quanti aborti e di che tipo (chirurgico o farmacologico) sono stati fatti nel 2022, quanti sono stati gli obiettori, le strutture coinvolte e così via. Tra l’altro, per il 2022 è già uscito un lavoro di Istat.

Gli anni scorsi mai così male

Negli anni scorsi ci sono sempre stati ritardi ma non di questo livello. La relazione viene pubblicata un po’ di tempo dopo la presentazione in parlamento. Ebbene, l’anno scorso era online il 6 ottobre, nel 2022 addirittura il 13 giugno, nel 2021 il 16 settembre e nel 2020 il 9 luglio. La situazione non è stata mai come quella di quest’anno anche se si osservano anni ancora precedenti. Nel 2015 la pubblicazione è stata il 2 novembre, ad esempio, nel 2014 il 6 ottobre, e pure prima è sempre stata resa nota tra agosto e settembre.

Il ministero: “Oggettive difficoltà tecniche”

A far capire quale sarà lo slittamento è stato il sottosegretario Marcello Gemmato, che la settimana scorsa ha risposta a un’interrogazione di Gilda Sportiello dei Cinquestelle, che da tempo chiede conto di quello che sta succedendo: “Non possiamo tollerare questo assordante silenzio da parte delle istituzioni rispetto alla tutela del diritto d’aborto, mentre invece riscontriamo grande solerzia verso tutte quelle iniziative promosse da chi il diritto d’aborto vorrebbe negarlo”.

Gemmato ha spiegato che “sussistono oggettive difficoltà tecniche a rispettare la scadenza indicata, poiché la raccolta, il controllo e l'elaborazione dei dati analitici sull'interruzione volontaria di gravidanza di tutte le regioni e province autonome, determina un procedimento comprensibilmente lungo e delicato, che impegna a fondo l'insieme del Sistema di sorveglianza, dalle strutture periferiche a quelle centrali”. Non è chiaro però perché quest’anno le cosiddette difficoltà tecniche siano più pesanti di quelli passati. Tanto più che i sistemi di informatizzazione e raccolta dati della sanità migliorano costantemente. Tra l’altro Gemmato nella sua risposta si riferisce al 2023 ma, come detto, la relazione da presentare quest’anno è basata sul 2022.

La trasmissione dei delle Regioni e delle Province autonome all'Istituto superiore di sanità e all'Istat è “ancora in corso”, ha aggiunto Gemmato. “Una volta completata la trasmissione dei dati, gli organi centrali devono procedere alla necessaria verifica della qualità dei dati e all'integrazione delle informazioni mancanti tramite i dati provenienti dalle schede di dimissione ospedaliera”. Insomma c’è da aspettare.

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