Si muore per avere un naso più piccolo, un seno più grande, le cosce più sottili. A vent’anni come a cinquanta, basta scorrere le cronache: in qualche caso diventano titoli da prima pagina, (se per esempio la ragazza è molto giovane e già bellissima da prima, dunque adatta alla foto di copertina. Prendi Margaret Spada o Alessia Neboso, ventenni).
Altre volte, se la vittima è più anziana e meno fotogenica, diventano notizie brevi in cronaca. Si muore al crocevia di tre guasti epidemici di questo tempo: il desiderio/bisogno di bellezza indotto, l’ignoranza coltivata con metodo, il lucro spregiudicato sulle debolezze altrui. Esempio: una giovane donna di bell’aspetto non si sente tuttavia abbastanza somigliante al suo ideale, di solito la fidanzata di un calciatore, una influencer, una famosa. Va a cercare dove modificare i suoi connotati, meglio se velocemente e a poco prezzo. Dove? Sui social.
La trappola del video
In quest’ultimo caso, quello di Margaret Spada morta per un intervento …
Si muore per avere un naso più piccolo, un seno più grande, le cosce più sottili. A vent’anni come a cinquanta, basta scorrere le cronache: in qualche caso diventano titoli da prima pagina, (se per esempio la ragazza è molto giovane e già bellissima da prima, dunque adatta alla foto di copertina. Prendi Margaret Spada o Alessia Neboso, ventenni).
Altre volte, se la vittima è più anziana e meno fotogenica, diventano notizie brevi in cronaca. Si muore al crocevia di tre guasti epidemici di questo tempo: il desiderio/bisogno di bellezza indotto, l’ignoranza coltivata con metodo, il lucro spregiudicato sulle debolezze altrui. Esempio: una giovane donna di bell’aspetto non si sente tuttavia abbastanza somigliante al suo ideale, di solito la fidanzata di un calciatore, una influencer, una famosa. Va a cercare dove modificare i suoi connotati, meglio se velocemente e a poco prezzo. Dove? Sui social.
La trappola del video
In quest’ultimo caso, quello di Margaret Spada morta per un intervento al naso, su TikTok. Aveva visto un video molto convincente. Gli autori del video molto convincente non sono mai medici di una struttura pubblica, del resto già oberati di lavoro ospedaliero, o specialisti qualificati che operano in strutture attrezzate per le emergenze: dotate, per esempio, di anestesisti e rianimatori. No, sono una sanità parallela che fiorisce in appartamenti qualunque, sul citofono c’è scritto a volte “studio medico”, così, genericamente, altre volte c’è solo il numero di un interno.
Può darsi che sia un medico, la persona che ti apre la porta, ma può darsi di no. Certe punture, per esempio, quelle punture in faccia che ti possono sfigurare se fatte da incompetenti, capita che le faccia chiunque. Le sostanze da iniettare si comprano in farmacia senza ricetta. Potrei indicarne per esempio una a Roma dove si servono gli organizzatori di botox party.
I botox party
I botox party sono feste a cui si accede per invito, in questo caso in cambio della propria presenza e dunque disponibilità ad altri tipi di piaceri, oppure a pagamento: una piccola quota per ballare e bere in compagnia tra un’iniezione e l’altra, i vassoi con le siringhe sono di solito disponibili in cucina.
Due dei tre guasti sono difficilmente rimediabili, nel breve periodo. Il desiderio di bellezza omologata alla bellezza standard, desiderio che sembra un bisogno, è il più diffuso figlio di un tempo in cui alle bambine di sei anni si organizzano per i compleanni “baby spa party”, per la comunione feste in carrozza d’epoca con abiti da diva, per il diciottesimo documentari fatti coi droni, staff di stylist e parrucchieri.
All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, ma immagino anche altrove, ci sono psicoterapeuti specializzati in cosmeticoressia, l’ossessione per l’uso di prodotti non adatti al tipo di sviluppo dell’età. Sfocia di frequente in disturbi psichici o alimentari conclamati, cosa che del resto i dati delle organizzazioni sanitarie documentano ogni settimana come emergenza mondiale.
Di chi è la colpa
C’è uno spettacolo teatrale premiatissimo in Inghilterra, ora in Italia, “Il sen(n)o” di Monica Dolan, che racconta di una madre che asseconda il desiderio della figlia di otto anni che vuole la quinta di seno. Un’esagerazione? Forse, o forse una premonizione. La colpa non è di chi nasce in un mondo dove di sabato mattina in via Toledo, a Napoli, le ragazzine sembrano tutte l’ultima fidanzata del campione. Ci sono nate, in questo mondo, non l’hanno costruito loro: l’hanno trovato così, è il mondo di Onlyfans. Vogliono quel che vedono, quello che gli si mostra come modello di successo e di facile reddito.
Una professoressa, del resto, dopo dieci anni di studi e di concorsi, guadagna in un mese quello che loro possono guadagnare in un giorno. Qui la seconda questione: aver depotenziato a qualcosa di inutile la cultura, la formazione, la fatica che si fa per conoscere. L’ignoranza è un guasto che richiede, per la cura, molto tempo. Si sa, si dovrebbe sapere che se ti vuoi operare devi andare in ospedale, almeno in una clinica, ma loro non lo sanno. Loro si informano sui social. Del resto: anche i massimi intellettuali per vendere i loro libri e pubblicizzare i loro film fanno video su TikTok e postano su Instagram nella certezza che i giornali non li legga più nessuno, certo non le persone giovani: è quello il luogo dove stare, dove prosperare e far proseliti. Dove diventare celebri e potenti.
La politica che non vede
Resta la terza questione: chi fa soldi profittando della fragilità e dell’ignoranza altrui. Fragilità e ignoranza che non sono responsabilità di chi ne è vittima ma delle generazioni precedenti, quelle che le hanno rese l’habitat naturale dei nostri giorni. Sui profittatori sì che si potrebbe, volendo, intervenire subito con severità. La sanità parallela, i centri medici fatti in casa.
Certo. La sanità pubblica non funziona, d’altra parte i soldi sono sempre meno: la politica questo fa, decide dove mettere i soldi. Ma potrebbe, sempre la politica, proteggere da se stessi i cittadini inermi organizzando controlli a tappeto e punizioni coerenti: non è difficile, non servono indagini complesse. Basta aprire TikTok. Bisogna volerlo, però. Questa si è una responsabilità molto grave: non farlo, non volerlo. Non cominciare mai a riparare il guasto.