Studenti in piazza, feriti 20 poliziotti: condanna unanime per le violenze
di Viola GiannoliROMA — Striscioni che chiedono «potere agli studenti», slogan «per una scuola pubblica, libera e gratuita», cori durissimi contro il governo, bandiere della Palestina, lanci di vernice e uova contro ministeri e palazzi e poi il fantoccio del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dato alle fiamme insieme al testo della sua riforma, le mani sporche di vernice rossa come fosse sangue che imbrattano le immagini della premier Giorgia Meloni e dei suoi ministri, il corpo a corpo con la polizia, il gesto della P38 sventolato in aria con leggerezza.
Gli studenti dei licei e degli atenei sono tornati in piazza ieri per lo sciopero nazionale organizzato da Uds, Link, Rete della conoscenza. Ci sono anche i collettivi più radicali. Qualche migliaio di studenti sparpagliati tra Roma, Torino, Milano, Genova, Padova, Napoli, Palermo, Cagliari, Sassari. Trenta città chiamate alla mobilitazione «per un’istruzione indipendente dagli interessi privati, per la promozione del benessere psicologico n…
ROMA — Striscioni che chiedono «potere agli studenti», slogan «per una scuola pubblica, libera e gratuita», cori durissimi contro il governo, bandiere della Palestina, lanci di vernice e uova contro ministeri e palazzi e poi il fantoccio del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dato alle fiamme insieme al testo della sua riforma, le mani sporche di vernice rossa come fosse sangue che imbrattano le immagini della premier Giorgia Meloni e dei suoi ministri, il corpo a corpo con la polizia, il gesto della P38 sventolato in aria con leggerezza.
Gli studenti dei licei e degli atenei sono tornati in piazza ieri per lo sciopero nazionale organizzato da Uds, Link, Rete della conoscenza. Ci sono anche i collettivi più radicali. Qualche migliaio di studenti sparpagliati tra Roma, Torino, Milano, Genova, Padova, Napoli, Palermo, Cagliari, Sassari. Trenta città chiamate alla mobilitazione «per un’istruzione indipendente dagli interessi privati, per la promozione del benessere psicologico nelle scuole, per contare davvero negli organi di rappresentanza». Istanze che si mescolano all’opposizione all’esecutivo e alla guerra in Medio Oriente, come si mescolano la rabbia e la gioia dei ragazzi in marcia al “No Meloni day”.
Finché la piazza più calda, Torino, s’infiamma e incendia pure le altre. E la politica. Quando gli studenti superano di corsa i cordoni di polizia e calano i manganelli, un gas urticante fa lacrimare e toglie il fiato a 20 agenti, un pupazzo col volto di Valditara prende fuoco, a Roma si urla «ministro a testa in giù» e a Bologna vengono macchiate di rosso le foto con le facce dei ministri, allora il governo reagisce compatto. La premier Giorgia Meloni sbotta: «Scene inaccettabili. Spero — aggiunge guardando a sinistra — che certa politica smetta di giustificare queste violenze e si unisca nella condanna di episodi gravi e indegni». Uno dopo l’altro seguono in batteria i ministri. Luca Ciriani evoca «gli anni di piombo». Matteo Salvini chiama gli studenti «zecche rosse». Anna Maria Bernini sostiene che gli scontri siano «l’apice di un clima d’odio che andava stroncato subito». Antonio Tajani: «Le minacce non ci intimidiranno». A lui e a Valditara il Viminale rafforza però le misure di protezione.
Il Pd non resta in silenzio. Un’ora dopo la punzecchiatura di Meloni, parla la segretaria dem Elly Schlein: «Il diritto alla protesta non può e non dev’essere confuso con l’aggressione». Poi aggiunge: «La violenza è intollerabile, così come la strumentalizzazione politica». Il primo di due messaggi indirizzati al governo. Ecco l’altro: «Mentre Salvini straparla di qualsiasi argomento, c’è un Paese ostaggio della sua incompetenza. L’Italia è stata paralizzata dai guasti ferroviari. Ma non una sua parola di scuse o d’impegno». Lo dice pure il presidente dell’M5s Giuseppe Conte che posta un video dalla stazione Termini di Roma: «Salvini e Meloni, venite qui, risolvete i problemi che stanno a cuore agli italiani».