Ecco perché è così difficile perdere peso, lo studio su Nature svela il segreto
di Elena DusiDimagrire non è facile. Uno dei motivi, scoperto oggi, è che le cellule del grasso hanno buona memoria. Anche dopo una dieta efficace, loro ricordano chi erano. E assimilano tutto il nutrimento che trovano a disposizione per tornare allo stato antecedente.
L’effetto yo-yo della dieta
“Questo meccanismo potrebbe spiegare l’effetto yo-yo che si registra alla fine di tante diete” scrivono i ricercatori del Politecnico di Zurigo che hanno osservato il fenomeno e lo hanno descritto in un articolo su Nature. “La memoria dell’obesità tende infatti a difenderci dai cambiamenti di peso”.
Anche i farmaci che oggi combattono con efficacia l’eccesso di grasso (i cosiddetti analoghi di Glp-1 come Wegovy e simili) hanno il limite di far risalire la bilancia al termine dell’assunzione.
Uno studio dell’università di Cardiff del 2022 calcolava poi che tre quarti delle persone che intraprendono una dieta tradizionale (senza farmaci) non riescono a perdere neanche il 5% del loro peso.
“I ricercatori svi…
Dimagrire non è facile. Uno dei motivi, scoperto oggi, è che le cellule del grasso hanno buona memoria. Anche dopo una dieta efficace, loro ricordano chi erano. E assimilano tutto il nutrimento che trovano a disposizione per tornare allo stato antecedente.
L’effetto yo-yo della dieta
“Questo meccanismo potrebbe spiegare l’effetto yo-yo che si registra alla fine di tante diete” scrivono i ricercatori del Politecnico di Zurigo che hanno osservato il fenomeno e lo hanno descritto in un articolo su Nature. “La memoria dell’obesità tende infatti a difenderci dai cambiamenti di peso”.
Anche i farmaci che oggi combattono con efficacia l’eccesso di grasso (i cosiddetti analoghi di Glp-1 come Wegovy e simili) hanno il limite di far risalire la bilancia al termine dell’assunzione.
Uno studio dell’università di Cardiff del 2022 calcolava poi che tre quarti delle persone che intraprendono una dieta tradizionale (senza farmaci) non riescono a perdere neanche il 5% del loro peso.
“I ricercatori svizzeri hanno spiegato il meccanismo molecolare, ma noi lo notiamo tutti i giorni con i pazienti” conferma Cristina Ciuoli, responsabile dell’ambulatorio per la lotta all’obesità del Policlinico Le Scotte di Siena. “Alla fine di una dieta entrano in gioco dei fattori controregolatori che tendono a far recuperare il peso perso. Per questo riteniamo che l’obesità vada considerata una malattia cronica”. Il tema dell’obesità come malattia è tra l’altro assai dibattuto in medicina oggi.
L’evoluzione ci spinge a cercare cibo
Lo studio svizzero che oggi è penetrato nei meccanismi genetici delle cellule del grasso conferma che dimagrire è come nuotare controcorrente. Ci siamo evoluti in un ambiente con cibo scarso. Tutti i meccanismi del nostro organismo di conseguenza si sono plasmati per farci conservare il peso.
“Per le parti antiche del nostro cervello la perdita di peso equivale a una carestia. La loro reazione è spingerci immediatamente a cercare cibo” spiega Lucio Gnessi, esperto di obesità, che insegna al dipartimento di Medicina sperimentale dell’università La Sapienza a Roma. “Quando eravamo nella savana questa reazione poteva salvarci la vita. Oggi che siamo circondati da cibo ci induce all’obesità”.
La memoria inscritta nel Dna
Gli esperti del Politecnico di Zurigo si sono concentrati sull’epigenetica delle cellule del grasso, cioè sulla conformazione del loro Dna. La forma e la struttura che assume la doppia elica non sono un dettaglio: indicano al Dna quali dei suoi tanti geni attivare e quali lasciare silenti.
L’epigenetica poi è solo in piccola parte ereditata dai genitori. Perlopiù si modella in base al comportamento e all’ambiente in cui vive un individuo. “La scoperta aiuta a spiegare perché l’obesità che si acquisisce da bambini è più difficile da eliminare” spiega Ciuoli.
I ricercatori svizzeri hanno studiato delle cellule adipose prelevate da venti persone ex obese, che avevano perso almeno il 25% del loro peso dopo una dieta o un intervento di chirurgia bariatrica. Le hanno poi messe a confronto con le cellule adipose di diciotto persone da sempre magre.
La stessa analisi è stata effettuata in un secondo momento sui topi di laboratorio. Gli scienziati non sono riusciti a comprendere ogni dettaglio, ma si sono accorti che il Dna e l’Rna dei due gruppi (ex obesi e magri da sempre) si attivano in maniera differente. Le cellule degli ex obesi, coltivate in provetta con del glucosio, lo assimilano più avidamente rispetto alle cellule dei magri.
“Conosciamo bene il fenomeno dell’aumento di peso post dieta” conclude Gnessi. “Avviene anche in parte con la chirurgia bariatrica e con i farmaci, che pure fanno perdere anche decine di chili. Le cause però erano state comprese solo fino a un certo punto. Il meccanismo epigenetico della memoria del grasso ha bisogno di essere approfondito, ma potrebbe aiutarci a capire meglio come perdere peso in modo permanente”.