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Patriarcato, Diego De Silva: “Da Valditara parole riduttive. E a un ministro le parole non sfuggono”

Diego De Silva 

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“La vera ideologia è quella di chi pensa all’altro come a una sua proprietà”
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Diego De Silva, scrittore, Premio selezione Campiello 2001 per “Certi Bambini”, commenta l’uscita del ministro Valditara sulla lotta al patriarcato.

Nel suo ultimo libro “I titoli di coda di una vita insieme”, descrive la fine di un matrimonio. Lei spesso indaga il rapporto uomo-donna. Cosa pensa della definizione di “pura ideologia” che il ministro Valditara ha dato alla lotta al patriarcato?

“Mi sembra una semplificazione questa idea di bollare come ideologica ogni iniziativa sociale, come la Fondazione Cecchettin. È l’opinione del ministro, non è certamente un giudizio di valore. Qui non si tratta di problema femminile, qua si sta parlando di un malinteso rapporto uomo-donna, si parla di violenza che arriva dal patriarcato. E questa forma utilizzata dal ministro è riduttiva”.

Giulia Cecchettin, infatti, è stata uccisa proprio secondo una logica patriarcale.

“Il gesto violento è il surrogato della parola che manca. Quando non si hanno più parole per esprimere ciò che si sente e per …

Diego De Silva, scrittore, Premio selezione Campiello 2001 per “Certi Bambini”, commenta l’uscita del ministro Valditara sulla lotta al patriarcato.

Nel suo ultimo libro “I titoli di coda di una vita insieme”, descrive la fine di un matrimonio. Lei spesso indaga il rapporto uomo-donna. Cosa pensa della definizione di “pura ideologia” che il ministro Valditara ha dato alla lotta al patriarcato?

“Mi sembra una semplificazione questa idea di bollare come ideologica ogni iniziativa sociale, come la Fondazione Cecchettin. È l’opinione del ministro, non è certamente un giudizio di valore. Qui non si tratta di problema femminile, qua si sta parlando di un malinteso rapporto uomo-donna, si parla di violenza che arriva dal patriarcato. E questa forma utilizzata dal ministro è riduttiva”.

Giulia Cecchettin, infatti, è stata uccisa proprio secondo una logica patriarcale.

“Il gesto violento è il surrogato della parola che manca. Quando non si hanno più parole per esprimere ciò che si sente e per sostenere le argomentazioni contro le argomentazioni dell’altro, arriva in sostituzione il gesto violento. È sempre un linguaggio che si sostituisce a un altro e non ha la dignità della capacità di espressione. L’amore invece è avere la capacità di riconoscere all’altro la libertà di dire “Non ti amo più”, è in questa caducità la meraviglia della vita stessa. Nessuno appartiene a nessun altro. Chi ama lascia libero l’altro. L’amore non è possesso, non è rivendicazione. La vera ideologia è di chi pensa all’altro come a una sua proprietà, come a un feudo. Si sta in amore per vivere la magia dell’amore con la consapevolezza che può finire”.

Il ministro Valditara ha anche collegato l’aumento degli episodi di violenza sessuale con l’immigrazione illegale. Parole sbagliate o cultura sbagliata?

“A un ministro le parole non scappano. Immagino che un ministro sappia quello che dice e dica quello che pensa. Se fosse vero quello che dice e cioè che il problema della violenza è una prerogativa dell’immigrazione, sarebbe tutto semplificato. Lui ne è così sicuro? A lui risulta che le famiglie italiane siano così sicure?”

La sorella di Giulia Cecchettin, Elena, ricorda invece al ministro che a uccidere sua sorella è stato "un uomo bianco perbene”.

“La violenza è molto diffusa, è endemica, attraversa le famiglie, le società in vari strati. Magari fosse perimetrabile. La realtà è complessa e va affrontata in maniera complessa. Quello del ministro è un approccio metodologico, di chi prende un problema, lo schematizza e lo riduce a una formula”.

Una settimana fa il preside del liceo frequentato da Giulia Cecchettin ha vietato il minuto di rumore durante le commemorazioni per il primo anno dal femminicidio. Ha imposto il silenzio.

“Trovo che l’intervento sia stato inopportuno rispetto a una libera espressione. Il silenzio che ha proposto il preside è un modo molto conformista per commemorare qualcuno. I ragazzi invece facendo rumore volevano inneggiare alla vita. Ma chi l’ha detto che si deve stare in silenzio? Perché dobbiamo dirgli cosa fare ai giovani? I ragazzi sanno fare da sé, sono creativi. Io farei un’ora di casino, bisogna non essere conformisti”.

C’è ancora molto da fare sul piano culturale?

“La politica è sempre molto indietro rispetto alla società. La vita cammina indipendentemente dagli sforzi che si fanno per tirarla indietro. Sono molto fiducioso alla fine nei giovani, sono convinto, come è sempre stato, che sono loro che cambiano le cose. Non ci sarà politica che riuscirà a fermarli. Ce la faranno a cambiare lo stato delle cose, dobbiamo crederci”.

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