È il giorno dello sciopero dei medici contro la manovra. I sindacati dei medici ospedalieri Anaao e Cimo e quello degli infermieri Nursing Up stimano che 1,2 milioni di prestazioni siano a rischio. L’astensione è di 24 ore, fino a mezzanotte. "Sulla base delle informazioni che iniziano ad arrivare dai territori – dicono i sindacati – possiamo affermare che le percentuali di adesione allo sciopero di medici, dirigenti sanitari, infermieri e professionisti sanitari sono molto alte, fino a punte dell’85% compresi gli esoneri previsti per legge”.
Quali prestazioni rischiano
A causa dello sciopero ci saranno problemi per i cittadini che hanno bisogno di prestazioni programmate. A rischio ci sono circa 100 mila visite specialistiche, 50 mila esami radiologici e 15 mila interventi n…
È il giorno dello sciopero dei medici contro la manovra. I sindacati dei medici ospedalieri Anaao e Cimo e quello degli infermieri Nursing Up stimano che 1,2 milioni di prestazioni siano a rischio. L’astensione è di 24 ore, fino a mezzanotte. "Sulla base delle informazioni che iniziano ad arrivare dai territori – dicono i sindacati – possiamo affermare che le percentuali di adesione allo sciopero di medici, dirigenti sanitari, infermieri e professionisti sanitari sono molto alte, fino a punte dell’85% compresi gli esoneri previsti per legge”.
Quali prestazioni rischiano
A causa dello sciopero ci saranno problemi per i cittadini che hanno bisogno di prestazioni programmate. A rischio ci sono circa 100 mila visite specialistiche, 50 mila esami radiologici e 15 mila interventi non urgenti o per problemi seri. Salteranno anche un numero imprecisato di esami del sangue e anche attività di assistenza infermieristica domiciliare.
I servizi garantiti
Nulla cambia, quando ci sono scioperi in sanità, per i servizi di emergenza , quindi i pronto soccorso, le chirurgie d’urgenza, le terapie salvavita e così via. In generale, le astensioni dei camici bianchi difficilmente hanno impatto sui servizi dedicati a patologie importanti. Allo sciopero non aderiscono i medici di famiglia.
I motivi dello sciopero
Il testo della Legge di Bilancio per il 2025, sostengono i sindacati, "conferma la riduzione del finanziamento per la sanità rispetto a quanto annunciato" e la manovra, rilevano, prevede un aumento dell'indennità di specificità medica sanitaria di 17 euro netti per i medici e 14 euro netti per i dirigenti sanitari per il 2025, 115 euro nel 2026 per i medici e zero per i dirigenti sanitari, mentre nelle tasche degli infermieri arriverebbero per il 2025 circa 7 euro e per il 2026 circa 80 euro. Altri motivi della protesta toccano inoltre i contratti di lavoro, compresi quelli dell'ospedalità privata, a cui "vengono assegnate risorse assolutamente insufficienti"; mancata detassazione di una parte della retribuzione; mancata attuazione della normativa sulla depenalizzazione dell'atto medico e sanitario. In piazza anche per protestare contro l'assenza di risorse per l'immediata assunzione di personale e la mancata introduzione di norme che impegnino i ministeri competenti all'immediata attivazione di Presidi di Pubblica Sicurezza negli ospedali italiani al fine di renderli luoghi sicuri per il personale che vi opera.
La lettera a Meloni: “Incontro urgente”
I sindacati hanno scritto una lettera alla premier Giorgia Meloni per chiedere un incontro urgente. “La nostra non è una protesta nata in modo estemporaneo ma affonda le radici negli anni passati, caratterizzati, sia a destra che a sinistra, da una visione politica della sanità pubblica estremamente miope che, di fatto, non tutela la salute dei cittadini. Abbiamo anche indetto una giornata di sciopero di 24 ore appena venuti a conoscenza della bozza della legge di Bilancio, perché con essa si sancisce l’ennesimo dietrofront su impegni assunti dal Ministro Schillaci prontamente smentiti dal Mef che, senza discostarsi da logiche ultradecennali, continua a spadroneggiare in lungo e largo minando seriamente la salute dei cittadini italiani”. Riguardo agli aumenti del fondo dei quali ha parlato anche Meloni, “è vero che l’attuale Governo ha stanziato più risorse in assoluto per il fondo sanitario nazionale, ma le stesse sono spalmate nei prossimi 5 anni e, al netto dei rinnovi contrattuali, sono ben al di sotto del tasso inflattivo, quindi non in grado di sostenere un servizio sanitario già in grande difficoltà”.