Lo sfogo della consigliera veneta leghista: “Io violentata a 15 anni. Parlo per aiutare le donne”
di Enrico FerroConsiglio regionale del Veneto, discussione sulla creazione di un osservatorio contro la violenza sulle donne a un anno dal delitto di Giulia Cecchettin: dopo una giornata di interventi prende la parola la consigliera leghista Silvia Cestaro, 51 anni, di Selva di Cadore (Belluno). “E’ difficile dirlo ma io questa cosa l’ho vissuta di persona, quando ero una ragazza. Scusate”. E scoppia in un pianto. “So cosa vuol dire la violenza, ti arriva inaspettata, da chi non ti aspetti. Quello che posso dire personalmente è che non c’è una rete di protezione, perché ti senti in colpa, ti senti impura”. Tutto intorno il rigoroso silenzio dei colleghi, che poi diventerà un grande abbraccio collettivo.
Silvia Cestaro, perché ha deciso di raccontare questa cosa del suo pa…
Consiglio regionale del Veneto, discussione sulla creazione di un osservatorio contro la violenza sulle donne a un anno dal delitto di Giulia Cecchettin: dopo una giornata di interventi prende la parola la consigliera leghista Silvia Cestaro, 51 anni, di Selva di Cadore (Belluno). “E’ difficile dirlo ma io questa cosa l’ho vissuta di persona, quando ero una ragazza. Scusate”. E scoppia in un pianto. “So cosa vuol dire la violenza, ti arriva inaspettata, da chi non ti aspetti. Quello che posso dire personalmente è che non c’è una rete di protezione, perché ti senti in colpa, ti senti impura”. Tutto intorno il rigoroso silenzio dei colleghi, che poi diventerà un grande abbraccio collettivo.
Silvia Cestaro, perché ha deciso di raccontare questa cosa del suo passato in consiglio regionale?
“Siamo esseri umani. Per me è stata una sorta di liberazione, una di presa di coscienza. Non è stato facile, ho aspettato fino all’ultimo momento. Sentivo gli interventi dei colleghi e mi batteva forte il cuore. Dopo tanti discorsi teorici era giusto riportare la discussione nel concreto”.
E ha deciso di farlo aprendo se stessa.
“Sono passati tanti anni, non provo odio. E' un fatto che mi ha segnata dentro ma ho superato tutto. Queste devono essere battaglie di tutti, non di una sola parte politica. Infatti ho apprezzato molto la proposta di legge regionale del Pd. Anche il mio partito, la Lega, condivide questi obiettivi”.
Non sembrerebbe, a giudicare dalle parole del ministro Valditara.
“Serve toccare con mano per capire quanto grave sia la situazione. Il fenomeno è molto più grande di quello che si pensa. Quasi tutti hanno una familiare, un’amica, una conoscente che ha vissuto questi drammi”.
Dunque lei non è d’accordo con la retorica dell’immigrato pericoloso e violentatore.
“Si pensa sempre che la violenza possa arrivare da un uomo così, uno straniero che vive sulla strada, ma è uno stereotipo. Lo straniero è il primo che finisce sui giornali, ma quanti altri casi di italiani rimangono sommersi?”.
Ma è proprio il suo partito che a volte alimenta questi stereotipi.
“Credo ci siano argomenti non semplici da affrontare, argomenti che costringono a riflettere, come questo o il fine vita. Si può decidere di affrontarli in un determinato modo, perché il partito ti dice come pensarla, oppure si può agire in base alla propria etica. Noi siamo fortunati perché il presidente Zaia ci lascia grande libertà”.
Cosa si sente di raccontare, rispetto a quel fatto?
“Avevo 15 anni e, appunto, non era uno straniero. Non faceva parte della mia cerchia familiare. Posso dire, genericamente, che abitava in paese e frequentava casa mia. Quindi non nascondiamoci dietro un dito, la violenza c’è, è tra noi ed è la più sommersa, la meno conosciuta. Ma attenzione, la mia non è voglia di ribalta. Non lo sapevano né i miei figli e nemmeno mio padre. L’ho fatto per lanciare un segnale alle donne: non abbiate paura, trovate la forza di parlare”.
Quindi ha dovuto dirlo anche a suo padre?
“Appena uscita dall’aula del consiglio l’ho chiamato. Era sotto choc, non riusciva a darsi pace per il fatto di non essersene mai accorto. Ovviamente non gli ho detto chi fosse la persona in questione”.
E i suoi figli cosa le hanno detto?
“Ho detto loro che questo mio non è un intervento di odio, ma di amore: amore nei confronti delle donne che subiscono. L’hanno presa bene, sanno che sono forte. Ora hanno 20 e 23 anni, ho cercato di crescerli con la consapevolezza che ad ogni azione corrisponde una reazione”. Però ci sono suoi colleghi in consiglio regionale che, come il ministro Valditara, continuano a ricondurre la piaga della violenza sulle donne a una dimensione ideologica. Stefano Valdegamberi l’ha detto chiaramente.
“Valdegamberi è insignificante per me e comunque non fa più parte della Lega. Molti leghisti sono usciti dall’aula in segno di protesta mentre parlava. Quanto a Valditara, direi di non tranciare giudizi: forse ha detto mezza parola in più, forse gli è sfuggita un po’ la situazione di mano”.
Ciò che le è successo ha inciso poi nei suoi rapporti interpersonali?
"Fino a una certa età sì, poi ho superato il trauma. Ma non va bene nemmeno la totale rimozione. Sono fatti della vita he accadono e devono essere messi in un scatola di cristallo, chiusa e sigillata ma con il contenuto ben visibile".
Dopo una giornata così complessa qual è stato il suo ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi?
"Spero di essere stata utile, questo ho pensato".