Andrea Malchiodi oggi è un noto matematico: dirige il centro di ricerca Ennio De Giorgi alla Scuola Normale di Pisa. Ma quando studiava al liceo non conosceva appieno la bellezza della sua disciplina. «Andavo bene, ma non c’era internet, non si sapeva molto. Mi sono veramente appassionato solo quando ho partecipato alle Olimpiadi di matematica. Lì ho scoperto che c’era un modo più fantasioso di affrontare i problemi rispetto alla scuola».
Qual era la differenza?
«Alle Olimpiadi si deve pensare fuori dagli schemi e usare la fantasia per trovare soluzioni alternative. Il metodo di studio classico non aiuta con quel tipo di quesiti. Io non ero allenato e non ho vinto nulla, ma quell’esperienza mi ha convinto che la mia strada era la matemati…
Andrea Malchiodi oggi è un noto matematico: dirige il centro di ricerca Ennio De Giorgi alla Scuola Normale di Pisa. Ma quando studiava al liceo non conosceva appieno la bellezza della sua disciplina. «Andavo bene, ma non c’era internet, non si sapeva molto. Mi sono veramente appassionato solo quando ho partecipato alle Olimpiadi di matematica. Lì ho scoperto che c’era un modo più fantasioso di affrontare i problemi rispetto alla scuola».
Qual era la differenza?
«Alle Olimpiadi si deve pensare fuori dagli schemi e usare la fantasia per trovare soluzioni alternative. Il metodo di studio classico non aiuta con quel tipo di quesiti. Io non ero allenato e non ho vinto nulla, ma quell’esperienza mi ha convinto che la mia strada era la matematica».
Oggi l’insegnamento è cambiato?
«Mia figlia ha iniziato le medie e con lei siamo stati fortunati. Abbiamo trovato insegnanti che usano un metodo alternativo. Hanno un libro finlandese che ha poca teoria e molti problemi stimolanti legati alla vita quotidiana. Uno dei primi esercizi chiedeva di calcolare quante mani bisogna stringere se si è in tre, in quattro, e via a salire. È un problema di calcolo combinatorio che si affronterà in modo formale molto più tardi, al liceo o all’università, ma posto così aiuta i ragazzi a sforzarsi da soli per trovare una regola».
La scuola di sua figlia è un’eccezione?
«Credo che ci sia più attenzione all’insegnamento della matematica rispetto al passato e che i metodi innovativi si stiano diffondendo. Trovo che i ragazzi abbiano bisogno di assimilare la teoria attraverso problemi concreti. Vanno incoraggiati a trovare più di un metodo per risolvere un problema. Lavorare in gruppo poi stimola la collaborazione, anziché la competizione, e rende la matematica più piacevole».
Perché i paesi asiatici hanno voti migliori?
«Sono società avanzate dal punto di vista tecnologico e indirizzano i bambini fin dai primi anni di vita verso la matematica. A Singapore ho visto cartelloni affissi per strada che esaltano la bellezza delle scienze. L’aspetto negativo è una competizione molto spinta, problema da cui non sono immuni neanche gli anglosassoni. In Inghilterra anche genitori di bambini molto piccoli si mettono già alla ricerca della scuola elementare migliore. Solo chi ha buoni voti fin da subito infatti potrà accedere a un’istruzione di qualità anche in seguito».